Posa il tuo piede sopra le mie spalle

Posa il tuo piede sopra le mie spalle
(Maria Grazia Calandrone n. a Milano il 15/10/1964)

Posa il tuo piede sopra le mie spalle
adopera la scala delle mie vertebre
che reggono l’atlante cerebrale
per calzare nel sacco della pelle
l’autosufficienza
della tua forma
trascorri nella cava delle ossa
come aria che suona
nelle canne degli organi
fai risuonare con il tuo respiro le pareti
dell’umida condotta di areazione
della mia gola e fai tremare l’albero bronchiale
radicato in prossimità del cuore
piega il vischio dei visceri
a formare il tuo nome
interra il massimo della tua luce nel forame
pupillare che è una spugna di luce dell’altro mondo
forma il nome del mondo con il corpo
fino a dare al mio corpo il nome del mondo. Piccoli tendini
collegheranno la sfera intelligente del tuo cranio
alla residenza mortale. Starai
come una differenza, una addizione
di splendore nel mio torrente circolatorio
fino a perdere il sangue
della solitudine
necessaria a consolidare il fenomeno
della nascita
nonostante la quale non smetterai
di stare in me come un elemento
del mio sangue perché saranno i filamenti radicali del corpo
prima della mia
volontà, a trasformare in ancora più amore
il disastro che ha fatto la tua croce
nella mia vita, a trasformare
l’osso esposto della croce
nell’aprile del non voler morire.

Della stessa autrice: Roma, all’improvviso, notteSe, da adulti, riappare

Inno a Venere

Inno a Venere
(Pietro Metastasio Roma 3/1/1698 – Vienna, Austria 12/4/1782)

Scendi propizia
   col tuo splendore,
   o bella Venere,
   madre d’Amore:
o bella Venere,
   che sola sei
   piacer degli uomini
   e degli dei.
Tu colle lucide
   pupille chiare
   fai lieta, e fertile
   la terra e ‘l mare.
Per te si genera
   l’umana prole
   sotto de’ fervidi
   raggi del Sole.
Presso a’ tuoi placidi
   astri ridenti
   le nubi fuggono,
   fuggono i venti.
A te fioriscono
   gli erbosi prati,
   e i flutti ridono
   nel mar placati.
Per te le tremule
   faci del cielo
   dell’ombre squarciano
   l’umido velo.
E, allor che sorgono
   in lieta schiera,
   i grati zefiri
   di primavera,
te, dea, salutano
   gli augei canori,
   che in petto accolgono
   tuoi dolci ardori.
Per te le timide
   colombe i figli
   in preda lasciano
   de’ fieri artigli.
Per te abbandonano
   dentro le tane
   i parti teneri
   le tigri Ircane.
Per te si spiegano
   le forme ascose;
   per te propagano
   l’umane cose.
Vien dal tuo spirito
   dolce e fecondo
   ciò che d’amabile
   racchiude il mondo.
Scendi propizia
   col tuo splendore,
   o bella Venere,
   madre d’Amore:
o bella Venere,
   che sola sei
   piacer degli uomini
   e degli Dei.

(Dagli Epitalami)

Dello stesso autore: Roma

Come ultima istanza

Come ultima istanza
(Elizabeth Azcona Cranwell Buenos Aires, Argentina 10/3/1933 – Buenos Aires, Argentina 2/12/2004)

Non importa se l’amore
resisterà su questa terra di resti e ceneri.

Non importa se il silenzio
si fa presenza perché manca Dio.

Arderò nelle intemperie
fino a che le intemperie si consumino.

Arderò nell’amore
fino a che l’amore mi faccia assenza.

Una notte dal cielo la luna guardava

Una notte dal cielo la luna guardava
(Anvari Abivard, Turkmenistan 1126 – Balkh, Afghanistan 1189)

Una notte dal cielo la luna guardava
il tuo volto
e per invidia, sangue di cuore le cadde dagli occhi:
una goccia finì sulla tua guancia
e da quella nacque
il tuo dolcissimo neo.

Donne al Quadrato

 Le poesie delle donne

Donne al Quadrato
(Antonia Storace n. a Napoli il 23/5/1986)

Ci sono le Donne.
E poi ci sono le Donne Donne.
E quelle non devi provare a capirle,
sarebbe una battaglia persa in partenza.
Le devi prendere e basta.
Devi prenderle e baciarle,
e non dare loro il tempo di pensare.
Devi spazzare via,
con un abbraccio che toglie il fiato,
quelle paure che ti sapranno confidare
una volta sola, una soltanto,
a bassa, bassissima voce.
Perché si vergognano delle proprie debolezze e,
dopo avertele raccontate, si tormenteranno
– in un’agonia lenta e silenziosa –
al pensiero che, scoprendo il fianco, e mostrandosi umane
e fragili e bisognose per un piccolo fottutissimo attimo,
vedranno le tue spalle voltarsi ed tuoi passi allontanarsi.
Perciò prendile e amale.
Amale vestite, che a spogliarsi son brave tutte.
Amale indifese e senza trucco,
perché non sai quanto gli occhi
di una donna possano trovare scudo
dietro un velo di mascara.
Amale addormentate, un po’ ammaccate
quando il sonno le stropiccia.
Amale sapendo che non ne hanno bisogno:
sanno bastare a sé stesse.
Ma, appunto per questo,
sapranno amare te come
nessuna prima di loro.

(Da: Donne al quadrato)

Della stessa autrice:
Scegliete



Chi ha detto che era facile

 Le poesie delle donne

Chi ha detto che era facile
(Audre Lorde New York, USA 18/2/1934 – Saint Croix, Isole Vergini, USA 17/11/1992)

Ha così tante radici l’albero della rabbia
che a volte i rami si spezzano
prima di dare i frutti.
Sedute a Nedicks
Le donne si radunano prima della marcia
discutendo dei vari problemi causati dalle ragazze
che assumono per sentirsi libere.
Un barista quasi bianco ignora
un fratello che aspetta servendo prima loro
e le donne non notano e neanche rifiutano
i piaceri più sottili della propria schiavitù.
Ma io che sono incatenata al mio specchio
tanto quanto al mio letto
vedo le cause nel colore
tanto quanto nel sesso
e siedo qui chiedendomi
quale me sopravvivrà
a tutte queste liberazioni.

(da: From a Land Where Other People Live, 1973)

Della stessa autrice: L’arte della rispostaLitania per la sopravvivenza

Prendi una donna

 Le poesie delle donne

Prendi una donna
(Marilù Oliva n. a Bologna)

Prendi una donna,
sventrala, insultala.
Sfasciale la grazia.

Ci vuole poco:
un pubblico marcio
applausi, moncherini.

Un palco invisibile,
accumuli di rabbia
e una connessione web.

Vomitale addosso
parole di fango,
inventati qualcosa.

Che – se è bella –
ha barattato il successo
con la sua bocca rossa.

Che – se si suda la vita –
è un’arrivista nata,
e pratica il bouldering.

Che – se è educata –
fa prestito a usura,
quando le conviene.

Che – se ha un’idea diversa –
è la solita rompicoglioni,
non poteva starsene zitta?

Che – se chiede più rispetto –
femminista di merda,
cosa vuoi: comandarci?

Che – se non ha figli –
invecchierà irrancidita,
quella sporca egoista.

Che – se li ha –
che cazzo si crede,
l’unica madre al mondo.

Che – se è da poco sbocciata –
chissà che combinerà,
tanto son tutte uguali.

Che – se il tempo passa –
ormai è vecchia,
già non esiste più.

Qualsiasi cosa faccia,
la strategia è sporcarla.
E che vale, no: non dirlo mai.

Della stessa autrice: Perché ho aspettato anni per denunciare la violenza?

Donna ascia

 Le poesie delle donne

Donna ascia
(Susana Chávez Ciudad Juárez, Messico 5/11/1974 – Ciudad Juárez, Messico 6/1/2011)

Donna
lontana,
improbabile
mascherata di ragione,
forza senza sangue.
Piccola incantatrice nata dalle sue tempie
che chiamano dubbio.
Profondità dell’intimo che non conosce maniere
accattivante con i suoi silenzi.
Atroce,
irresistibile, il desiderio di mordere la notte
che barcolla tra delusioni
impreziosita da racconti
immobile nella distanza.

Donna istante,
               ascia
che trascini,
che tagli lingue e le spargi
nella mano di Dio che si contorce dalle risate con te.

Fuggitiva dalla tua cattura andrò via
sapendo perfettamente
che sei invincibile.

(Traduzione di Valeria Campilongo)

Della stessa autrice: Madre invidiaRovineSangue nostro

Ascolta il passo breve delle cose

 Le poesie delle donne

Ascolta il passo breve delle cose
(Alda Merini Milano 21/3/1931 – Milano 1/11/2009)

Ascolta il passo breve delle cose
-assai più breve delle tue finestre-
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato: la tua donna.
È fatta di ombre e ciclamini,
ti chiede il tuo mistero
e tu non lo sai dare.
Con le mani
sfiori profili di una lunga serie di segni
che si chiamano rime.
Sotto, credi,
c’è presenza vera di foglie;
un incredibile cammino
che diventa una meta di coraggio.

Della stessa autrice: A Eugenio MontaleA tutte le donneBambiniBancheBandoCavernicola come sono…Come tutti i poetiC’è un posto nel mondoDedicataE piu’ facile ancoraFarfalle libereIl grembiuleIl mio primo trafugamento di madreIl regno delle donneInno alla donnaIo canto le Donne prevaricate dai brutiIo non ho bisogno di denaroL’AlbatrosL’uccello di fuocoLa paceLa Terra SantaLiberatemi il cuoreLirica AnticaNatale 1989Per Giovanni FalconeProfumata e fresca è la poesiaRagazza, tu che sfiori la mia mente…Solo una mano d’angeloSono folle di te amoreSono nata il 21 a PrimaveraSpazioUna volta sognai

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