L’avvenire

L’avvenire
(Guillaume Apollinaire Roma 26/8/1880 – Parigi, Francia 9/11/1918)

Solleviamo la paglia
Guardiamo le neve
Scriviamo lettere
Attendiamo ordini

Fumiamo la pipa
Sognando l’amore
I gabbioni sono là
Guardiamo la rosa

La fonte non s’è inaridita
Né la paglia d’oro è sbiadita
Guardiamo l’ape
E non pensiamo al domani

Guardiamoci le mani
Che sono la neve
Sono l’ape e la rosa
Nonché il domani

Sorellanza

Sorellanza

(Astra)

 

Perché sono invisibile,

irrilevante,

isolata,

rinchiusa nel privato?

Ho una qualche scelta?

Posso cambiare?

Sostenetemi

perché io possa

essere intera.

Con voi, sorelle,

posso essere di più.

 

(Da: La poesia femminista – antologia di testi poetici del MOVEMENT, a cura di Nadia Fusini e Mariella Gramaglia, Savelli, 1977)

Prima vennero

Prima vennero
(Martin Niemöller Lippstadt, Germania 14/1/1892 – Wiesbaden, Germania 6/3/1984)

Prima vennero per i comunisti,
e io non dissi nulla
perché non ero comunista.

Poi vennero per i socialdemocratici
io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico

Poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.

Poi vennero per gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.

Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.


(versione attribuita a Bertolt Brecht Augusta, Germania 10/2/1898 – Berlino, Germania 14/8/1956)

Prima di tutti, vennero a prendere gli zingari
e fui contento perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendermi
e non c’era rimasto nessuno a protestare.


(versione attribuita a Heinrich Böll Colonia, Germania 21/12/1917 – Langenbroich, Germania 16/7/1985 – Premio Nobel per la letteratura 1972)

Quando Hitler andò al potere, i primi che andò a prendere furono sindacalisti, comunisti e socialisti. Ma io non ero né sindacalista, né comunista, né socialista e quindi dissi: “Che me ne frega?”.
Poi mandò a prendere i cristiani, protestanti e cattolici e io non ero né protestante né cattolico e dissi: “Che me ne frega?”.
Quando andarono a prendere gli ebrei dissi: “Ma io non sono mica ebreo e quindi perché mai mi dovrebbero detestare?”.
Il risultato fu che quando vennero a prendere me non c’era più nessuno che potesse protestare per la mia cattura.

Promemoria

Promemoria
(Gianni Rodari Omegna, VB 23/10/1920 – Roma 14/4/1980)

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio la guerra.

Piangete, donne, e con voi pianga Amore…

Rime, CLI
(Gaspara Stampa Padova 1523 – Venezia 1554)

Piangete, donne, e con voi pianga Amore,
poi che non piange lui, che m'ha ferita
sì, che l'alma farà tosto partita
da questo corpo tormentato fuore.
E se mai da pietoso e gentil core
l'estrema voce altrui fu essaudita,
dapoi ch'io sarò morta e sepelita,
scrivete la cagion del mio dolore:
"Per amar molto ed esser poco amata
visse e morì infelice, ed or qui giace
la più fidel amante che sia stata.
Pregale, viator, riposo e pace,
ed impara da lei, sì mal trattata,
a non seguir un cor crudo e fugace".

La Storia

La Storia
(
Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l’ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell’orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.

La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C’è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.

La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s’incontra l’ectoplasma
d’uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n’ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.

La Storia
(Francesco De Gregori n. a Roma il 4/4/1951)

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono "Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera".
Ma è solo un modo per convincerti
a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perché è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perché nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

 

 

 


Eppure er mare…

Eppure er mare…
(Cesare Pascarella Roma 28/4/1858 – Roma 8/5/1940)

XV

Eppure er mare… er mare, quann'è bello,
Che vedi quel'azzurro der turchino,
Che te ce sdraji longo lì vicino,
Te s'apre er core come 'no sportello.

Che dilizia! Sentì quer ventarello
Salato, quer freschetto fino fino
Dell'onne, che le move er ponentino,
Che pare stieno a fà nisconnarello!

Eppure… sotto a tutto quer celeste,
Ma, dico, dimme un po', chi lo direbbe
Che ce cóveno sotto le tempeste?

Cusì uno, finché non ce s'avvezza,
Che te credi che lui ce penserebbe
Si fino a dove arriva la grannezza?

XVI

Ché lì mica te giova esse sapiente;
Nun giova avecce testa o ritintiva,
Cor mare, si nun ci hai immaginativa,
Te l'immagini sempre diferente.

Ché lì tu hai da rifrette co' la mente,
Che quello che tu vedi da la riva,
Lontano, insin che l'occhio te ci arriva,
Pare chissà che cosa, e invece è gnente.

Ché lì pòi camminà quanto te pare:
Più cammini e più trovi l'infinito,
Più giri e più ricaschi in arto mare.

Séguiti a camminà mijara d'ora…
Dove c'è er cèlo te pare finito,
Invece arrivi lì… comincia allora!

(da: La scoperta de l'America, 1937)

Wendell P. Bloyd – Un blasfemo

Wendell P. Bloyd
(
Edgar Lee Masters Garnett, Kansas, Usa 23/8/1868 – Melrose, Pennsylvania, Usa 5/3/1950)

Prima mi accusarono di condotta molesta,
non essendoci leggi contro la bestemmia.
Poi mi rinchiusero in manicomio
e fui ammazzato di botte da un sorvegliante cattolico.
Il mio torto fu questo:
dissi che Dio mentì ad Adamo e lo destinò
a vivere una vita da sciocco,
ignaro del male come del bene del mondo.
E quando Adamo gabbò Dio mangiando la mela
e scoprì la menzogna,
Dio lo cacciò dall’Eden per impedirgli di cogliere
il frutto della vita immortale.
Ma, Cristo! voi gente di buon senso,
ecco cosa dice Dio stesso nel libro del Genesi:
«E il Signore Iddio disse, ecco che l’uomo
è diventato come uno di noi» (un po’ d’invidia, vedete),
«a conoscere il bene e il male» (smascherata la balla che tutto è bene);
«e allora, per paura che allungasse la mano a prendere
anche dall’albero della vita e ne mangiasse, e vivesse in eterno,
il Signore Iddio lo cacciò dal giardino dell’Eden»
(La ragione per cui credo che Dio crocifisse il proprio Figlio
per uscire da quello squallido impiccio è che ciò è proprio da par suo).

(da: Antologia di Spoon River 1916)

Un blasfemo
(
Fabrizio De André Genova 18/2/1940 – Milano 11/1/1999)

Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore,
più non arrossii nel rubare l’amore
dal momento che Inverno mi convinse che Dio
non sarebbe arrossito rubandomi il mio.

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
non avevano leggi per punire un blasfemo,
non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
mi cercarono l’anima a forza di botte.

Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,
lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,
nel giardino incantato lo costrinse a sognare,
a ignorare che al mondo c’e’ il bene e c’è il male.

Quando vide che l’uomo allungava le dita
a rubargli il mistero di una mela proibita
per paura che ormai non avesse padroni
lo fermò con la morte, inventò le stagioni.

… mi cercarono l’anima a forza di botte…

E se furon due guardie a fermarmi la vita,
è proprio qui sulla terra la mela proibita,
e non Dio, ma qualcuno che per noi l’ha inventato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato
ci costringe a sognare in un giardino incantato

(da: Non al denaro, non all’amore né al cielo 1971)

Che cosa era la Resistenza

Che cosa era la Resistenza
(
Carlo Levi Torino 29/11/1902 – Roma 4/1/1975)

Siamo stati insieme
diventando insieme uomini;
se il mondo era diviso
erano uniti i nostri cuori,
aperte le nostre porte.

Brillava su tutti i visi
una speranza comune,
una raggiunta esistenza
giovane in mezzo ai dolori:
ci siamo riconosciuti.

Un popolo nuovo, immune
dai limiti ripetuti
nasceva con nomi nuovi
sicuro della morte.
Era la Resistenza.

(1955)

Ora e sempre resistenza

25/4/1945 – 64° ANNIVERSARIO DELLA RESISTENZA E DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE

R E S I S T E N Z A
(Piero Calamandrei Firenze 21/4/1889 – Firenze 27/9/1956)
 

LO AVRAI
CAMERATA KESSELRING
IL MONUMENTO CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI
MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRÀ
A DECIDERLO TOCCA A NOI
 

NON COI SASSI AFFUMICATI
DEI BORGHI INERMI STRAZIATI DAL TUO STERMINIO
NON COLLA TERRA DEI CIMITERI
DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTI
RIPOSANO IN SERENITÀ
NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE
CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO
NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI
CHE TI VIDE FUGGIRE
 

MA SOLTANTO COL SILENZIO DEI TORTURATI
PIÚ DURO D’OGNI MACIGNO
SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO
GIURATO FRA UOMINI LIBERI
CHE VOLONTARI SI ADUNARONO
PER DIGNITÀ NON PER ODIO
DECISI A RISCATTARE
LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO
 

SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE
AI NOSTRI POSTI CI TROVERAI
MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO
POPOLO SERRATO INTORNO AL MONUMENTO
CHE SI CHIAMA
ORA E SEMPRE
R E S I S T E N Z A

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