Poesie col figlio

POESIE COL FIGLIO
(Juan Gelman n. a Buenos Aires, Argentina il 3/5/1930)

DICE LA PAROLA POESIA PER LA PRIMA VOLTA

Sai il tempo, tutto il tempo,
tra questa parola e il tuo tempo?

Sai l’aria, tutta l’aria
tra questa parola e la tua aria?

Il mare, forse, sai, il dolore,
l’amore, la terra, la morte,
sai,
tra questa parola e i tuoi finissimi fili?

É arrivata fino a te come una magia,
magari come una vecchiezza?

Ha bagnato con acqua delicata
la tua acqua, la purissima, la quieta?

T’ha incoronato di splendente luce?
Ti ha messo sulla bocca farine dolci?

Chi potrà dire mai ciò che succede
quando due bambini di baciano.

DOMANDA CHE COS’É L’ACQUA

Oblio, oblio.

Un lungo cammino puro verso l’oblio.

Una fresca memoria dell’oblio

Una lacrima sola
guardando e scordando ciò che siamo.

Ciò che scordò, ciò che scordò la morte.

Fino a che la dicesti.

Che potrà essere ora che ha di dentro la tua trepidazione.

SORRIDE

E qualche volta ho sorriso così?
Sono stato come te di luce, candore trepidante?
Ho saputo far nascere il mattino, confonderlo,
trarre in inganno il mondo?
Ho come te destato
la quieta tenerezza? Acqua capace?
Ho trattenuto l’aria, la gran maestra?
La più spoglia purezza sta sulla tua bocca
e dà vergogna.

Angeli, angeli.
Chi dice che li ha visti, non li ha visti mai.

E chi li vede, ha dentro un canto.

DICO COME GLI VOGLIO BENE

Camminerai, camminerai.

Cielo, aria con nome
figlio cui dico figlio senza sapere,
senza capire, e no,
come ha potuto capitarci la purezza.

Che acqua segreta abbiamo dato da bere all’amore?
Quale sostanza intatta
avevamo ancora, che cosa, che cosa
abbiamo potuto forse dare? L’amore?
O la trepidazione della gioia che sognammo?
O aprile che donava il suo mistero?

Camminerai, in cambio.

Ti metterai cogli occhi ad osservare il mondo
impuro, impuro ancora.

Molto più che volerti bene:
ti amo con dolore.

Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre, se anche tu non fossi il mio
(Camillo Sbarbaro Santa Margherita Ligure, GE 12/1/1888 – Savona 30/10/1967)

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi un uomo estraneo
per te stesso egualmente t’amerei.

Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’opposto
muro scopristi dalla tua finestra
ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell’altra volta mi ricordo
che la sorella mia piccola ancora
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia avea fatto non so che).

Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia,e tutta spaventata
tu vacillando l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
dal quel cattivo ch’era il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi un uomo estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.

(Da: Pianissimo, 1914)

Cossa voleu che diga

Cossa voleu che diga
(Giorgio Baffo 1694-1768)

 

Cossa voleu che diga, caro fio,
de niovo de sti frati buzzaroni?
Se non ve zollerè ben i bragoni,
spesso ghe n’avrè qualcun da drio.

 

Cossa voleu che diga, poffardio?
Che per la potta e ’l cul sti porconi
impegnaria la tonaca e i cogioni,
e i manderia la religion a Lio?

 

Ve dirò che i va sempre volentiera
in compagnia de qualche buzzaron,
e che i è de tutti i lumi la lumiera;


e, se volè chiappar frati a boccon,
basta che vù, che sè una bella ciera,
tegnisse el cul fora dal balcon.

 

Traduzione
 
Che vi devo dire, caro figlio,
di nuovo di questi frati mascalzoni?
Che se non vi allaccerete bene i calzoni,
spesso ne avrete uno di dietro.

Che vi devo dire, perdio?
Che per il pacco e il culo questi porconi,
venderebbero la tonaca ed i coglioni
e manderebbero la religione al Lido?

Vi dirò che vanno sempre volentieri
in compagnia di qualche mascalzone,
e che sono di tutti i lumi la lanterna;

e se volete prendere frati in abbondanza,
basta che voi, che avete un bel viso,
mettete il culo fuori dal balcone.

Non esistono amori felici

Non esistono amori felici
(Louis Aragon 1897-1982)

Nulla appartiene all’uomo. Né la sua forza
Né la sua debolezza né il suo cuore E quando crede
Di aprire le braccia la sua ombra è quella di una croce
E quando crede di stringere la felicità la stritola
La sua vita è uno strano e doloroso divorzio
Non esistono amori felici

La sua vita somiglia a quei soldati disarmati
Ch’eran stati preparati a un diverso destino
A che può servire che s’alzino al mattino
Loro che si ritrovano la sera sfaccendati incerti
Dite queste parole Mia vita E trattenete le lacrime
Non esistono amori felici

 

Mio amore bello mio caro amore mia lacerazione
Ti porto in me come un uccello ferito
E quelli senza capire ci guardano passare
Ripetendomi dietro le parole che ho intrecciato
E che per i tuoi grandi occhi così presto morirono
Non esistono amori felici

 

Il tempo per imparare a vivere è già passato
Piangano nella notte i nostri cuori all’unisono
Quanta infelicità per la più piccola canzone
Quanti rimpianti per scontare un fremito
Quanti singhiozzi per un accordo di chitarra
Non esistono amori felici

 

Non esistono amori che non siano dolore
Non esistono amori che non strazino
Non esistono amori che non lascino il segno
E non più che di te l’amor di patria
Non esistono amori che non si nutrano di pianto
Non esistono amori felici

 

Ma è il nostro amore di noi due

Paris at night

Paris at night
(
Jacques Prévert Neuilly-sur-Seine, Francia 4/2/1900 – Omonville-la-Petite, Francia 11/4/1977)

Tre fiammiferi un dopo l’altro accesi nella notte.
Il primo per vedere intero il volto tuo.
Il secondo per vedere gli occhi tuoi.
L’ultimo per vedere la tua bocca.
E l’oscurità completa per ricordarmi queste immagini,
mentre ti stringo a me, tra le mie braccia.

Anche quando lo dici per scherzare

Anche quando lo dici per scherzare
(Dante Maffia n. a Roseto Capo Spulico, CS il 17/1/1946)

Mi domando per quale via sei entrata
nel desiderio e nella mia libidine.
Mi domando perché non respiro
senza di te. E non ho forze
se mi dici che tutto è finito.
Anche quando lo dici per scherzare
tremo e il mondo si svuota
di stelle e di parole.

(da: Canzoni d’amore, di passione e di gelosia, 2002)

Imprecazione

Imprecazione
(José Craveirinha Lourenço Marques, Mozambico 28/5/1922 – Maputo, Mozambico 6/2/2003)

Ma metti in mano all’Africa il pane che ti avanza
e dalla fame del Mozambico ti darò i resti della tua voracità
e vedrai come ti riempie il nulla che ti restituisco
dai miei banchetti di briciole.

Per me
tutto il pane che mi dai è quanto
tu vomiti, Europa!

Core analfabeta

Core analfabeta
(Antonio De Curtis in arte Totò Napoli 15/2/1898 – Roma 15/4/1967)

Stu core analfabbeta
tu ll’he purtato a scola,
e s’è mparato a scrivere,
e s’è mparato a lleggere
sultanto na parola:
"Ammore" e niente cchiù. 

ça ira?

ça ira?
(
Erich Fried Vienna, Austria 6/5/1921 – Baden-Baden, Germania 22/11/1988)

I crimini di ieri
hanno
cancellato
le commemorazioni
dei crimini dell'altro ieri

Di fronte
ai crimini di oggi
ci affaccendiamo
con le commemorazioni
dei crimini di ieri

I crimini di domani
cancelleranno
noi uomini d'oggi
senza commemorazioni
se non li impediremo.

(da: “E' quel che è”, 1988)

Gradini

Gradini
(Hermann Hesse Calw, Germania 2/7/1877 – Montagnola, Svizzera 9/8/1962 – Premio Nobel per la letteratura 1946)

Come ogni fior languisce e giovinezza
cede a vecchiaia, anche la vita in tutti
i gradi suoi fiorisce, insieme ad ogni
senno e virtù, nè può durare eterna.
Quando la vita chiama, il cuore sia
pronto a partire ed a ricominciare,
per offrirsi sereno e valoroso,
ad altri, nuovi vincoli e legami.
Ogni inizio contiene una magia
che ci protegge e a vivere ci aiuta.

Dobbiamo attraversare spazi e spazi
senza fermare in alcun d’essi il piede,
lo spirto universal non vuol legarci
ma su di grado in grado sollevarci.
Appena ci avvezziamo ad una sede
rischiamo di infiacchire nell’ignavia;
sol chi è disposto a muoversi e partire
vince la consuetudine inceppante.

Forse il momento stesso della morte
ci farà andare incontro a spazi nuovi;
della vita il richiamo non ha fine…
Su, cuore mio, congedati e guarisci!

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