Il gattino e le foglie che cadono

Il gattino e le foglie che cadono
(William Wordsworth Cockermouth, Regno Unito 7/4/1770 – Rydal Mount, Regno Unito 23/4/1850)

Il gattino e le foglie che cadono
Guarda, piccola mia, da quella parte, guarda!
Che bello spettacolo per bambini!
Guarda il micio sul muretto come gioca
con le foglie che dall’albero vengon giù,
foglie secche che cadono una a una
dal vecchio albero superbo,
nell’aria placida e gelata
di questo mattino radioso.
Vorticando cadono a terra,
piano piano, lentamente; parrebbe quasi,
da come si muovono,
che ogni foglia, scendendo,
trasportasse una Silfide o una Fata,
in visita nel mondo di quaggiù,
ognuna silenziosa, invisibile,
con il suo tremolante paracadute.
Ma il micino, guarda come guizza,
si accuccia, si allunga, dà zampate e colpisce!
Prima all’una, poi all’altra
lieve e gialla come quella!
Guarda quante sono! Ora solo una ne cade,
e or non cadon più, niente più foglie.
Vedi la fiamma del desiderio
come avvampa nei suoi occhi di bragia?
Fa un saltello da tigrotto
e d’un balzo è sulla preda;
quindi la lascia con un guizzo,
e la riprende poi di nuovo.
Ora, come farebbe un mago dell’India,
ne piglia tre o quattro.

Dello stesso autore: Vagabondavo solo come una nuvolaVersi scritti allo sbocciare della primavera

Versi scritti allo sbocciare della primavera

Versi scritti allo sbocciare della primavera
(William Wordsworth Cockermouth, Regno Unito 7/4/1770 – Rydal Mount, Regno Unito 23/4/1850)

Udivo una miriade di suoni confusi,
Mentre me ne stavo sdraiato in un boschetto,
In un dolce stato in cui gradevoli pensieri
Generano nella mente tristi pensieri.
Alle sue mirabili opere la natura avvinceva
L’anima umana che mi permeava tutto,
E molto s’affliggeva il mio cuore a pensare
Quel che l’uomo ha fatto dell’uomo.
Frammezzo a ciuffi di primule, in quel fragrante pergolato
S’arrampicava la pervinca con le sue ghirlande,
E qualcosa mi diceva che ogni fiore
Si beava dell’aria che respirava.
Gli uccelli a me d’intorno saltellavano per gioco,
E pur non sapendo leggere nei loro pensieri,
Il loro minimo sussulto
Mi sembrava un guizzo di piacere.
I rami in boccio aprivano i loro ventagli,
Per irretire i soffi della brezza,
E per quanto dubiti son sicuro
Che là regnava il piacere.
Se questi pensieri non so allontanare,
Se tale è il senso della mia convinzione,
Non ho forse ragione di dolermi
Di ciò che l’uomo ha fatto dell’uomo ?