Poeti futuri

Poeti futuri
(Walt Whitman West Hills, New York, USA 31/5/1819 – Camden, New Jersey, USA 26/3/1892)

Poeti futuri! oratori, cantori, musicisti a venire!
L’oggi non può giustificarmi e chiarire che cosa sono,
ma voi, una nuova nidiata, nativa, atletica, continentale,
più grande di quelle conosciute prima,
sorgete! poiché voi dovete giustificarmi.

Per me io non scrivo che una o due parole indicative per
il futuro,
non faccio che avanzare un momento soltanto per
girarmi e affrettarmi nell’oscurità.

Sono un uomo che vagabonda senza mai davvero
fermarsi, getta uno sguardo casuale su di voi e poi
distoglie il suo volto,
lasciando a voi di provarlo, di definirlo,
attendendosi le cose più importanti da voi.

(Da: Foglie d’erba)

Dello stesso autore: Ahimè! Ah vita!ContinuitàDèiIl canto di me stessoO capitano! Mio capitano!

O capitano! Mio capitano!

O capitano! Mio capitano!
(Walt Whitman West Hills, New York, USA 31/5/1819 – Camden, New Jersey, USA 26/3/1892)

O capitano! Mio capitano! il nostro viaggio tremendo è finito,
La nave ha superato ogni tempesta, l’ambito premio è vinto,
Il porto è vicino, odo le campane, il popolo è esultante,
Gli occhi seguono la solida chiglia, l’audace e altero vascello;
Ma o cuore! cuore! cuore!
O rosse gocce sanguinanti sul ponte
Dove è disteso il mio Capitano
Caduto morto, freddato.

O capitano! Mio capitano! àlzati e ascolta le campane; àlzati,
Svetta per te la bandiera, trilla per te la tromba, per te
I mazzi di fiori, le ghirlande coi nastri, le rive nere di folla,
Chiamano te, le masse ondeggianti, i volti fissi impazienti,
Qua capitano! padre amato!
Questo braccio sotto il tuo capo!
È un puro sogno che sul ponte
Cadesti morto, freddato.

Ma non risponde il mio capitano, immobili e bianche le sue labbra,
Mio padre non sente il mio braccio, non ha più polso e volere;
La nave è ancorata sana e salva, il viaggio è finito,
Torna dal viaggio tremendo col premio vinto la nave;
Rive esultate, e voi squillate, campane!
Io con passo angosciato cammino sul ponte
Dove è disteso il mio capitano
Caduto morto, freddato.

Dello stesso autore: Ahimè! Ah vita!ContinuitàDèiIl canto di me stesso

Dèi

Dèi
(Walt Whitman West Hills, New York, USA 31/5/1819 – Camden, New Jersey, USA 26/3/1892)

Divino amante e perfetto Camerata,
Tu che attendi contento, ancora invisibile, ma certo,
Sii tu il mio Dio.
Tu, tu, l’Uomo Ideale,
Leale, abile, bello, soddisfatto e amoroso,
Il corpo integro, lo spirito effuso,
Sii tu il mio Dio.
Morte (poiché la Vita ha compiuto il suo turno),
Tu che apri la porta e introduci nel celeste palazzo,
Sii tu il mio Dio.
Quanto di più possente, quanto di meglio vedo, immagino o conosco,
(Per rompere il nodo stagnante, e te, te liberare, anima mia)
Sii tu il mio Dio.
Tutte le grandi idee, le aspirazioni delle razze,
Ogni eroismo, ogni azione di estatico entusiasmo,
Siate i miei Dèi.
Oppure voi, Tempo e Spazio,
Forma divina e prodigiosa della terra,
Belle forme che vedendo adoro,
Lucente orbe del sole o di notturna stella,
Siate voi i miei Dèi.

Dello stesso autore: Ahimè! Ah vita!ContinuitàIl canto di me stesso

Il canto di me stesso – XXV

Il canto di me stesso – XXV
(Walt Whitman West Hills, New York, USA 31/5/1819 – Camden, New Jersey, USA 26/3/1892)

Abbagliante, tremenda, come rapidamente l’alba mi ucciderebbe, se io non potessi ora e sempre fare un’alba di me.
Noi anche ascendiamo abbaglianti e tremendi come il sole, noi fondiamo il nostro sorgere, mia anima, nella calma e nel fresco dell’alba.
La mia voce va dove i miei occhi non possono giungere, ruotando la mia lingua circondo mondi e volumi di mondi.
La parola è sorella gemella della visione, per me, non è adatta a misurare se stessa, mi provoca sempre, dice con sarcasmo, Walt, tu hai molto dentro di te, perché non lo getti fuori?
Dài, non voglio essere punzecchiato, tu tieni in troppa considerazione i discorsi, sai, parola, come i germogli sono chiusi sotto dite?
In attesa nel buio, protetti dal gelo, il terreno sporco si ritrae di fronte ai miei gridi profetici, io sottintendo le cause per bilanciarle alla fine, la mia consapevolezza, la mia parte vita le combacia con il significato di tutte le cose, la felicità (chiunque mi ascolti si metta in cerca di lei oggi stesso).
Nego a voi il mio merito finale, rifiuto di separarmi da ciò che davvero sono, circondate mondi, ma non tentate di circondarmi, io allontano il più sdolcinato e il migliore con una semplice occhiata.
Scrivere e parlare non provano chi sono, porto il plenum della prova ed ogni altra cosa sul mio volto, con il silenzio delle mie labbra confondo totalmente lo scettico.

Ahimè! Ah vita!

Ahimè! Ah vita!
(Walt Whitman West Hills, New York, USA 31/5/1819 – Camden, New Jersey, USA 26/3/1892)

Ahimè! Ah vita! Di queste domande che ricorrono,
degli infiniti cortei senza fede, di città piene di sciocchi,
di me stesso che sempre mi rimprovero (perché chi più sciocco
di me, e chi più senza fede?)
di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi,
della battaglia sempre rinnovata,
dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida
camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri, io con gli altri legato in tanti nodi,
a domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre: che cosa
c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita?

Risposta:
che tu sei qui, che esiste la vita e l’individuo,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi
con un tuo verso.

Continuità – Eppure Soffia

Continuità
(Walt Whitman West Hills, New York, USA 31/5/1819 – Camden, New Jersey, USA 26/3/1892)

Nulla è mai veramente perduto, o può essere perduto,
nessuna nascita, forma, identità – nessun oggetto del mondo,
né vita, né forza, né alcuna cosa visibile;
l’apparenza non deve ingannare, né l’ambito mutato confonderti il cervello.
Vasti sono il tempo e lo spazio – vasti i campi della Natura.
Il corpo lento, invecchiato, freddo – le ceneri rimaste dai fuochi di un tempo,
la luce degli occhi divenuta tenue, tornerà puntualmente a risplendere;
il sole ora basso a occidente sorge costante per mattini e meriggi;
alle zolle gelate sempre ritorna la legge invisibile della primavera,
con l’erba e i fiori e i frutti estivi e il grano.

Eppure Soffia

(Pierangelo Bertoli 1942-2002)

 

E l’acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi
la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi
uccelli che volano a stento malati di morte
il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte

un’isola intera ha trovato nel mare una tomba
il falso progresso ha voluto provare una bomba
poi pioggia che toglie la sete alla terra che è vita
invece le porta la morte perché è radioattiva

Eppure il vento soffia ancora
spruzza l’acqua alle navi sulla prora
e sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori li bacia e non li coglie

Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale
ha dato il suo putrido segno all’istinto bestiale
ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario
e tutta la terra si è avvolta di un nero sudario

e presto la chiave nascosta di nuovi segreti
così copriranno di fango persino i pianeti
vorranno inquinare le stelle la guerra tra i soli
i crimini contro la vita li chiamano errori

Eppure il vento soffia ancora
spruzza l’acqua alle navi sulla prora
e sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori li bacia e non li coglie

eppure sfiora le campagne
accarezza sui fianchi le montagne
e scompiglia le donne fra i capelli
corre a gara in volo con gli uccelli

Eppure il vento soffia ancora!!!