Frammenti

Frammenti
(Vladimir Vladimirovič Majakovskij Bagdadi, Georgia 7/7/1893 – Mosca, Russia 14/4/1930)

Io conosco la forza delle parole,
                                       conosco delle parole il suono a stormo.
Non di quelle
                che i palchi applaudiscono.
A tali parole
               le bare si slanciano
per camminare
                   sui propri
                                quattro piedini di quercia.
Sovente
          le buttano via,
                            senza strapparle, senza pubblicarle.
Ma la parola galoppa
                           con le cinghie tese,
tintinna per secoli,
                       e i treni strisciando s’appressano
a leccare
           le mani callose
                              della poesia.
Io conosco la forza delle parole.
                                        Parrebbe un’inezia.
Un petalo caduto
                     sotto i tacchi d’una danza.
Ma l’uomo
              con l’anima,
                              con le labbra,
                                              con lo scheletro…

Mi ama – non mi ama.
                           Io mi torco le mani
e sparpaglio
               le dita spezzate.
Così si colgono,
                   esprimendo un voto,
                                            così si gettano in maggio
corolle di margherite sui sentieri.
La rasatura
               e il taglio dei capelli
                                        svelino la canizie.
Tintinni a profusione
                          l’argento degli anni!
Spero,
        ho fiducia
                     che non verrà mai
da me
        l’ignominioso bonsenso.

Sono già le due.
                    Forse ti sei coricata.
Nella notte
              la Via Lattea
                               è come un’Oka¹ d’argento.
Io non m’affretto
                     e non ho ragione
di svegliarti
               e turbarti
                            coi lampi dei telegrammi.
Come suol dirsi,
                   l’incidente è chiuso.
La barca dell’amore
                          s’è infranta contro la vita.
Tu ed io
          siamo pari.²
                                            A che scopo riandare
afflizioni,
            sventure
                       ed offese reciproche.
Guarda
          che pace nel cosmo.
La notte
          ha imposto al cielo
                        un tributo di stelle.
In ore come questa
                       ci si leva
                                  e si parla
ai secoli,
          alla storia
                        e all’universo…

1930

¹ Oka, fiume russo.
² Nella lettera d’addio il poeta riportò questi versi con la sola variante «La vita ed io siamo pari».

Dello stesso autore:
All’amato me stesso
E così anche a me
Frammento
Il mare va a ritroso
Per noi
Marina da guerra in amore

All’amato me stesso

All’amato me stesso
(Vladimir Vladimirovič Majakovskij Bagdadi, Georgia 7/7/1893 – Mosca, Russia 14/4/1930)

Quattro. Pesanti come un colpo.

“A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”.

Ma uno come me dove potrà ficcarsi?

Dove mi si è apprestata una tana?

S’io fossi piccolo come il grande oceano,
mi leverei sulla punta dei piedi delle onde con l’alta marea,
accarezzando la luna.

Dove trovare un’amata uguale a me?
Angusto sarebbe il cielo per contenerla!

O s’io fossi povero come un miliardario… Che cos’è il denaro per l’anima?
Un ladro insaziabile s’annida in essa:
all’orda sfrenata di tutti i miei desideri
non basta l’oro di tutte le Californie!

S’io fossi balbuziente come Dante o Petrarca…
Accendere l’anima per una sola, ordinarle coi versi…
Struggersi in cenere.
E le parole e il mio amore sarebbero un arco di trionfo:
pomposamente senza lasciar traccia vi passerebbero sotto
le amanti di tutti i secoli.

O s’io fossi silenzioso, umil tuono… Gemerei stringendo
con un brivido l’intrepido eremo della terra…
Seguiterò a squarciagola con la mia voce immensa.

Le comete torceranno le braccia fiammeggianti,
gettandosi a capofitto dalla malinconia.

Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti
s’io fossi appannato come il sole…

Che bisogno ho io d’abbeverare col mio splendore
il grembo dimagrato della terra?

Passerò trascinando il mio enorme amore
in quale notte delirante e malaticcia?

Da quali Golia fui concepito
così grande,
e così inutile?

Dello stesso autore:
E così anche a me
Frammento
Il mare va a ritroso
Per noi
Marina da guerra in amore

Frammento

Frammento
(Vladimir Vladimirovič Majakovskij Bagdadi, Georgia 7/7/1893 – Mosca, Russia 14/4/1930)

Come suol dirsi l’incidente è chiuso
La barca dell’amore s’è spezzata contro la vita quotidiana
Fra me e te i conti tornano ed è inutile fare l’elenco
Di dolori guai e torti reciproci.
Guarda che silenzio regna sul mondo
La notte ha rivestito il cielo del suo tributo di stelle
In ore come queste ti alzi e parli
ai secoli alla storia al creato.
Il mare retrocede il mare va a dormire
Come suol dirsi l’incidente è chiuso
La barca dell’amore s’è spezzata contro la vita quotidiana
Abbiamo saldato i conti e non serve a nulla l’elenco
Dei dolori dei guai e dei torti reciproci.

Dello stesso autore: E così anche a meIl mare va a ritrosoPer noi
Marina da guerra in amore

Il mare va a ritroso

Il mare va a ritroso
(Vladimir Vladimirovič Majakovskij Bagdadi, Georgia 7/7/1893 – Mosca, Russia 14/4/1930)

Il mare va a ritroso
il mare va a dormire.
Come suol dirsi,
"l’incidente è chiuso",
la barca dell’amore
è naufragata contro il quotidiano.
Fra noi due siamo pari
e non serve elencare
i dolori reciproci,
le sventure
e le offese.