Canto di donna

Canto di donna
(Sergio Solmi Rieti 16/12/1899 – Milano 7/10/1981)

Canto di donna che si sa non vista
dietro le chiuse imposte, voce roca,
di languenti abbandoni e d’improvvisi
brividi scorsa, di vuote parole
fatta, ch’io non discerno.
O voce assorta, procellosa e dolce,
folta di sogni,
quale rapiva i marinai in mezzo
al mare, un tempo, canto di sirena.
Voce del desiderio, che non sa
se vuole o teme, ed altra non ridice
cosa che sé, che il suo buio, tremante
amore. Come te l’accesa carne
parla talora, e ascolta
sé stupefatta esistere.

1926

(Da: Ritorno in città)

Dello stesso autore: Felicità che troppo bruciL’ultimo angeloUna volta

L’ultimo angelo

L’ultimo angelo
(Sergio Solmi Rieti 16/12/1899 – Milano 7/10/1981)

Di notte,
sulla prim’alba, ad diluculum, al sole
di mezzogiorno, al crepuscolo, ad occhi
aperti, ad occhi socchiusi, in sogno
o in veglia, Angelo biondo, Angelo bianco,
ti parlo, ti straparlo, la faccia
nascondo fra le tue ginocchia, che avvinghio
perdutamente.

Di notte,
quando l’ultimo sole non è
più che un barlume, le stelle
una per una si accendono, tu scendi, e al riparo
delle tue grandi ali di tenebra, in avanti
ripiegate, sul tuo grembo reclino
il capo, o tu il più dolce, il più soave degli Angeli,
Angelo Nero.

1972

(Da: La rosa gelata)

Dello stesso autore:
Felicità che troppo bruci
Una volta

Felicità che troppo bruci…

Felicità che troppo bruci…
(Sergio Solmi Rieti 16/12/1899 – Milano 7/10/1981)

Felicità che troppo bruci, come
oggi tu mi diventi intollerabile.
Allontana da me questo tuo vino
cosí pungente e forte.
Tremante, sfatto dall’angoscia, il cuore
desolato e in tumulto
incontro a te cammino
come un giorno camminerò alla morte.

Dello stesso autore: Una volta

Una volta

Una volta
(Sergio Solmi Rieti 16/12/1899 – Milano 7/10/1981)

Eravamo
sulla collina di Bergamo, dentro
l’erba alta, io te i bimbi. Volgeva
su noi, tra pioggia e schiarita, la vaga
ruota dei raggi annerati: per l’aria
tremula si sfaceva
il paesaggio in delizia.

Eravamo alla punta della vita
(quella che più non torna, più non torna),
attraversati di luce, sospesi
in un mondo esitante, ombre gentili
assunte in un deliquescente eliso.

1956

(Da: Dal balcone)