Crossing

Crossing
(Séamus Heaney Castledawson, Irlanda 13/4/1939 – Dublino, Irlanda 30/8/2013 – Premio Nobel per la letteratura 1995)

Tutto scorre. Anche in un uomo solido,
pilastro di sé e del proprio mestiere,
con tanto di scarponi gialli, bastone, feltro floscio in testa,

possono spuntare le ali ai piedi e farlo lesto,
come un dio da fiera, da erma, bivio o stradone,
patrono di viandanti e psicopompo.

“Sul battello cerca uno col bastone di frassino”,
disse mio padre a sua sorella che partiva
per Londra, “stagli vicino tutta la notte

e sarai in salvo”. Che scorra, scorra pure
il viaggio dell’anima con la sua guida,
ed i misteri di intermediari col bastone!

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Chanson d’’aventure

Chanson d’’aventure
(Séamus Heaney Castledawson, Irlanda 13/4/1939 – Dublino, Irlanda 30/8/2013 – Premio Nobel per la letteratura 1995)

Fissato a strap, scarrellato, sollevato, bloccato
in posizione per il trasporto,
scosso d’ossa, sbatacchiato per la velocità.

l’infermiera un passeggero davanti, tu installata
nel suo posto d’angolo, libero, io, disteso piatto –
le nostre posture immutate per tutto il viaggio,

detto tutto e niente, veloci i raggi
dei nostri occhi fili di laser, nessun trasporto
simile a quello sino ad allora, nel freddo assolato

di un’ambulanza una domenica mattina
quando avremmo potuto, amore mio, citare Donne
sull’amore sospeso, cuore e anima divisi.

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Non fossi stato sveglio

Non fossi stato sveglio
(Séamus Heaney Castledawson, Irlanda 13/4/1939 – Dublino, Irlanda 30/8/2013 – Premio Nobel per la letteratura 1995)

Non fossi stato sveglio l’avrei mancato,
un vento che s’alzò e mulinò sinché il tetto
mormorò foglie deste dal sicomoro

e mi fece alzare, io tutto un mormorio,
vivo, schioccante come di recinto elettrico:
non fossi stato sveglio l’avrei mancato,

venne, andò tanto inatteso
e quasi, parve, pericoloso,
come di animale che torna a casa,

foriera raffica che lì per lì
trascorse consueta. Ma non da allora
in poi. E non certo ora.

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Schierandosi

Schierandosi
(Séamus Heaney Castledawson, Irlanda 13/4/1939 – Dublino, Irlanda 30/8/2013 – Premio Nobel per la letteratura 1995)

Il peso da 56 libbre. Solida unità di ferro
della negazione; marchiata e fusa con un tramezzo,
una corta traversa forgiata per maniglia,
spessa come un piolo,

Peso squadrato dall’aspetto innocuo,
finché non provi a sollevarlo, quindi un scricchiolio d’ossa,
forza disintegra-vita.

Nera scatola di gravità, l’inamovibile
stampo, tarchiata radice del peso morto.
Eppure prova a controbilanciarlo

con un altro peso posto su una basculla
– una basculla ben calibrata, oleata di fresco –
e ogni cosa trema, si effonde di dare e avere.

*

E a questo ammontano le buone notizie:
questo principio del sopportare, del far buon viso
a cattivo gioco e dare il proprio appoggio dovendo solo

controbilanciare con il proprio ciò che è intollerabile
negli altri, dovendo sopportare
qualsiasi cosa sia stata concordata e accettata

contro il nostro migliore giudizio. La sofferenza
passiva fa andare in tondo il mondo.
Pace sulla terra, uomini di buona volontà, tutto ciò

porta bene finché l’equilibrio tiene,
il piatto sorge fermo e lo sforzo dell’angelo
si prolunga fino a un grado sovrumano.

*

Due aspetti in ogni questione, certo, certo…
ma ogni tanto, schierarsi è la sola cosa
a cui si può ricorrere e senza

discolparsi o compatirsi.
Ahimè, una sera che ci voleva un colpo a seguire,
e un colpo secco t’avrebbe fatto rodere d’invidia,

replicasti ch’ era la mia limitatezza
a mantenermi destro, e avesti una mia prima resa.
Mi trattenni quando avrei dovuto invece darci dentro

e persi (mea culpa) il mordente.
Una cavalleria del tutto fuori luogo, vecchio mio.
A questo punto, solo un colpo basso lava l’onta.

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Scavando

Scavando
(Séamus Heaney Castledawson, Irlanda 13/4/1939 – Dublino, Irlanda 30/8/2013 – Premio Nobel per la letteratura 1995)

Tra l’indice e il pollice riposa
La mia penna tozza e comoda come una pistola.

Sotto la finestra il suono netto e stridulo
Della vanga che affonda nella terra ghiaiosa:
Mio padre, che scava. E guardo giù

Finché la schiena gli si abbassa fra le aiuole
E torna su come vent’anni di prima
Piegandosi a tempo tra le piante di patate
Dove stava scavando.

Con lo stivale rozzo annidato sul vangile
Spostava l’asta fermamente contro
La parte interna del ginocchio. Sradicava le piante
Affondando la lama lucida e noi raccoglievamo
Le nuove patate, ci piaceva
Sentirle fredde e dure fra le mani.

Per Dio, il vecchio sapeva maneggiare la vanga.
Proprio come il suo vecchio.

Tagliava più torba mio nonno in un giorno
Di ogni altro uomo nella torbiera di Toner.
Una volta scesi a portargli il latte
In una bottiglia col tappo di carta. Si alzò
Lo bevve, e si rimise subito al lavoro
Incidendo e tagliando nettamente, sollevando
Zolle sulla spalla, e scendendo sempre più giù
Per trovare quella buona. Scavando.

E mi torna in mente l’odore freddo della terra
Delle patate, lo scalpiccio sulla torba fradicia,
I colpi risoluti della vanga tra le radici vive.
Ma io non ho la vanga per seguire uomini così.

Tra l’indice e il pollice
Ho la penna.
Scaverò con quella.

Dello stesso autore: Tutto può accadere

Tutto può accadere

Tutto può accadere
(
Séamus Heaney n. a Castledawson, Irlanda il 13/4/1939 – Premio Nobel per la letteratura 1995)

Tutto può accadere. Sai come Giove
solitamente aspetta che le nuvole s’addensino
prima di scagliare il fulmine? Beh, or ora
ha fatto galoppare carro e cavalli del tuono

attraverso un terso cielo azzurro. Ha scosso la terra
e l’ingombro sottosuolo, lo Stige,
i ruscelli tortuosi, la costa stessa dell’Atlantico.
Tutto può accadere, le torri più alte

essere abbattute, chi sta in alto intimorito,
chi in basso riconsiderato. La Fortuna becco affilato
s’avventa aria senza fiato strappando a uno la cresta,
posandola, sanguinante, su quello accanto.

La terra cede. Il peso del cielo
si solleva oltre Atlante come il coperchio di un bollitore.
Le chiavi di volta ballano, nulla torna a posto.
Cenere tellurica e spore di fuoco svaporano.