Il sole di settembre

Il sole di settembre
(Sandro Penna Perugia 12/6/1906 – Roma 21/1/1977)

Il sole di settembre indora i canti
degli operai. E’ già lontano il tempo
quando vinti al gran sole i nudi corpi
turbavano il mio cuore. Adesso brilla
deserto il fiume. Ritornato è l’uomo
in piedi. Io rido a più sereno amore.

Dello stesso autore: Era il settembreEra la mia città, la città vuotaFavolaI pini solitari lungo il mareIl cielo è vuotoIl mio amoreLa vita… è ricordarsi di un risveglioLe porte del mondo non sannoLe stelle sono immobili nel cieloMi adagio nel mattinoMi nasconda la notteNell’alto arido eremoPaesaggioNotte bellaSe la notte d’estate…Se la vita sapesse

Mi nasconda la notte

Mi nasconda la notte
(Sandro Penna Perugia 12/6/1906 – Roma 21/1/1977)

Mi nasconda la notte e il dolce vento.
Da casa mia cacciato e a te venuto
mio romantico amico fiume lento.

Guardo il cielo e le nuvole e le luci
degli uomini laggiù così lontani
sempre da me. Ed io non so chi voglio
amare ormai se non il mio dolore.

La luna si nasconde e poi riappare –
lenta vicenda inutilmente mossa
sovra il mio capo stanco di guardare.

Dello stesso autore:
Era il settembre
Era la mia città, la città vuota
Favola
I pini solitari lungo il mare
Il cielo è vuoto
Il mio amore
La vita… è ricordarsi di un risveglio
Le porte del mondo non sanno
Le stelle sono immobili nel cielo
Mi adagio nel mattino
Nell’alto arido eremo
Paesaggio
Notte bella
Se la notte d’estate…
Se la vita sapesse

Le porte del mondo non sanno

Le porte del mondo non sanno
(Sandro Penna Perugia 12/6/1906 – Roma 21/1/1977)

Le porte del mondo non sanno
che fuori la pioggia le cerca.
Le cerca. Le cerca. Paziente
si perde, ritorna. La luce
non sa della pioggia. La pioggia
non sa della luce. Le porte,
le porte del mondo sono chiuse:
serrate alla pioggia,
serrate alla luce.

Dello stesso autore: Era il settembreEra la mia città, la città vuotaFavolaI pini solitari lungo il mareIl cielo è vuotoIl mio amoreLa vita… è ricordarsi di un risveglioLe stelle sono immobili nel cieloMi adagio nel mattinoNell’alto arido eremoPaesaggioNotte bellaSe la notte d’estate…Se la vita sapesse

Era la mia città, la città vuota

Era la mia città, la città vuota
(Sandro Penna Perugia 12/6/1906 – Roma 21/1/1977)

Era la mia città, la città vuota
all’alba, piena di un mio desiderio.
Ma il mio canto d’amore, il mio più vero
era per gli altri una canzone ignota.

Dello stesso autore: Era il settembreFavolaI pini solitari lungo il mareIl cielo è vuotoIl mio amoreLa vita… è ricordarsi di un risveglioLe stelle sono immobili nel cieloMi adagio nel mattinoNell’alto arido eremoPaesaggioNotte bellaSe la notte d’estate…Se la vita sapesse

I pini solitari lungo il mare

I pini solitari lungo il mare
(Sandro Penna Perugia 12/6/1906 – Roma 21/1/1977)

I pini solitari lungo il mare
desolato non sanno del mio amore.
Li sveglia il vento, la pioggia
dolce li bacia, il tuono
lontano li addormenta.
Ma i pini solitari non sapranno
mai del mio amore, mai della mia gioia.

Amore della terra, colma gioia
incompresa. Oh dove porti
lontano! Un giorno
i pini solitari non vedranno
– la pioggia li lecca, il sole li addormenta –
coll’amore danzare la mia morte.

Dello stesso autore: Era il settembreFavolaIl cielo è vuotoIl mio amoreLa vita… è ricordarsi di un risveglioLe stelle sono immobili nel cieloMi adagio nel mattinoNell’alto arido eremoPaesaggioNotte bellaSe la notte d’estate…Se la vita sapesse

La vita… è ricordarsi di un risveglio

La vita… è ricordarsi di un risveglio
(Sandro Penna Perugia 12/6/1906 – Roma 21/1/1977)

La vita… è ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all’alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell’aria pungente.

Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l’azzurro
e il bianco della sua divisa, e fuori
un mare tutto fresco di colore.

(Da: Poesie)

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Paesaggio

Paesaggio
(Sandro Penna Perugia 12/6/1906 – Roma 21/1/1977)

La mattina di ottobre è ancora buia.
Seduto sovra un muro, un giovanotto
negli occhi ha il sonno ancora. D’improvviso
s’alza, saluta, grida un nome e viene
a lui correndo un fanciulletto lacero.
Questi saluta a pugni amorosissimi,
tira quegli alla mano e vuol giostrarlo.
Indi abbracciati vanno verso il bosco
sepolto fra le case popolari.
Ne uscirono soltanto al mezzogiorno
quando il sole gagliardo avrà disperso
quell’umida amicizia mattinale.

Dello stesso autore: Era il settembreFavolaIl cielo è vuotoIl mio amoreLe stelle sono immobili nel cieloNell’alto arido eremoSe la notte d’estate…Se la vita sapesse