Rischiare

Rischiare
(Rudyard Kipling Bombay, India 30/12/1865 – Londra, Regno Unito 18/1/1936 – Premio Nobel per la letteratura 1907)

Ridere, è rischiare di apparire matti…
Piangere, è rischiare di apparire sentimentali…
Tendere la mano, significa rischiare di impegnarsi…
Mostrare i sentimenti, è rischiare di esporsi…
Far conoscere le proprie idee ed i propri sogni, è rischiare di essere respinti…
Amare, è rischiare di non essere contraccambiati…
Vivere, è rischiare di morire…
Sperare, è rischiare di disperare…
Tentare, è rischiare di fallire…
Ma noi dobbiamo correre il rischio!
Il più grande pericolo nella vita è quello di non rischiare.
Colui che non rischia niente…
non fa niente…
non ha niente…
non è niente!

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I favolisti

I favolisti
(Rudyard Kipling Bombay, India 30/12/1865 – Londra, Regno Unito 18/1/1936 – Premio Nobel per la letteratura 1907)

Quando si vuole che resti alcunché celato,
poiché la verità è di rado amica delle folle,
gli uomini scrivono favole, come il vecchio Esopo,
scherzando su ciò che nessuno oserebbe nominare.
E ciò fanno per necessità o accadrebbe, altrimenti,
che, non piacendo, non sarebbero affatto ascoltati.

Quando la furiosa Follia s’affanna ogni giorno
a metter confusione in tutto quel che abbiamo,
quando l’Ignavia zelante chiede che la Libertà sia morta
e
la Paura, con lei, sovrasta la tomba dell’Onore –
anche nell’ora certa prima della caduta,
se non si è piacenti, non si è affatto ascoltati.

Tutti debbono piacere, benché alcuni non per bisogno,
tutti debbono penare, benché alcuni non per guadagno,
ma perché quelli che prendono piacere si preoccupino
che la pena presente li sottragga al dolore futuro.
Così alcuni hanno penato, ma fu scarsa la ricompensa,
poiché, pur piacendo, non furono affatto ascoltati.

Questo fu il sigillo che serrò le nostre labbra,
questo il giogo cui siamo sottoposti,
negando a noi stessi ogni piacevole compagnia
confacente al tempo e alla nostra generazione.
I piaceri non perseguiti diventano rimpianti,
e quanto ai dolori – non si è affatto ascoltati.

Quale uomo ode altro che il brontolio dei cannoni?
Quale uomo si cura d’altro che di quel che porta l’attimo?
Quando la vita di un uomo supera ogni vita immaginata,
chi mai troverà piacere nell’immaginare?
Così è accaduto come proprio doveva accadere,
e noi non siamo, né fummo, affatto ascoltati.