Un pomeriggio chiarissimo di Aprile

Un pomeriggio chiarissimo di Aprile
(Rossella Tempesta n. a Napoli il 4/6/1968)

Un pomeriggio chiarissimo di Aprile
la luce definisce il bianco in bianco
lo stucco della finestra e le sue schegge
il giallo lieve delle pareti e le forme nitide dei quadri
Ogni cosa ha il suo posto nella luce perfetta.

Te ho amato nella luce, il tuo corpo e il colore dei capelli
tutto ho veduto scolpito nella luce,
tutto conservo dietro gli occhi chiusi.

Un pomeriggio perfetto e fermato
in un tempo di Aprile per sempre
e in nessun luogo.
Io sono stata una regina d’oro
dalle tue mani incoronata nell’aria azzurra e senza ombre.

Della stessa autrice:
Capodimonte I
Punkromantica n.8

Capodimonte I

Capodimonte I
(Rossella Tempesta n. a Napoli il 4/6/1968)

Capodimonte è il nome dell’altezza di spirito di Napoli,
la strada preferita del vento,
che trasporta nella mia casa minuscola, minuscoli granelli
di terra e pollini del bosco Reale -anzi vero-
proseguito dai palazzi antichi, addossati
che la luce orizzontale di Settembre dilata
in chiarore e bellezza, pieni di corpi, quelli e la strada, carnali.
Qui le donne sono tutte più madri,
più larghe di fianchi di me e della mia vicina,
con una sola piccola figlia, ed io un figlio.
Quelle conducono un esercito di uomini alti
che non lasciano mai le loro cure, la carezza nodosa delle mani
sull’ultima grinza della maglia ripiegata, il loro sugo domenicale
prolungamento del latte e poi del sangue.
E non le vedono quando, negli intervalli di un lavoro eterno,
fumano in grembiali celestone e si parlano con voci roche
dialettali, i gomiti appoggiati alle ringhiere
cariche di gerani e panni stesi.
Sembrano Maria, quando Jesus era a scuola o ai giochi di strada,
e da grande, alle lotte quotidiane.

Della stessa autrice: Punkromantica n.8

Punkromantica n.8

Punkromantica n.8
(Rossella Tempesta n. a Napoli nel 1968)

Punkromantica n.8
Circumvesuviana Napoli

Che consolazione Signora
porta a due mani e con delicatezza?

La sportina di plastica avvolta intorno
a una pietanza buona,
un non so cosa che sua madre o sua suocera
le hanno preparato, mentre era al lavoro,
per la cena sua e dei figli, del marito…

Ecco oscilli un poco, brava,
nel mezzo del vagone circumvesuviano,
preveda la frenata, il sussulto ad ogni stazione
e preservi stretto al petto il frigoverre

Ah Signora come siamo tutti affamati qui
e cupidi di casa e delizie di focolare,
noi pendolari sporchi stropicciati
noi impiegatucci, studentelli,
pensionati traslucidi.

Persino la ragazzina col visetto pulito,
la pelle bianca bianca, gli occhialini da vista – ma vezzosi-
persino lei e la sua improvvisa cresta verdazzurro
sulla testa rasata ai lati, e con treccia azzurra e verde laterale

persino lei, la piccola
punk romantica scommetto
che ci affonderebbe il dito intero
nel suo gateau di patate (o che so io)

E’ una che vuol spaventare, si capisce,
ma solo perché è fragile e così spaventata.
Fa la cresta per le lotte e per gli amori,
come l’urogallo.

Lei, Signora, che ha il paradiso in braccio,
come si dice: “signora ancora giovane”
lei dal rassicurante sedere un po’ allargato
da figli e vita quotidiana, lei non le creda

lei che è perfetta, maglietta blu
blu jeans a pinocchietto
zoccolo basso argenteo.

Quella piccolina da ancora
il bacio alla mamma, per la buonanotte
e inzuppa latte e biscotti la mattina.

No, neanche io lo so perché
porti un collare da cane
e come ciondolo la pallina da biliardo n.8
appesa al collo.

Ha proprio paura di noi.
Facciamo paura.