Festa alla stazione

Festa alla stazione
(Rocco Scotellaro Tricarico, MT 19/4/1923 – Portici, NA 15/12/1953)

Voci rauche, al sommo dell’estate,
e cortei con stendardi
dei vicini borghi.
Così i prati e così
variopinte le donne.
C’è la trombetta foriera di sussulto
battono i tacchi la terra
e le anime pie son ebbre
e il treno rugge
la gran fiera borbotta
di ragli abbrividenti
le farfalle fan stormo
sull’erbe gialle,
è lungo nel fiume
il lamento del rospo.

Allo scalo Grassano – Garaguso – Tricarico
14 maggio 1944

Dello stesso autore: Alla figlia del trainanteL’uomoI pezzentiLa mia bella PatriaNoi non ci bagneremo

Alla figlia del trainante

Alla figlia del trainante
(Rocco Scotellaro Tricarico, MT 19/4/1923 – Portici, NA 15/12/1953)

Io non so più viverti accanto
qualcuno mi lega la voce nel petto
sei la figlia del trainante
che mi toglie il respiro sulla bocca.
Perché qui sotto di noi nella stalla
i muli si muovono nel sonno
perché tuo padre sbuffa a noi vicino
e non ancora va alto sul carro
a scacciare le stelle con la frusta.
(1947)

Dello stesso autore: L’uomoI pezzentiNoi non ci bagneremo

L’uomo

L’uomo
(Rocco Scotellaro Tricarico, MT 19/4/1923 – Portici, NA 15/12/1953)

L’uomo che vide suo padre calzare
gli uomini e farli camminare
imparò da quell’arte umile e felice
la meraviglia di servire l’uomo.
L’uomo che crebbe nell’esule villaggio
imparò il coraggio di farsi riconoscere
e di crescere non lontano dai potenti della terra.
L’uomo che seppe la guerra e le lotte degli uomini
imparò dal fascino della notte
il chiarore del giorno.
Quell’uomo muore. Attorno attorno
alla ceppaia gigantesca che è
agili frullano i vivai che piantò nel mondo.
Ogni uomo che dà agli uomini amore profondo
e il pane e le scarpe e le case e le macchine
può dire chi era Stalin e la ragione del mondo.
(Portici, 9 marzo 1953)

Dello stesso autore: I pezzentiNoi non ci bagneremo

Noi non ci bagneremo

Noi non ci bagneremo
(Rocco Scotellaro Tricarico, MT 19/4/1923 – Portici, NA 15/12/1953)

Noi non ci bagneremo sulle spiagge
a mietere andremo noi
e il sole ci cuocerà come la crosta del pane.
Abbiamo il collo duro, la faccia
di terra abbiamo e le braccia
di legna secca colore di mattoni.
Abbiamo i tozzi da mangiare
insaccati nelle maniche
delle giubbe ad armacollo.
Dormiamo sulle aie
attaccati alle cavezze dei muli.
Non sente la nostra carne
il moscerino che solletica
e succhia il nostro sangue.
Ognuno ha le ossa torte
non sogna di salire sulle donne
che dormono fresche nelle vesti corte.

(da: Margherite e rosolacci 1978)