Samarcanda

Samarcanda
(Roberto Vecchioni n. a Carate Brianza, MB 25/6/1943)

Ridere, ridere, ridere ancora,
Ora la guerra paura non fa,
Brucian nel fuoco le divise la sera,
Brucia nella gola vino a sazietà,
Musica di tamburelli fino all’aurora,
Il soldato che tutta la notte ballò
Vide tra la folla quella nera signora,
Vide che cercava lui e si spaventò

Salvami, salvami, grande sovrano,
Fammi fuggire, fuggire di qua,
Alla parata lei mi stava vicino,
E mi guardava con malignità
Dategli, dategli un animale,
Figlio del lampo, degno di un re,
Presto, più presto perché possa scappare,
Dategli la bestia più veloce che c’è

corri cavallo, corri ti prego
Fino a Samarcanda io ti guiderò,
Non ti fermare, vola ti prego
Corri come il vento che mi salverò
Oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh, cavallo, oh oh

Fiumi poi campi, poi l’alba era viola,
Bianche le torri che infine toccò,
Ma c’era su la porta quella nera signora
Stanco di fuggire la sua testa chinò:
Eri fra la gente nella capitale,
So che mi guardavi con malignità,
Son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale,
Son scappato via ma ti ritrovo qua!

Sbagli, t’inganni, ti sbagli soldato
Io non ti guardavo con malignità,
Era solamente uno sguardo stupito,
Cosa ci facevi l’altro ieri là?
T’aspettavo qui per oggi a Samarcanda
Eri lontanissimo due giorni fa,
Ho temuto che per ascoltar la banda
Non facessi in tempo ad arrivare qua

Non è poi così lontana Samarcanda,
Corri cavallo, corri di là
Ho cantato insieme a te tutta la notte
Corri come il vento che ci arriverà
Oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh cavallo oh oh

Dello stesso autore: Canzone Per Alda MeriniChiamami ancora amoreIn principio erat verbumLa donna della seraLe lettere d’amore (Chevalier de pas)

Chiamami ancora amore

Chiamami ancora amore
(Roberto Vecchioni n. a Carate Brianza, MB 25/6/1943)

E per la barca che è volata in cielo
che i bimbi ancora stavano a giocare
che gli avrei regalato il mare intero
pur di vedermeli arrivare;

per il poeta che non può cantare,
per l’operaio che ha perso il suo lavoro,
per chi ha vent’anni e se ne sta a morire
in un deserto come in un porcile
e per tutti i ragazzi e le ragazze
che difendono un libro, un libro vero
così belli a gridare nelle piazze,
perché stanno uccidendoci il pensiero.

Per il bastardo che sta sempre al sole,
per il vigliacco che nasconde il cuore,
per la nostra memoria gettata al vento
da questi signori del dolore.

Chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
che questa maledetta notte
dovrà pur finire,
perché la riempiremo noi da qui
di musica e di parole

Chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
in questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo

chiamami ancora amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore.

Perché le idee sono come farfalle
che non puoi togliergli le ali
perché le idee sono come le stelle
che non le spengono i temporali

perché le idee sono voci di madre
che credevamo di avere perso
e sono come il sorriso di Dio
in questo sputo di Universo.

Chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole

Chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
continua a scrivere la vita
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
che è così vera in ogni uomo

chiamami ancora amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore

Chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole

Chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
in questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo

chiamami ancora amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
perché noi siamo amore.

Dello stesso autore: Canzone Per Alda MeriniIn principio erat verbumLa donna della seraLe lettere d’amore (Chevalier de pas)

Tutte le lettere d’amore sono ridicole

Tutte le lettere d’amore sono ridicole
(Fernando Pessoa Lisbona, Portogallo 13/6/1888 – Lisbona, Portogallo 30/11/1935)

Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.

Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.

Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.

Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.

La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(Tutte le parole eccentriche,
come tutti i sentimenti eccentrici,
sono naturalmente
ridicoli).

Dello stesso autore: Amo tutto ciò che è statoApri a chi non bussa alla tua portaCampana del mio villaggioGli dèi sono feliciIl ragazzo che ride nella via…Isole fortunateMetafisicaNataleNon sono nullaNon sto pensando a nienteOde alla notteSensazioneSonetto 1Voglio, avròXLII

Come segnalato da hermione, “Tutte le lettere d’amore sono ridicole”, ha ispirato Roberto Vecchioni per il testo di una canzone:

Le lettere d’amore (Chevalier de pas)

Fernando Pessoa chiese gli occhiali
E si addormentò
E quelli che scrivevano per lui
Lo lasciarono solo
Finalmente solo…
Così la pioggia obliqua di Lisbona
Lo abbandonò
E finalmente la finì
Di fingere fogli
Di fare male ai fogli…

E la finì di mascherarsi
Dietro tanti nomi,
Dimenticando Ophelia
Per cercare un senso che non c’è
E alla fine chiederle “scusa
Se ho lasciato le tue mani,

Ma io dovevo solo scrivere, scrivere
E scrivere di me…”
E le lettere d’amore,
Le lettere d’amore
Fanno solo ridere:
Le lettere d’amore
Non sarebbero d’amore
Se non facessero ridere;
Anch’io scrivevo un tempo
Lettere d’amore,
Anch’io facevo ridere:
Le lettere d’amore
Quando c’è l’amore,
Per forza fanno ridere.

E costruì un delirante universo
Senza amore,
Dove tutte le cose
Hanno stanchezza di esistere
E spalancato dolore.

Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
Non è quello di un uomo,
E si rivide nella pena
Di quel brillare inutile,
Di quel brillare lontano…

E capì tardi che dentro
Quel negozio di tabaccheria
C’era più vita di quanta ce ne fosse
In tutta la sua poesia;
E che invece di continuare a tormentarsi
Con un mondo assurdo
Basterebbe toccare il corpo di una donna,
Rispondere a uno sguardo…

E scrivere d’amore,
E scrivere d’amore,
Anche se si fa ridere;
Anche quando la guardi,
Anche mentre la perdi
Quello che conta è scrivere;
E non aver paura,
Non aver mai paura
Di essere ridicoli:
Solo chi non ha scritto mai
Lettere d’amore
Fa veramente ridere.

Le lettere d’amore,
Le lettere d’amore,
Di un amore invisibile;
Le lettere d’amore
Che avevo cominciato
Magari senza accorgermi;
Le lettere d’amore
Che avevo immaginato,
Ma mi facevan ridere
Magari fossi in tempo
Per potertele scrivere…

Epigramma 258

Epigramma 258
(Paolo Silenziario … – Costantinopoli 580)

Amo di più le tue rughe, Filinna
che lo splendore della giovinezza.
Mi piace di sentire nella mano il tuo seno
che piega giù pesante le sue punte
più del seno diritto d’una ragazza.
Il tuo autunno è migliore della sua primavera
ed il tuo inverno è più caldo della sua estate.

(Anth.pal V,258)

(Traduzione di Salvatore Quasimodo)

L’epigramma 258, dedicato da Paolo Silenziario all’anziana compagna Filinna, ha ispirato Roberto Vecchioni per il testo di una canzone di Angelo Branduardi:

La donna della sera

Solo una mano d’angelo – Canzone per Alda Merini

Solo una mano d’angelo

(Alda Merini n. a Milano il 21/3/1931)

 

Solo un mano d’angelo

intatta di sé, del suo amore per sé,

potrebbe

offrirmi la concavità del suo palmo

perché vi riversi il mio pianto.

La mano dell’uomo vivente

è troppo impigliata nei fili dell’oggi e dell’ieri,

è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!

Non potrà mai la mano dell’uomo mondarsi

per il tranquillo pianto del proprio fratello!

E dunque, soltanto una mano di angelo bianco
dalle 
lontane radici nutrite d’eterno e d’immenso
potrebbe filtrare serena le confessioni dell’uomo
senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.

Canzone Per Alda Merini

(Roberto Vecchioni n. a Carate Brianza, MB 25/6/1943)

Noi qui dentro si vive in un lungo letargo,
si vive afferrandosi a qualunque sguardo,
contandosi i pezzi lasciati là fuori,
che sono i suoi lividi, che sono i miei fiori.
Io non scrivo più niente, mi legano i polsi,
ora l’unico tempo è nel tempo che colsi:
qui dentro il dolore è un ospite usuale,
ma l’amore che manca è l’amore che fa male.
Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
perduto, straziato, raccolto, abbracciato;
ogni amore della vita mia
ogni amore della vita mia
è cielo è voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora

Dalla casa dei pazzi, da una nebbia lontana,
com’è dolce il ricordo di Dino Campana;
perché basta anche un niente per essere felici,
basta vivere come le cose che dici,
e divederti in tutti gli amori che hai
per non perderti, perderti, perderti mai.

Cosa non si fa per vivere,
cosa non si fa per vivere,
guarda… Io sto vivendo;
cosa mi è costato vivere?
Cosa l’ho pagato vivere?
Figli, colpi di vento…
La mia bocca vuole vivere!
La mia mano vuole vivere!
Ora, in questo momento!
Il mio corpo vuole vivere!
La mia vita vuole vivere!
Amo, ti amo, ti sento!

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
perduto, straziato, raccolto, abbracciato;
ogni amore della vita mia
ogni amore della vita mia
è cielo è voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora

 

Dedicata a:  Utente: manodiangelo manodiangelo e Utente: aironedistelle aironedistelle