Non c’è ritorno

Non c’è ritorno
(Roberto Juarroz Coronel Dorrego, Argentina 5/10/1925 – Buenos Aires, Argentina 31/3/1995)

Non c’è ritorno.
Però ci sono alcuni movimenti
che si assomigliano al ritorno
come il fulmine alla luce.

E’ come se fossero
forme fisiche del ricordo,
un volto che torna a formarsi tra le mani,
un paesaggio sprofondato che si reinstalla nella retina,
cercare di misurare ancora la distanza che ci separa dalla terra,
tornare a verificare che gli uccelli continuano a vigilarci.

Non c’è ritorno.
Ciò nonostante,
tutto è una aspettativa all’incontrario
che cresce all’indietro.

(Da: Poesia verticale)

Dello stesso autore:
C’è da scorrere un sipario
Seconda poesia verticale, 67

Seconda poesia verticale, 67

Seconda poesia verticale, 67
(Roberto Juarroz Coronel Dorrego, Argentina 5/10/1925 – Buenos Aires, Argentina 31/3/1995)

Un filo più sottile del pensiero,
un filo senza alcuno spessore,
unisce i nostri occhi quando non ci guardiamo.

Quando ci guardiamo
ci uniscono tutti i fili del mondo,
ma manca questo,
che solo dà ombra
alla luce più segreta dell’amore.

Dopo che ce ne andiamo,
forse resta questo filo
a unire i nostri posti vuoti.

(Da: Seconda poesia verticale, 1963)

Dello stesso autore: C’è da scorrere un sipario

C’è da scorrere un sipario

C’è da scorrere un sipario
(Roberto Juarroz Coronel Dorrego, Argentina 5/10/1925 – Buenos Aires, Argentina 31/3/1995)

C’è da scorrere un sipario,
ma non sappiamo dove.
C’è da scorrere un sipario,
ma forse il palcoscenico è vuoto.
O forse non lo è
e allora
chi sono gli attori
e che dramma stanno rappresentando?
O aprendo il sipario
capiremmo subito
che è per noi quel palcoscenico
anche se non esiste dramma da rappresentare?
O bisognerà chiudere il sipario
perché il palcoscenico è da questa parte
e già non possiamo più ritardare
l’inizio della rappresentazione?
Ma, in quel caso,
chi sono gli spettatori?
O non ci sono spettatori
e non ci resta altro che
la pura rappresentazione?