Ho visto mani nere

Ho visto mani nere
(Richard Wright Natchez, Mississippi, USA 4/9/1908 – Parigi, Francia 28/11/1960)

Sono negro e ho visto mani nere, milioni e milioni di esse…
Erano stanche e deformi e incallite e incrostate di sporcizia e coperte di pellacce indurite.
E venivano prese entro le cinghie vertiginose delle macchine e schiantate e schiacciate e maciullate,
e correvano agili su e giù per le macchine pulsanti ammassando mucchi d’oro sempre più alti nelle banche dei padroni,
e accumulavano sempre più alte cataste d’acciaio, ferro, legname, frumento, segala, avena, grano, cotone, lana, petrolio, carbone, carne, frutta, vetro e pietra finché ve ne fu più del bisogno, e afferrarono fucili e se li misero in spalla e marciarono e brancolarono in trincee e combatterono e uccisero e vinsero nazioni che comperarono le merci fabbricate da mani nere.
E ancora mani nere accatastarono merci in cumuli sempre più alti finché ve ne fu più del bisogno,
e allora le mani nere strinsero tremando davanti la porta della fabbrica il temuto foglio di licenziamento,
e le mani nere rimasero inerti e dondolarono vuote e si fecero molli e divennero fiacche e ossute in conseguenza della disoccupazione e della fame.
E si fecero nervose e sudaticce, e si aprirono e chiusero nell’angoscia e nel dubbio e nell’esitazione e nell’irresolutezza…

Sono negro, e ho visto mani nere, milioni e milioni di esse…
tendersi trepide da giorni di lenta morte verso le merci che avevano fabbricate, ma i padroni ammonirono che le merci erano private e non appartenevano a loro,
e le mani nere presero a picchiare disperatamente a difesa della loro vita e scorse il sangue, ma i padroni inferociti decretarono che anche questo era ingiusto,
e le mani nere toccarono le gelide sbarre d’acciaio della prigione, le sbarre che avevano fabbricato, disperate saggiarono la loro forza e trovarono che non potevano piegarle né romperle, e le mani nere combatterono e misero fuori gli artigli e cessarono dal lavoro, ma mille mani bianche le presero e le legarono, e le mani nere sollevarono le palme in muta e futile invocazione verso le facce umide della plebaglia invasata d’orge sadiche,
e le mani nere si protesero e adunghiarono e si sforzarono invano di sciogliere il laccio che si stringeva intorno alla gola nera, e le mani nere ondeggiarono e batterono orrendamente le alte fiamme che arrostivano e riducevano in carbone nero la carne nera.

Sono negro e ho visto mani nere
levate a pugno in segno di rivolta, accanto ai pugni bianchi dei lavoratori bianchi,
e un giorno — e solo questo m’incoraggia a vivere — un giorno ve ne saranno milioni e milioni,
un giorno scarlatto in uno scoppio di pugna serrate davanti a un orizzonte nuovo!