Fotografia di mio padre a ventidue anni

Fotografia di mio padre a ventidue anni
(Raymond Carver Clatskanie, Oregon, USA 25/5/1938 – Port Angeles, Washington, USA 2/8/1988)

Ottobre. In quest’umida cucina sconosciuta
studio il giovane viso imbarazzato di mio padre.
Con un sorriso mansueto, tiene in mano un filo
di persici gialli e spinosi, nell’altra
una bottiglia di birra Carlsbad.

In jeans e maglietta, si appoggia
al paraurti di una Ford del ’34.
Ai posteri vorrebbe apparire cordiale e sincero,
porta il vecchio cappello alzato sull’orecchio.
Per tutta la vita mio padre ha voluto essere spavaldo.

Ma gli occhi lo tradiscono, e le mani
che molli ci offrono il filo dei pesci morti
e la bottiglia di birra. Papà, ti voglio bene,
ma come faccio a dirti grazie, io che, come te, non reggo l’alcool,
e non saprei neppure dove andare a pescare?

Dello stesso autore: Abbi CuraInsonnia invernale

Insonnia invernale

Insonnia invernale
(Raymond Carver Clatskanie, Oregon, USA 25/5/1938 – Port Angeles, Washington, USA 2/8/1988)

La mente non può dormire, può solo giacere sveglia,
ingolfata, ad ascoltare la neve che si aduna
come per l’assalto finale.

Vorrebbe che venisse Cechov a somministrarle
qualcosa- tre gocce di valeriana, un bicchiere
d’acqua di rose- qualunque cosa, non importa.

La mente vorrebbe uscire di qui
fuori sulla neve. Vorrebbe correre
con un branco di bestie irsute, tutte denti,

sotto la luna, in mezzo alla neve, senza
lasciare traccia, neanche un’ impronta, nulla.
È malata, stasera, la mente.

Dello stesso autore:
Abbi Cura

Abbi Cura

Abbi Cura
(Raymond Carver Clatskanie, Oregon, USA 25/5/1938 – Port Angeles, Washington, USA 2/8/1988)

Dalla finestra la vedo chinarsi sulle rose
reggendole vicino al fiore per non
pungersi le dita. Con l’altra mano taglia, si ferma e
poi taglia ancora, più sola al mondo
di quanto mi sia mai reso conto. Non alzerà
lo sguardo, non subito. È sola
con le rose e con qualcosa che riesco solo a pensare, ma non
a dire. So bene come si chiamano quei cespugli

regalatici per le nostre recenti nozze: Ama, Onora e Abbi Cura…
è quest’ultima rosa che lei all’improvviso mi porge, dopo
essere entrata in casa tra uno sguardo e l’altro. Affondo
il naso in essa, ne aspiro la dolcezza, la lascio indugiare-profumo
di promessa, di tesoro. Le reggo il polso per avvicinarla ancora,
i suoi occhi verdi come muschio di fiume. E poi la chiamo, contro
quel che avverrà: moglie, finché posso, finché il mio fiato, un petalo
affannato dietro l’altro, riesce ancora a raggiungerla.