Io sono verticale

Io sono verticale
(
Sylvia Plath Boston, Massachusetts, USA 27/10/1932 – Londra, Regno Unito 11/2/1963 – Premio Pulitzer per la poesia 1982)

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con la radice nel suolo
che succhia minerali e amore materno

per poter brillare di foglie ogni marzo,
e nemmeno sono la bella di un’aiola
che attira la sua parte di Ooh, dipinta di colori stupendi,

ignara di dover presto sfiorire.

In confronto a me, un albero è immortale

e la corolla di un fiore non alta, ma più sorprendente,

e a me manca la longevità dell’uno e l’audacia dell’altra.

Questa notte, sotto l’infinitesima luce delle stelle,
alberi e fiori vanno spargendo i loro freschi profumi.

Cammino in mezzo a loro, ma nessuno mi nota.
A volte penso che è quando dormo
che assomiglio loro più perfettamente–
i pensieri offuscati.
L’essere distesa mi è più naturale.
Allora c’è aperto colloquio tra il cielo e me
e sarò utile quando sarò distesa per sempre:
forse allora gli alberi mi toccheranno, e i fiori avranno tempo per me.

28 marzo 1961

(Da "Attraversando l’acqua")

Dedicata a Utente: dalfusoditaiwan dalfusoditaiwan

Ardente meriggio nei prati

Ardente meriggio nei prati
(
Sylvia Plath Boston, Massachusetts, USA 27/10/1932 – Londra, Regno Unito 11/2/1963 – Premio Pulitzer per la poesia 1982)

Ardente meriggio nei prati. I ranuncoli
esplodono e si fondono, e gli amanti
passano, e passano.
Sono neri e piatti come ombre.
Bello non avere legami, io sono
solitaria come l’erba. Che cosa mi manca?
Qualunque cosa sia, la troverò?

I cigni se ne sono andati, ma il fiume
ricorda come erano bianchi.
Cerca di inseguirli con le sue luci.
Incontra la loro forma in una nuvola.
Che cos’è quell’uccello che piange
con tanto dolore nella voce?
Sono giovane come sempre, dice.
Che cosa, che cosa mi manca?

La mente è una cosa che incanta

La mente è una cosa che incanta
(Marianne Moore Kirkwood, Missouri, USA 15/11/1887 – New York City, USA 5/2/1972 – Premio Pulitzer per la poesia 1952)

è una cosa incantata,
come lo smalto sopra
un’ala di locusta,
suddiviso dal sole
finché le trame sono una legione.
Come Gieseking che suona Scarlatti;

come il punteruolo che l’apteryx
ha per becco, oppure come
lo scialle da pioggia del kivi,
fatto di piume filiformi, la mente
tenta la strada come fosse cieca
e cammina tenendo gli occhi a terra.

Ha l’orecchio della memoria,
che sa udire senza
dover udire.
Come l’inclinazione del giroscopio,
che è davvero univoca perché
imperante certezza la governa,

è un potere
di forte incantamento.
E’ come il collo della
colomba, animato
dal sole; è l’occhio della memoria;
è incoerenza coscienziosa.

E strappa il velo, squarcia
la tentazione,
la nebbia che il cuore porta addosso,
gliela strappa dagli occhi – se pure
il cuore ha un volto; dissipa
lo scoramento. E’ fuoco dell’iridescenza

del collo della colomba; nelle
incoerenze
di Scarlatti.
Ordine sottopone
a prova il suo disordine; non è
un giuramento di Erode, che non può mutare