Tenendo le cose assieme

Tenendo le cose assieme
(Mark Strand Summerside, Canada 11/4/1934 – Brooklyn, New York, USA 29/11/2014 – Premio Pulitzer per la poesia 1999)

In un campo
io sono l’assenza
di campo.
Questo è
sempre opportuno.
Dovunque sono
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l’aria
e sempre
l’aria si fa avanti
per riempire gli spazi
che il mio corpo occupava.

Tutti abbiamo delle ragioni
per muoverci
io mi muovo
per tenere assieme le cose.

(Da: Sleeping with One Eye Open, 1964)

Dello stesso autore:
Cos’era
Mare nero

Grazie, Nebbia

Grazie, Nebbia
(Wystan Hugh Auden York, Regno Unito 21/2/1907 – Vienna, Austria 29/9/1973 – Premio Pulitzer per la poesia 1948)

Grazie, Nebbia
Abituato al clima newyorkese,
conoscendo lo Smog fin troppo bene,
mi ero dimenticato
di Te, la Sua Sorella immacolata,
di ciò che porti ai nostri inverni inglesi:
conoscenze native si risvegliano.

Acerrima nemica della fretta,
spauracchio di aerei e guidatori,
certo Ti maledice ogni volatile,
ma io sono felicissimo,
perché Ti sei convinta a visitare
le campagne incantevoli del Wiltshire
l’intera settimana di Natale,
e nessuno può correre
nel mio cosmo, ridotto
ad una villa antica e a quattro Monadi
legate da amicizia:
Io, Sonia, Jimmy e Tania.

Fuori un silenzio informe:
persino quegli uccelli spinti a stare
dal loro sangue caldo
qui intorno tutto l’anno,
come il bottaccio e il merlo,
da Te allettati frenano
il loro verso allegro,
nessun gallo si azzarda a strepitare,
e le cime degli alberi, visibili
appena, non stormiscono ma restano
immobili e condensano efficienti
in gocce esatte la Tua umidità.

Dentro, spazi accoglienti ben precisi
rendono confortevole
la lettura e il ricordo, i cruciverba,
le affinità, le risa:
ristorati da sapide cenette
e allietati dal vino,
sediamo lieti in cerchio,
ignari di noi stessi ma solerti
nei confronti degli altri,
cercando quanto più di approfittarne,
perché ben presto occorrerà rientrare,
finiti questi giorni di clemenza,
nel mondo del denaro e del lavoro,
dove si è attenti ad ogni punto e virgola.

Nessun sole d’estate potrà mai
dissolvere le tenebre totali
diffuse dai Giornali,
che vomitano in prosa trasandata
fatti violenti e sordidi
che non riusciamo, sciocchi, ad impedire:
la terra è un brutto posto,
eppure, per quest’attimo speciale,
così tranquillo ma così festoso,
ti rendo Grazie: Grazie, Grazie, Nebbia.

(Da: Grazie nebbia, 1974)

Dello stesso autore:
Alla fine il segreto viene fuori
Blues in memoria
Felice la lepre al mattino
Il cittadino ignoto
La verità, vi prego, sull’amore
Un altro tempo

Sono io

Sono io
(Elizabeth Bishop Worcester, Massachusetts, USA 8/2/1911 – Boston, Massachusetts, USA 6/10/1979 – Premio Pulitzer per la poesia 1956)

Sto nello sfregio della notte.
Senza intesa. Senza accollarmi il fagotto e
salvarlo. Oggi non salvo. Sono io la bufera
che rovina. Sono la spina, il buco, l’inciampo.
Sono io l’innesto sbagliato che darà un frutticino
sgorbio. Sono il relitto il rifiuto, la cosa rotta
l’urlo incenerito, la cappa che fa fumo. Sono io.

Della stessa autrice:
Chemin de fer
Insonnia
L’arte di perdere

Il ritiro

Il ritiro
(Robert Lowell Boston, Massachusetts, USA 1/3/1917 – New York, USA 12/9/1977 – Premio Pulitzer per la poesia 1947 e 1974)

Solo oggi e giusto per questo minuto,
quando la luce obliqua del sole trova la vera angolazione;
si possono vedere foglie gialle e rosate che costellano
il nostro gentile albero lanuginoso –
d’improvviso la verde estate è momentanea…
l’autunno è la mia stagione favorita –
perché cambia vestiti e si ritira?

Questa settimana la casa è stata messa in vendita –
d’improvviso mi sveglio tra estranei;
quando entro in una stanza, si sposta,
imbarazzata, e ne raggiunge un’altra.

Non ho bisogno di conversazione, ma di te per ridere insieme –
tu e una stanza e un fuoco,
fredda luce di stelle che soffia da una finestra aperta –
dove?

(Da: Giorno per giorno)

Dello stesso autore:
Tarda estate a Milgate

Dal giardino

Dal giardino
(Anne Sexton Newton, Massachusetts, USA 9/11/1928 – Weston, Massachusetts, USA 4/10/1974 – Premio Pulitzer per la poesia 1967)

Vieni, amore mio,
considera i gigli.
Abbiamo poca fede.
Parliamo troppo.
Svuota la tua bocca piena di parole
e vieni con me a guardare
i gigli dischiusi nel campo,
crescono lì come velieri,
che lenti governano i loro petali
senza infermiere senza orologi.
Consideriamo lo spettacolo:
una casa dove nubi bianche
decorano le sale fangose.
Oh, svuòtati delle buone
e cattive parole. Sputa fuori
le parole come pietre!
Vieni qui! Vieni qui!
Vieni a mangiare i miei gustosi frutti.

Della stessa autrice:
Al mio amante che torna da sua moglie
Ballata della masturbatrice solitaria
Il bacio
La casalinga
La terra
Magia nera
Ragazza ignota in reparto maternità

Ottobre

Ottobre
(
Robert Frost San Francisco, California, USA 26/3/1874 – Boston, Massachusetts, USA 29/1/1963 – Premio Pulitzer per la poesia 1924, 1931, 1937 e 1943)

O dolce quieta mattina d’ottobre,
Sono pronte a cadere le tue foglie.
Il vento di domani, se sarà

Forte, tutte le sperderà.

Sopra la selva il richiamo dei corvi,

Forse domani se n’andranno a schiera.

O dolce quieta mattina d’ottobre,

Lente inizia le ore di questo giorno.

Fa’ che il giorno ci sembri meno breve.

Noi, cuori non avversi all’illusione,

Illudi nel modo che sai.

Stacca una foglia all’aprirsi del giorno,

A mezzodì stacca un’altra foglia;

Una dai nostri alberi, una molto lontano.

Attarda il sole con la nebbia gentile:

Incanta la terra col tuo ametista

Oh lentamente!

Per amore di quella vigna, non foss’altro,

Le cui foglie già sono strinate dal gelo,

I cui grappoli andranno altrimenti perduti
– Per amore di quella vigna lungo il muro.

(Da: A boy’s will, 1913)

Dello stesso autore:
Niente che sia d’oro resta
Quel che dissero i cinquant’anni
Un uccelletto minore

Due, tre

Due, tre
(Rae Armantrout n. a Vallejo, California, USA il 13/4/1947 – Premio Pulitzer per la poesia 2010)

Ragazzo grasso, triste con un cappello da pirata.
Lunga, vecchia Ford
ammaccata, color rame.

Quante caratteristiche
deve avere una cosa
per essere singolare?

(L’eco ci persuade
che tutto ciò che diciamo
è stato già detto almeno una volta prima.

Due uomini calvi, quasi grassi
in maglietta grigia
e pantaloni corti marroni

portano a spasso un piccolo bulldog –
seguiti dagli occhi
di un’invisibile terza persona.

La Trinità è nata
da quel che sappiamo
dell’amara

simbiosi delle coppie.
Possiamo ridurre la tristezza dell’eco
sincronizzando ogni parola?

È l’inizio o la fine
d’un vero amore
quando abbiamo pietà d’una persona

perché, in lei,
ci riconosciamo?

La notte

La notte
(William Rose Benét Brooklyn, New York, USA 2/2/1886 – New York, USA 4/5/1950 – Premio Pulitzer per la poesia 1942)

Lasciate che la notte conservi
Ciò che la notte prende,
Sospiri sepolti profondi,
Antiche pene del cuore,
Lamenti dell’amante,
Lacrime dei perduti;
Lasciate che il giorno non scopra
Tutto il tesoro della notte!
Lasciate che la notte conservi
L’ardente gioia dell’amore,
Annegata in sonno profondo
Che bacia e sussurra
Pensieri come candidi fiori
Nelle siepi del maggio;
Non lasciate svanire col giorno
Ore così profonde.
La notte è un monarca
Di tutte le cose più antiche,
Dolore e spavento,
Estatiche ali;
La notte è la corona, la notte è la spada
Alzata per percuotere.
Inginocchiatevi al vostro Signore,
Fanciulli della notte!

Per i bambini

Per i bambini
(Gary Snyder n. a San Francisco, California, USA l’8/5/1930 – Premio Pulitzer per la poesia 1975)

Le alte montagne, le creste
delle statistiche
sono sotto i nostri occhi.
La salita ripida
di ogni cosa, va su,
su, mentre tutti noi andiamo giù.

Nel prossimo secolo,
o in quello successivo,
dicono,
ci saranno valli, pascoli
in cui ci incontreremo in pace,
se ce la facciamo.

Per scalare queste cime,
un consiglio per te,
per te
e per i tuoi figli:

state assieme,
imparate dai fiori,
siate lievi.

(Da: L’isola della Tartaruga, 1975)

Vento calante

   Giornata Mondiale della Terra

Vento calante
(Louise Glück n. a New York, USA il 22/4/1943 – Premio Pulitzer per la poesia 1993)

Quando vi ho fatto, vi amavo.
Ora vi compatisco.

Vi ho dato quanto vi serviva:
letto di terra, lenzuolo di aria blu…
Mentre mi allontano da voi
vi vedo più chiaramente.
A quest’ora le vostre anime avrebbero dovuto essere
immense,
non quel che sono,
piccole cose vocianti…

Vi ho dato ogni dono,
blu del mattino primaverile,
tempo che non sapevate come usare:
volevate di più, l’unico dono
riservato a un’altra creazione.

Qualsiasi cosa abbiate sperato,
non troverete voi stessi nel giardino,
fra le piante che crescono.
Le vostre vite non sono circolari come le loro:

le vostre vite sono il volo dell’uccello
che inizia e finisce nell’immobilità:

che inizia e finisce, forma che riflette
quest’arco dalla betulla bianca
al melo.

(Da: L’iris selvatico)