Gran poesia ha la guerra

Gran poesia ha la guerra
(
Dario Fo Sangiano, VA il 24/3/1926 – Milano 13/10/2016 – Premio Nobel per la letteratura 1997)

La guerra vedrai tornerà non temere
la guerra che sempre ci fa palpitare
che ci fa ancora gli amici trovare
non temere vedrai tornerà
e ci stringerà tutti in una passione
che pace tremenda la guerra ci dà.

Gran poesia ha la guerra.
Ci dà lo spettacolo di donne smorte
che piangono mute al nostro partire
di donne che piangono al nostro morire;
questa gioia la guerra ci dà
quante braccia tese per chi è ritornato
per chi la sua pelle a casa ha portato.

Gran poesia ha la guerra.
E i canti, le grida, la gente squartata
le madri vestite di nero
le pallide spose dell’uomo spogliate
che piangono nei cimiteri.

Medaglie, fanfare e canti di gloria
e ceppi e lapidi alla memoria
orfani attoniti e belle parole
tutto questo la guerra ci dà.

E i canti, le grida, la gente squartata
le madri vestite di nero
le pallide spose dell’uomo spogliate
che piangono nei cimiteri.

(Da: La passeggiata della domenica, 1967)

Dello stesso autore: Calma calma!Ho visto un reSeppelliamoci

Appello

Appello
(Harry Martinson Jämshög, Svezia 6/5/1904 – Stoccolma, Svezia 11/2/1978; Premio Nobel per la letteratura 1974)

La luna piena risplende nel mare
e tu nel mio cuore.
La riva attende e invecchia. Tu non vieni mai.
Fugace il sentiero lunare sul mare che inghiottì
il veliero col quale a lungo avremmo vagato
condotti dal desiderio, suonando il flauto e la cetra
unendo canto e carne nell’argenteo vento.

(Da: Le erbe nella Thule, 1975)

Dello stesso autore: Al largo sul mareIl mattino delle etàPoesiaPoesia d’autunno

Settembre

Settembre
(Hermann Hesse Calw, Germania 2/7/1877 – Montagnola, Svizzera 9/8/1962 – Premio Nobel per la letteratura 1946)

Triste il giardino: fresca
scende ai fiori la pioggia.
Silenziosa trema
l’estate, declinando alla sua fine.
Gocciano foglie d’oro
giù dalla grande acacia.
Ride attonita e smorta
l’estate dentro il suo morente sogno.
S’attarda tra le rose,
pensando alla sua pace;
lentamente socchiude
i grandi occhi pesanti di stanchezza.

Dello stesso autore: Canzone d’amoreCosì van le stelleDi notteEleonoraEstateFarfalla AzzurraFuga di giovinezzaGradiniIncominciaiLa felicità è amore, nient’altroOcchi scuriPerché ti amoScritto sulla sabbiaTi chiesiTutti i libri del mondo

Gimnopedia

Gimnopedia
(Giorgos Seferis Urla, Turchia 13/3/1900 – Atene, Grecia 20/9/1971; Premio Nobel per la letteratura 1963)

I. SANTORINO

Piega, se puoi, sul mare scuro dimenticando
la musica d’un flauto sopra quei piedi nudi
che calcarono il tuo sonno in quell’altra vita ora sommersa.

Scrivi, se puoi, sull’ultimo tuo ciottolo
il giorno il nome il luogo
gettalo a mare perché vada a picco.

Ci siamo ritrovati nudi sopra la pomice
rimirando le isole affioranti
rimirando le rosse isole andare a fondo
nel loro sonno, nel nostro.
Ci siamo ritrovati qua
nudi, con la bilancia
che traboccava verso l’ingiustizia.

Tallone di potenza volontà senz’ombra calcolato amore
piani che si maturano al sole meridiano
rotta del fato al battito della giovine mano
sull’omero:
qui nel luogo smembrato che non regge
nel luogo che fu nostro
colano a picco – ruggine e cenere – le isole.

Are crollate
e gli amici scordati
foglie di palma nel fango.

Lascia, se puoi, viaggiare le tue mani
sul margine del tempo con la nave
che toccò l’orizzonte.
Quando il dado ha battuto sul marmo
e la lancia ha battuto la corazza
e l’occhio ha conosciuto il forestiero
e seccato è l’amore
in anime bucate,
quando ti guardi attorno e tutt’in giro
trovi piedi falciati
in giro mani morte
occhi ciechi di buio,
quando non hai più scelta
di quella morte che volevi tua,
udendo un grido
e sia grido di lupo,
il tuo diritto,
lascia, se puoi, viaggiare le tue mani
staccati via dal tempo infido e cola
a picco:
chi solleva i macigni cola a picco.

II. MICENE

Dammi le mani, dammi le tue mani, le mani.

Ho visto nella notte
il vertice aguzzo del monte,
la piana inondata laggiù dalla luce
d’una luna segreta,
girando il capo ho visto
l’acervo dei macigni neri
e la mia vita tesa come corda,
inizio e fine
l’attimo supremo;
le mie mani.

Chi solleva i macigni cola a picco:
questi macigni alzai fin che potei
questi macigni amai fin che potei,
questi macigni, il mio fato.
Piagato dal mio suolo
e seviziato dalla mia camicia,
e condannato dalle mie divinità,
questi macigni.

So che non sanno; eppure io che percorsi
tante volte la via
dall’omicida al morto
e dal morto alla pena
e dalla pena ad un altro omicidio,
palpeggiando
la porpora inesausta
in quella sera del ritorno
– le Erinni cominciarono a fischiare
nell’erba rada –
ho visto serpi e vipere incrociate
in un viluppo sulla mala stirpe,
il nostro fato¹.

Voci su dal macigno, su dal sonno,
più fonde qua dove il mondo s’abbruna,
memoria di travagli radicata nel ritmo
che percosse la terra con piedi
dimenticati.
Inabissati corpi, alle radici
d’un altro tempo, nudi. Occhi sbarrati,
sbarrati sopra un segno
che per quanto tu voglia non discerni:
l’anima
che combatte per farsi anima tua.

Neppure il silenzio è più tuo
qui dov’è fermo il giro delle mole.

ottobre 1935

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

Dello stesso autore: Io qui ti ringrazioPoesia XVIII

Ai quindici di Piazzale Loreto

75° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI PIAZZALE LORETO

Ai quindici di Piazzale Loreto
(Salvatore Quasimodo Modica, RG 20/8/1901 – Napoli 14/6/1968 – Premio Nobel per la letteratura 1959)

Esposito, Fiorani, Fogagnolo,
Casiraghi, chi siete? Voi nomi, ombre?
Soncini, Principato, spente epigrafi,
voi, Del Riccio, Temolo, Vertemati,
Gasparini? Foglie d’un albero
di sangue, Galimberti, Ragni, voi,
Bravin, Mastrodomenico, Poletti?
O caro sangue nostro che non sporca
la terra, sangue che inizia la terra
nell’ora dei moschetti. Sulle spalle
le vostre piaghe di piombo ci umiliano:
troppo tempo passò. Ricade morte
da bocche funebri, chiedono morte
le bandiere straniere sulle porte
ancora delle vostre case. Temono
da voi la morte, credendosi vivi.
La nostra non è guardia di tristezza,
non è veglia di lacrime alle tombe:
la morte non dà ombra quando è vita.

(Da: La vita non è sogno, 1949)

Dello stesso autore: Ai fratelli Cervi, alla loro ItaliaAlle fronde dei saliciAutunnoDare e avereDolore di cose che ignoroForse il cuoreFresca marinaI soldati piangono di notteIl falso e vero verdeIl presepeLamento per il sudOra che sale il giornoPer i caduti di MarzabottoRide la gazza, nera sugli aranciS’ode ancora il mareThanatos athanatosUomo del mio tempoVento a Tindari

La Regina

La Regina
(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

Io ti ho nominato regina.
Ve n’è di più alte di te, di più alte.
Ve n’è di più pure di te, di più pure.
Ve n’è di più belle di te, di più belle.

Ma tu sei la regina.

Quando vai per le strade
nessuno ti riconosce
Nessuno vede la tua corona di cristallo, nessuno guarda
il tappeto d’oro rosso
che calpesti dove passi,
il tappeto che non esiste.

E quando t’affacci
tutti i fiumi risuonano
nel mio corpo, scuotono
il cielo le campane,
e un inno empie il mondo.

Tu sola ed io
tu sola ed io, amor mio,
lo udiamo.

Dello stesso autore: Acqua sessualeCorpo di donnaDietro di me sul ramo voglio vedertiDonna Completa – Sonetto XIIDove sarà la Guglielmina?Due amanti felici – Sonetto XLVIIIÈ il mattino pienoGente di terra italianaHo fame della tua boccaIl bacioIl figlioIl silenzioIl tuo sorrisoL’amoreL’esilioLa notte nell’isolaLa poesiaLa povertàLo scioperoNon t’amo come se fossi rosa di sale – Sonetto XVIINon t’amo se non perché t’amo – Sonetto LXVINuda – Sonetto XXVIIOde al caneOde al fiore azzurroOde al giorno feliceOde al libro IIOde al primo giorno dell’annoOh Estate!Ormai sei mia – Sonetto LXXXIPer il mio cuorePerché tu mi odaPrima d’amartiQuando il riso ritira dalla terraQui stanno il pane, il vino, la tavola, la dimoraSe saprai starmi vicinoSpiego alcune coseTristissimo secoloUn giorno, uomo o donna, viandante…

30 luglio 1981 – 30 luglio 2019
Felice anniversario

Il nome dei gatti

Il nome dei gatti
(Thomas Stearns Eliot Saint Louis, Usa 26/9/1888 – Londra, Regno Unito 4/1/1965 – Premio Nobel per la letteratura 1948)

E’ una faccenda difficile mettere il nome ai gatti;
niente che abbia a che vedere, infatti,
con i soliti giochi di fine settimana.
Potete anche pensare a prima vista,
che io sia matto come un cappellaio,
eppure, a conti fatti,
vi assicuro che un gatto deve avere in lista,
TRE NOMI DIFFERENTI. Prima di tutto quello che in
famiglia
potrà essere usato quotidianamente,
un nome come Pietro, Augusto, o come
Alonzo, Clemente;
come Vittorio o Gionata, oppure Giorgio o Giacomo
Vaniglia –
tutti nomi sensati per ogni esigenza corrente.
Ma se pensate che abbiano un suono più ameno,
nomi più fantasiosi si possono consigliare:
qualcuno pertinente ai gentiluomini,
altri più adatti invece alle signore:
nomi come Platone o Admeto, Elettra o
Filodemo –
tutti nomi sensati a scopo familiare.
Ma io vi dico che un gatto ha bisogno di un nome
che sia particolare, e peculiare, più dignitoso;
come potrebbe, altrimenti, mantenere la coda
perpendicolare,
mettere in mostra i baffi o sentirsi orgoglioso?
Nomi di questo genere posso fornirvene un quorum,
nomi come Mustràppola, Tisquàss o Ciprincolta,
nome Babalurina o Mostradorum,
nomi che vanno bene soltanto a un gatto per volta.
Comunque gira e rigira manca ancora un nome:
quello che non potete nemmeno indovinare,
né la ricerca umana è in grado di scovare;
ma IL GATTO LO CONOSCE, anche se mai lo confessa.
Quando vedete un gatto in profonda meditazione,
la ragione, credetemi, è sempre la stessa:
ha la mente perduta in rapimento ed in contemplazione
del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
del suo ineffabile effabile
effineffabile
profondo e inscrutabile unico NOME.

(Da: Il libro dei gatti tuttofare)

Dello stesso autore: AnimulaAprile è il mese più crudeleI disoccupatiIl canto dell’amore di J. Alfred PrufrockLa coltura degli alberi di NataleLa morte per acquaNoi non sappiamo molto del futuro…Una dedica a mia moglie

Ucciso – Piave 8 luglio 1918

Ucciso – Piave 8 luglio 1918
(Ernest Hemingway Oak Park, Illinois, USA 21/7/1899 – Ketchum, Idaho, USA 2/7/1961 – Premio Nobel per la letteratura 1954)

Il desiderio
E tutti i dolci stillanti dolori
E le pene delicate
Ch’eri tu,
Sono spariti nella tenebra tetra.
Adesso nella notte tu vieni senza sorridere
A giacere con me
Fredda, rigida, ottusa baionetta
Sulla gonfia, palpitante anima mia.

Chicago, 1921

Dello stesso autore: BonacciaTutti gli eserciti sono uguali

I vecchi che si ammirano nell’acqua

I vecchi che si ammirano nell’acqua
(William Butler Yeats Dublino, Irlanda 13/6/1865 – Roquebrune-Cap-Martin, Francia 28/1/1939; Premio Nobel per la letteratura 1923)

Ho udito i vecchi, i vecchissimi, dire:
«Tutto muta,
E a uno a uno noi scompariamo»,
Avevano mani simili ad artigli, e le ginocchia
Contorte come i pruni antichi
Presso le acque.
Ho udito i vecchi, i vecchissimi, dire:
«Tutto ciò che è bello trascorre via
Come le acque».

Dello stesso autore: Egli desidera il tessuto del cieloLa mascheraLà nei giardini dei saliciQuando tu sarai vecchiaUn campo d’erba

Avevamo studiato per l’aldilà

Avevamo studiato per l’aldilà
(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

Avevamo studiato per l’aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.

(Da: Satura)

Dello stesso autore: Ascoltare…Casa sul mareChissà se un giorno butteremo le maschereCielo e terraCon astuziaElegiaFelicità raggiuntaGli elefantiHo sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scaleI limoniIl carnevale di GertiIl positivoLa morte di DioLa StoriaLa vita oscillaLe stagioniLo spettacoloL’alluvione ha sommerso il pack dei mobiliMeriggiare pallido e assortoNon chiederci la parolaPioveRiviereSera di PasquaSi risolve ben pocoSpesso il male di vivere