I vecchi che si ammirano nell’acqua

I vecchi che si ammirano nell’acqua
(William Butler Yeats Dublino, Irlanda 13/6/1865 – Roquebrune-Cap-Martin, Francia 28/1/1939; Premio Nobel per la letteratura 1923)

Ho udito i vecchi, i vecchissimi, dire:
«Tutto muta,
E a uno a uno noi scompariamo»,
Avevano mani simili ad artigli, e le ginocchia
Contorte come i pruni antichi
Presso le acque.
Ho udito i vecchi, i vecchissimi, dire:
«Tutto ciò che è bello trascorre via
Come le acque».

Dello stesso autore: Egli desidera il tessuto del cieloLa mascheraLà nei giardini dei saliciQuando tu sarai vecchiaUn campo d’erba

Avevamo studiato per l’aldilà

Avevamo studiato per l’aldilà
(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

Avevamo studiato per l’aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.

(Da: Satura)

Dello stesso autore: Ascoltare…Casa sul mareChissà se un giorno butteremo le maschereCielo e terraCon astuziaElegiaFelicità raggiuntaGli elefantiHo sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scaleI limoniIl carnevale di GertiIl positivoLa morte di DioLa StoriaLa vita oscillaLe stagioniLo spettacoloL’alluvione ha sommerso il pack dei mobiliMeriggiare pallido e assortoNon chiederci la parolaPioveRiviereSera di PasquaSi risolve ben pocoSpesso il male di vivere

È cosi breve il nostro cammino

È cosi breve il nostro cammino
(
Juan Ramón Jiménez Moguer, Spagna 24/12/1881 – San Juan, Porto Rico 29/5/1958 – Premio Nobel per la letteratura 1956)

È cosi breve il nostro cammino
Nel sogno dell’amore!
Il mondo di una rosa!

Ma noi lo rendiamo
Immenso con soste
Di lunghi baci
Sulle foglie aperte.

Dello stesso autore: A CarnevaleFusioneGioia del sognoLascia colare il tuo bacioRoseSpazioTi riconobbi

Il 16 maggio 1973

Il 16 maggio 1973
(Wisława Szymborska Kórnik, Polonia il 2/7/1923 – Cracovia, Polonia 1/2/2012; Premio Nobel per la letteratura 1996)

Il 16 maggio 1973
Una delle tante date
Che non mi dicono più nulla.

Dove sono andata quel giorno,
che cosa ho fatto – non lo so.

Se lì vicino fosse stato commesso un delitto
– non avrei un alibi.

Il sole sfolgorò e si spense
Senza che ci facessi caso.
La terra ruotò
E non ne presi nota.

Mi sarebbe più lieve pensare
Di essere morta per poco,
piuttosto che ammettere di non ricordare nulla
benché sia vissuta senza interruzioni.

Non ero un fantasma, dopotutto,
respiravo, mangiavo,
si sentiva
il rumore dei miei passi,
e le impronte delle mie dita
dovevano restare sulle maniglie.

Lo specchio rifletteva la mia immagine.
Indossavo qualcosa d’un qualche colore.
Certamente più d’uno mi vide,

Forse quel giorno
Trovai una cosa andata perduta.
Forse ne persi una trovata poi.

Ero colma di emozioni e impressioni.
Adesso tutto questo è come
Tanti puntini tra parentesi.

Dove mi ero rintanata,
dove mi ero cacciata –
niente male come scherzetto
perdermi di vista così.

Scuoto la mia memoria –
Forse tra i suoi rami qualcosa
Addormentato da anni
Si leverà con un frullo.

(Da: La fine e l’inizio)

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Crossing

Crossing
(Séamus Heaney Castledawson, Irlanda 13/4/1939 – Dublino, Irlanda 30/8/2013 – Premio Nobel per la letteratura 1995)

Tutto scorre. Anche in un uomo solido,
pilastro di sé e del proprio mestiere,
con tanto di scarponi gialli, bastone, feltro floscio in testa,

possono spuntare le ali ai piedi e farlo lesto,
come un dio da fiera, da erma, bivio o stradone,
patrono di viandanti e psicopompo.

“Sul battello cerca uno col bastone di frassino”,
disse mio padre a sua sorella che partiva
per Londra, “stagli vicino tutta la notte

e sarai in salvo”. Che scorra, scorra pure
il viaggio dell’anima con la sua guida,
ed i misteri di intermediari col bastone!

Dello stesso autore: Chanson d’aventureNon fossi stato sveglioScavandoSchierandosiTutto può accadere

L’amore che tace

L’amore che tace
(Gabriela Mistral Vicuña, Cile 7/4/1889 – New York, USA 10/1/1957 – Premio Nobel per la letteratura 1945)

Se ti odiassi, il mio odio ti darei
con le parole, rotondo e sicuro;
ma ti amo e il mio amore non si affida
a questa lingua umana, così oscura!

Tu lo vorresti mutato in un grido,
e vien così dal fondo che ha disfatto
la sua ardente fiumana, sfinito
prima ancora della gola e del petto.

Io sono come uno stagno ricolmo
ed a te sembro una sorgente inerte,
per questo mio silenzio tormentoso
più atroce che entrare nella morte!

Della stessa autrice: BaciDammi la manoDesolazioneDonne catalaneLa rosaPaneTutto è girotondo

La felicità è amore, nient’altro

   Giornata internazionale della felicità

La felicità è amore, nient’altro
(Hermann Hesse Calw, Germania 2/7/1877 – Montagnola, Svizzera 9/8/1962 – Premio Nobel per la letteratura 1946)

La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare.
Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa sente se stessa e
percepisce la propria vita.
Felice è dunque chi è capace di amare molto.
Ma amare e desiderare non sono la stessa cosa.
L’amore è desiderio fattosi saggio;
l’amore non vuole avere, vuole soltanto dare.

Dello stesso autore:
Canzone d’amore
Così van le stelle
Di notte
Eleonora
Estate
Farfalla Azzurra
Fuga di giovinezza
Gradini
Incominciai
Occhi scuri
Perché ti amo
Scritto sulla sabbia
Ti chiesi
Tutti i libri del mondo

Il mio dolce amico

Il mio dolce amico
(André Gide Parigi, Francia 22/11/1869 – Parigi, Francia 19/2/1951 – Premio Nobel per la letteratura 1947)

Dorme il mio dolce amico sotto la tenda.
Ed io veglio perché lui dorma.
Quando son solo è che aspetto il mio amico.
Da lui non vado che la sera.
È questa l’ora di tutti i fuochi del Mezzogiorno;
La terra tutta discolora di sete, d’attesa e di paura;
L’ora in cui la volgarità degli impavidi vacilla,
In cui il pensiero dei saggi si confonde, –
In cui la virtù dei puri si corrompe, –
Tanto la sete è desiderio d’amore
E l’amore è sete di toccare, –
In cui tutto ciò che non è di fuoco
In questa vampa perde il suo colore.
C’è chi, a sera, sfinito da un caldo così grande, non ha più
trovato il suo coraggio;
C’è chi, attraverso il deserto, ha cercato, tutta la notte, vanamente
appresso al suo pensiero smarrito;

Grazie al mio amico
Senza paura attendo la dolce notte.
Quando è sera, il mio amico si sveglia;
Vado da lui, e lungamente ci consoliamo.
Accompagna i miei occhi nel giardino delle stelle.
Gli parlo dei grandi alberi del Nord
E delle fredde vasche in cui la luna,
Pastore celeste, come un amante, si bagna;
Lui mi spiega che solo le fuggevoli cose
Hanno inventato le nude parole
Mentre quelle che non devono perire
Tacciono sempre, avendo tutto il tempo di parlare –
E che la loro eternità le narra.

Dello stesso autore:
E’ perché tu sei diverso

Nulla due volte

Nulla due volte
(Wisława Szymborska Kórnik, Polonia il 2/7/1923 – Cracovia, Polonia 1/2/2012; Premio Nobel per la letteratura 1996)

Nulla due volte accade
né accadrà. Per tal ragione
nasciamo senza esperienza,
moriamo senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.

Non c’è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.

Ieri, quando il tuo nome
qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.

Oggi, che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos’è?
Forse pietra o forse fiore?

Perché tu, ora malvagia,
dài paura e incertezza?
Ci sei – perciò devi passare.
Passerai – e in ciò sta la bellezza.

Cercheremo un’armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d’acqua.

Della stessa autrice:
A una mia poesia
Addio a una vista
Al mio cuore di domenica
Amore a prima vista
Come mi sento
Compleanno
Contributo alla statistica
Figli dell’epoca
Fotografia dell’11 settembre
Identificazione
Il gatto in un appartamento vuoto
L’acrobata
L’amore felice
L’odio
La cipolla
La prima fotografia di Hitler
Nella moltitudine
Nulla è in regalo
Ogni caso
Possibilità
Qualche parola sull’anima
Scrivere un curriculum
Sorrisi
Sotto una piccola stella
Sulla morte, senza esagerare
Torture
Un appunto
Un incontro inatteso

A Edith

A Edith
(Bertrand Russell Trellech, Regno Unito 18/5/1872 – Penrhyndeudraeth, Regno Unito 2/2/1970 – Premio Nobel per la letteratura 1950)

Per molti lunghi anni
ho cercato la pace.
Ho trovato l’estasi, ho trovato angosce,
ho trovato follia,
ho trovato solitudine.
Ho trovato la pena solitaria
che dilania il cuore.
Ma la pace, quella non l’ho trovata.
Ora, vecchio e prossimo alla fine,
ho conosciuto te,
e incontrandoti
ho trovato estasi e pace insieme,
conosco il riposo.
dopo tanti anni di solitudine
ora so quel che possono essere vita e amore
Ora, se dormo,
dormirò appagato.