Sempre l’amore

Sempre l’amore
(Pierre Reverdy Narbona, Francia 11/9/1889 – Solesmes, Francia 17/6/1960)

Più non voglio partire verso quelle grandi coppe della sera
Stringere le mani ghiacce delle ombre più care
Più non posso lasciare quelle arie disperate
Ne raggiungere quei vasti contorni che mi aspettano al largo
Ciò malgrado m’avvio verso quei volti informi
Verso mobili linee che m’accerchiano sempre
Le linee dei miei occhi tracciano nell’indistinto
Quei paesaggi confusi quei giorni misteriosi
Con le sembianze del tempo ebbro quando passa l’amore
Un amore senza oggetto che arde giorno e notte
E consuma la sua lampada il mio petto così stanco
Di legare i sospiri che muoiono volvendosi
Azzurre lontananze caldi paesi bianche sabbie
Il greto su cui rotola l’oro donde germina indolenza
Il molo tiepido dove il marinaio si addormenta
L’acqua perfida che giunge a accarezzare la dura pietra
Sotto il sole goloso che bruca la verzura
Il pensiero assopito pesante che fa segno con gli occhi
I ricordi leggeri inanellati sulla fronte
Il riposo senza risveglio in un letto troppo profondo
Il pendio degli sforzi rimandati a domani
Il sorriso del cielo che scorre nella mano
Ma in specie i rimpianti di questa solitudine
O cuor serrato o cuor pesante o cuor profondo
Giammai tu del dolore prenderai l’abitudine