Crepuscolo, respirare

Crepuscolo, respirare
(Petr Král n. a Praga, Repubblica Ceca il 4/9/1941)

Fuori dal nostro abbraccio, tu ti dici vuota –
anche la città, malgrado la calca nelle stradine – farragine di
moto e di bimbe scure, dei panni sventolanti ai balconi e
lo sguardo fisso delle vecchie
sull’uscio, davanti alla grotta con l’ammiccare dello schermo –
anche lei respira più in là, da una piazza deserta.
Far scorrere lo sguardo avido in mezzo ai fiati della folla
spargerlo poi nello scintillio delle posate sulla
bancarella d’un mercante
vicino al lungofiume, sul ciglio del parco;
distrattamente asciugare con una manica il lustro della ringhiera
prima che una stella, alta sulla scalinata, buchi il cielo grigio.
Entrare in te, è già partire insieme,
senza affollare lo spazio, la danza nostra comune l’aiuta a respirare.
Quando, dopo, lasciamo l’albergo, ogni nostro passo aggiunge
agli alberi solitari
lungo i marciapiedi truppe d’assenti, che ci tengono compagnia
discretamente fino al ristorante.
Il momento culminante della cena sarà lo sguardo rivolto insieme da tutti
verso la strada aldilà del vetro, livida del primo lampo: il nostro respiro,
adesso, si sparge nel fogliame.
E la bocca s’apre al boccone più succulento
col ridere che, improvviso, ci fa alzare la faccia
dal piatto stracolmo.