Nel cesto della biancheria sporca

Nel cesto della biancheria sporca
(Patrizia Cavalli n. a Todi, PG il 17/4/1949)

Nel cesto della biancheria sporca
riconosco l’estate,
i pantaloni leggeri le magliette.

Avevo troppa fretta di partire
per potermi fermare a ripulire
le tracce della corsa.

Ma prima bisogna liberarsi
dall’avarizia esatta che ci produce,
che me produce seduta
nell’angolo di un bar
ad aspettare con passione impiegatizia
il momento preciso nel quale
il focarello azzurro degli occhi
opposti degli occhi acclimatati
al rischio, calcolata la traiettoria,
pretenderà un rossore
dal mio viso. E un rossore otterrà.

Della stessa autrice:
Addosso al viso mi cadono le notti
Anche quando sembra che la giornata
Dolcissimo è rimanere
Esseri testimoni di se stessi
Ma davvero per uscire di prigione
No, io non posso amare quel che sei
Sarebbe certo andato tutto bene
Se ora tu bussassi alla mia porta
Tra un po’ tutti all’inferno

Dolcissimo è rimanere

Dolcissimo è rimanere
(Patrizia Cavalli n. a Todi, PG il 17/4/1949)

Dolcissimo è rimanere
e guardare nella immobilità
sovrana la bellezza di una parete
dove il filo della luce e la lampada
esistono da sempre
a garantire la loro permanenza.

Montagna di luce ventaglio,
paesaggi paesaggi! come potrò
sciogliere i miei piedi, come
discendere – regina delle rupi
e degli abissi – al passo involontario,
alla mano che apre una porta, alla voce
che chiede dove andrò a mangiare.

(Da: Le mie poesie non cambieranno il mondo)

Della stessa autrice:
Addosso al viso mi cadono le notti
Anche quando sembra che la giornata
Esseri testimoni di se stessi
Ma davvero per uscire di prigione
No, io non posso amare quel che sei
Sarebbe certo andato tutto bene
Se ora tu bussassi alla mia porta
Tra un po’ tutti all’inferno

No, io non posso amare quel che sei

No, io non posso amare quel che sei
(Patrizia Cavalli n. a Todi, PG il 17/4/1949)

No, io non posso amare quel che sei,
quello che sei è in verità uno sbaglio.
C’è in te però una grazia che oltrepassa
quello che tu in ostinatezza sei.
Qualche cosa che è tuo e non ti appartiene,
che è in te origine ma da te diviso,
che a te si accosta cauto, spaventato
del suo stesso incontenibile splendore.

(Da: Pigre divinità e pigra sorte)

Della stessa autrice: Addosso al viso mi cadono le nottiAnche quando sembra che la giornataEsseri testimoni di se stessiMa davvero per uscire di prigioneSarebbe certo andato tutto bene…Se ora tu bussassi alla mia portaTra un po’ tutti all’inferno