L’uomo che brucia

L’uomo che brucia
(Paolo Polvani n. a Barletta il 1/6/1951)

Forse importa alle banche un uomo che brucia?
Una grossa fiammata non ammorbidisce
il ruggito degli autobus
e i semafori
perseguono nel loro muto ammiccare.
La comunità dei colombi ne risulta
parecchio infastidita.
L’uomo in fiamme percuote stupidamente l’aria,
annaspa, affoga nella piazza, è tragico
ed è buffo. C’è una lettera. La vampata
iniziale è la firma. La solitudine
è ogni ricordo.

Dello stesso autore: Domande

Domande

Domande
(Paolo Polvani n. a Barletta il 1/6/1951)

Dimmi papà, com’è morire?
sei ancora apprendista o veterano? in nove anni
hai sostenuto degli esami,
oppure non c’è molto da imparare?
m’insospettisce che nessuno si lamenti, forse è un bel posto,
si può passeggiare? organizzare gite? andare in barca?
servono le tabelline? e le carte geografiche?
la vita di società contempla le stesse disinvolture?
si può spettegolare?

E tu come stai? mi puoi parlare? Puoi
leggere il giornale, o ricordare?

Qui seguitiamo a fare quello che facevamo, che è
semplicemente sguazzare nella vita, starcene aggrappati
ai desideri, alle paure.

Io cerco uno spiraglio per spiarti di là, per controllare
se ancora fumi le super senza filtro, se vai talvolta
in bicicletta, se ti piacciono sempre i libri di fantascienza,
se sei triste e avverti nostalgia.

Ma ho la sensazione che sarà difficile parlarci.
E il trattamento? I cibi sono a scelta? Si può fare
la mezza pensione? C’è qualcosa che ancora somiglia
a questa vita?

Perché tanta paura, tutti ci passano, nessuno,
nessuno che abbia protestato, che sia tornato indietro
per dirci: attenzione! è uno schifo di posto.

Mai nessuno ci ha detto queste cose. E tu,
puoi dirmi tu qualcosa che m’illumini?

Forse morire è così dolce che non vuoi dividerlo con nessuno?
Ci si abitua di fretta?