Che sta facendo adesso

Che sta facendo adesso
(Nazım Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?
È a casa? Per la strada?
Al lavoro? In piedi? Sdraiata?
Forse sta alzando il braccio?

Amor mio
come appare in quel movimento
il polso bianco e rotondo!
Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?
Un gattino sulle ginocchia
lei lo accarezza.
O forse sta camminando
ecco il piede che avanza.
Oh i tuoi piedi che mi son cari
che mi camminano sull’anima
che illuminano i miei giorni bui!

A che pensa?
A me? o forse… chi sa
ai fagioli che non si cuociono.
O forse si domanda
perché tanti sono infelici
sulla terra.
Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?

Dello stesso autore: Addormentarsi adessoAlla vitaAmo in teAngina PectorisDa quando sono finito dentroDon ChisciotteDurante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da meE’ l’albaFoglie morteGuardo in ginocchio la terraHo sognato della mia bellaI tuoi occhiIl più bello dei mariL’albero di NataleLa bambina di HiroshimaNon vivere su questa terra come un inquilinoSei la mia schiavitù sei la mia libertàTi amo come se mangiassi il pane

L’albero di Natale

L’albero di Natale
(Nazım Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

A sud del golfo di Finlandia la notte
vicino al mare brumoso
l’albero di Natale scintilla
tra oscure torri gotiche
corazze di cavalieri teutoni
e ciminiere di fabbriche
l’albero di Natale
l’albero di Natale canta
sulla piazza bianca di neve
canzoni dell’Estonia
lunghissimo scintillante
pagliuzzato d’oro
l’albero di Natale

tu sei nella palla di vetro rosso
i tuoi capelli son paglia gialla le ciglia azzurre
sono io che l’ho appesa
mettendotici dentro
il tuo collo bianco è lungo e rotondo
ti ho messa nella palla di vetro rosso
con i miei dubbi
con le mie ansietà con le mie parole
le mie speranze le mie carezze
a tutti gli alberi di Natale a tutti gli alberi
a tutti i balconi le finestre i chiodi le nostalgie
ho appeso la palla di vetro rosso.

Dello stesso autore:
Addormentarsi adesso
Alla vita
Amo in te
Angina Pectoris
Da quando sono finito dentro
Don Chisciotte
Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
È l’alba
Foglie morte
Guardo in ginocchio la terra
Ho sognato della mia bella
I tuoi occhi
Il più bello dei mari
La bambina di Hiroshima
Non vivere su questa terra come un inquilino
Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
Ti amo come se mangiassi il pane

È l’alba

È l’alba
(Nazım Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

S’illumina il mondo
come l’acqua che lascia cadere sul fondo
le sue impurità. E sei tu, all’improvviso
tu, mio amore, nel chiarore infinito
di fronte a me.

Giorno d’inverno, senza macchia, trasparente
come vetro. Addentare la polpa candida e sana
d’un frutto. Amarti, mia rosa, somiglia
all’aspirare l’aria in un bosco di pini.

Chi sa, forse non ci ameremmo tanto
se le nostre anime non si vedessero da lontano
non saremmo così vicini, chi sa,
se la sorte non ci avesse divisi.

È così, mio usignolo, tra te e me
c’è solo una differenza di grado:
tu hai le ali e non puoi volare
io ho le mani e non posso pensare.

Finito, dirà un giorno madre Natura
finito di ridere e piangere
e sarà ancora la vita immensa
che non vede non parla non pensa.

Dello stesso autore:
Addormentarsi adesso
Alla vita
Amo in te
Angina Pectoris
Da quando sono finito dentro
Don Chisciotte
Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
Foglie morte
Guardo in ginocchio la terra
Ho sognato della mia bella
I tuoi occhi
Il più bello dei mari
La bambina di Hiroshima
Non vivere su questa terra come un inquilino
Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
Ti amo come se mangiassi il pane

Da quando sono finito dentro

Da quando sono finito dentro
(Nazım Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

Il mondo ha fatto dieci giri intorno al sole da quando sono finito dentro
Se chiedete a lui: “Non se ne parla, è un periodo microscopico…”
Se chiedete a me: “Dieci anni della mia vita…”
Avevo una matita, l’anno in cui sono finito dentro
Si è esaurita a furia di scrivere in una settimana
Se chiedete a lei: “Una vita intera…”
Se chiedete a me: “Ma figurati, solo una settimana…”
Osman, dentro per omicidio da quando sono entrato io
E’ uscito dopo aver scontato sette anni e mezzo
Ha gironzolato per un po’
Poi è finito dentro per contrabbando, ha fatto sei mesi ed è uscito di nuovo
Ieri è arrivata una sua lettera: si è sposato, questa primavera nasce suo figlio…

Adesso hanno dieci anni, i bambini che sono caduti dal grembo materno quando sono finito dentro.
Ed i puledri nati quell’anno, con le lunghe gambe tremanti,
Sono ormai diventati docili cavalli, con groppe larghe.
Tuttavia gli alberelli di ulivo sono ancora degli alberelli, ancora bambini

Sono state inaugurate nuove piazze nella mia città lontana, da quando sono finito dentro…
E la gente del nostro palazzo adesso abita in una casa ed in una via che non conosco

Il pane era bianchissimo e come il cotone, l’anno in cui sono finito dentro
Poi lo si otteneva con i buoni
Da noi, qui dentro,
La gente si sparava per un pezzo di pane grande quanto un pugno e nerissimo
Adesso è di nuovo accessibile, però è nero e senza gusto

L’anno in cui sono finito dentro era appena iniziata la Seconda
I forni non erano ancora accesi nel campo di Dachau e ad Hiroshima non era ancora stata buttata la bomba atomica
Il tempo è fluito come il sangue di un ragazzo sgozzato
Poi quel periodo si è concluso, adesso il dollaro americano parla della Terza
Nonostante tutto, il giorno si è comunque illuminato, da quando sono finito dentro
Loro si sono raddrizzati fino a metà, schiacciando le mani pesanti sui marciapiedi passando dall’angolo dell’oscurità

Il mondo ha fatto dieci giri intorno al sole da quando sono finito dentro
E ripeto con la stessa passione ancora un’altra volta
Quello che ho scritto su di loro, l’anno in cui sono finito dentro:
“Loro sono tanti quanti le formiche sulla terra, i pesci nell’acqua e gli uccelli nell’aria.
Sono impauriti, coraggiosi, ignoranti, saggi, dei ragazzini.
E sono loro quelli che riducono in macerie e quelli che creano.
Nelle nostre leggende si parla solo delle loro avventure.

E il resto
Per esempio il fatto che io sia rimasto dentro per dieci anni
È tanto per parlare…

(Trad. di Murat Cinar)

Dello stesso autore: Addormentarsi adessoAlla vitaAmo in teAngina PectorisDon ChisciotteDurante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da meFoglie morteGuardo in ginocchio la terraHo sognato della mia bellaI tuoi occhiIl più bello dei mariLa bambina di HiroshimaNon vivere su questa terra come un inquilinoSei la mia schiavitù sei la mia libertàTi amo come se mangiassi il pane

Foglie morte

Foglie morte
(Nazım Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno,
una buona notizia
soprattutto se il cuore , quel giorno,
non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno,
che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno
mi sento d’accordo
con gli uomini e con me stesso
vedere cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
dei viali di ippocastani.

Lipsia, settembre 1961

Dello stesso autore: Addormentarsi adessoAlla vitaAmo in teAngina PectorisDon ChisciotteDurante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da meGuardo in ginocchio la terraHo sognato della mia bellaI tuoi occhiIl più bello dei mariLa bambina di HiroshimaNon vivere su questa terra come un inquilinoSei la mia schiavitù sei la mia libertàTi amo come se mangiassi il pane

Ti amo come se mangiassi il pane

Ti amo come se mangiassi il pane
(Nazım Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

Ti amo come se mangiassi il pane
spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi pieno di gioia
pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il
crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

Dello stesso autore: Addormentarsi adessoAlla vitaAmo in teAngina PectorisDon ChisciotteDurante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da meGuardo in ginocchio la terraHo sognato della mia bellaI tuoi occhiIl più bello dei mariLa bambina di HiroshimaNon vivere su questa terra come un inquilinoSei la mia schiavitù sei la mia libertà

Ho sognato della mia bella

Ho sognato della mia bella
(Nazım Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

Ho sognato della mia bella
m’è apparsa sopra i rami
passava sopra la luna
tra una nuvola e l’altra
andava e io la seguivo
mi fermavo e lei si fermava
la guardavo e lei mi guardava
e tutto è finito qui.

Dello stesso autore: Addormentarsi adessoAlla vitaAmo in teAngina PectorisDon ChisciotteDurante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da meGuardo in ginocchio la terraI tuoi occhiIl più bello dei mariLa bambina di HiroshimaNon vivere su questa terra come un inquilinoSei la mia schiavitù sei la mia libertà

Alla vita

Alla vita
(Nazım Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non é uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla é più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.

Dello stesso autore: Addormentarsi adessoAmo in teAngina PectorisDon ChisciotteDurante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da meGuardo in ginocchio la terraI tuoi occhiIl più bello dei mariLa bambina di HiroshimaNon vivere su questa terra come un inquilinoSei la mia schiavitù sei la mia libertà

La bambina di Hiroshima

  Remember Hiroshima 6/8/1945 – 6/8/2015

La bambina di Hiroshima
(
Nazım Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

Apritemi sono io…
busso alla porta di tutte le scale
ma nessuno mi vede
perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.

Sono di Hiroshima e là sono morta
tanti anni fa. Tanti anni passeranno.
Ne avevo sette, allora: anche adesso ne ho sette
perché i bambini morti non diventano grandi.

Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati,
avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro.
Un pugno di cenere, quella sono io
poi anche il vento ha disperso la cenere.

Apritemi; vi prego non per me
perché a me non occorre né il pane né il riso:
non chiedo neanche lo zucchero, io:
a un bambino bruciato come una foglia secca non serve.

Per piacere mettete una firma,
per favore, uomini di tutta la terra
firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini
e possano sempre mangiare lo zucchero.

Dello stesso autore: Addormentarsi adessoAmo in teAngina PectorisDon ChisciotteDurante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da meGuardo in ginocchio la terraI tuoi occhiIl più bello dei mariNon vivere su questa terra come un inquilinoSei la mia schiavitù sei la mia libertà

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
(
Nazım Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate.

Sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa.

Sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso in cui ti afferro.

Dello stesso autore: Addormentarsi adessoAmo in teAngina PectorisDon ChisciotteDurante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da meGuardo in ginocchio la terraI tuoi occhiIl più bello dei mariNon vivere su questa terra come un inquilino