Stagioni

Stagioni
(Natalia Bondarenko n. a Kiev, Ucraina il 31/5/1961)

Chi ha dimenticato l’inverno
Non merita la primavera,
Chi ha dimenticato la campagna
Non deve camminare in città.
La ragazza usciva sola
E amava camminare in silenzio:
Siccome non portava il cappello
Riusciva sgradita alla gente.
Le sue spalle curve e magre
Dicevano: io non voglio nessuno;
Io voglio soltanto
Camminare in città.
Chi non riconosce il volto
Della passione, non deve
Non deve esistere al mondo.
La ragazza che fumava, sdraiata
Sul divano, che taceva sola,
Non bisogna dimenticarla
Se pure è finito il suo tempo,
Se il suo corpo ha dato dei figli
Come una donna può fare.
Chi ha veduto il cielo al tramonto
Non deve dimenticare il mattino,
Poiché la vita che ci è data
È questa: morire e nascere,
Nascere e morire, ogni giorno.
La ragazza che usciva il silenzio
Non c’è più, ma forse i suoi figli,
Nati dal suo corpo, un giorno
Vorranno uscire da soli,
In silenzio, a sfidare la gente.

Poesia scritta nel gennaio del 1941, durante il confino a Pizzoli e pubblicata nel 1946.

Della stessa autrice:
Accompagnami nel nostro passato
Ecco com’ero da piccola
Guarda che per avermi

Accompagnami nel nostro passato

Accompagnami nel nostro passato
(Natalia Bondarenko n. a Kiev, Ucraina il 31/5/1961)

Accompagnami nel nostro passato,
parlami di qualche sciocchezza,
gira i discorsi in una direzione imprecisa
come si gira lo zucchero con il cucchiaino,
in una tazza di caffè troppo grande.

Io cercherò di sciogliermi per bene
nella dolciastra sensazione di esserti utile
per il tuo palato, per lo stomaco, per…

ancora un istante e sparirò per sempre
nelle tue mucose, bruciandoti la lingua.

(Da: Profanerie private)

Della stessa autrice:
Ecco com’ero da piccola
Guarda che per avermi

Ecco com’ero da piccola

Ecco com’ero da piccola
(Natalia Bondarenko n. a Kiev, Ucraina il 31/5/1961)

Ecco com’ero da piccola
quando non volevo osservare
il vetro della porta del nostro soggiorno dall’angolo del castigo
[già allora sapevo di non avere colpe o,
averne soltanto una – di essere troppo piccola].
Nessuno mi voleva ascoltare. Nemmeno la ragione delle ragioni
che mi fece scagliare contro quel vetro
[come è capace scagliarsi un passerotto,
sprovveduto e senza voce,
contro una grande lastra di ghiaccio appena formatasi
sul fiume in una mattina di novembre].
Ecco perché, da grande, taciturna e sottomessa, ti spavento
con quella vecchia cicatrice sulla fronte, quando mi stai sopra
e cerchi di domarmi inutilmente.

(Da: Confidenze confidenziali)

Della stessa autrice: Guarda che per avermi

Guarda che per avermi…

Guarda che per avermi…
(Natalia Bondarenko n. a Kiev, Ucraina il 31/5/1961)

Guarda che per avermi
è semplice: sfoglia un dizionario della seduzione,
qualche bugia ben riuscita
baloccando a proposito – fammi sentire unica
o, almeno, la seconda
[se proprio così stanno le cose]
e poi, sfiorando con audacia
tutte le periferie del mio corpo,
illuditi di avermi come mi illudo io. Un caffè
te lo preparo… quando hai finito…

Prima di andare via annota negli appunti
i numeri dei miei seni, l’orario del mio grido
e altre cose che io non tengo a ricordare.
E vai a giocare sperando nel terno secco.

Guarda che per avermi è molto semplice,
è per trattenermi che devi lavorare.