Dopo lunga riflessione

Dopo lunga riflessione
(Muhammad al-Maghut Salamiyya, Siria nel 1934 – Damasco, Siria 3/4/2006)

Staccate pure l’asfalto
Tanto non ho più destinazioni
Ho vagato per tutte le strade d’Europa
dal mio letto.
Ho fatto l’amore con le più belle donne della storia
mentre me ne sto seduto a contemplare
in un caffè dell’angolo.

Dite alla mia piccola nazione, feroce come una tigre
che alzo la mano come uno studente
che chiede il permesso di uscire o morire.
Ma ora ho bisogno di quelle poche vecchie canzoni
a cui avevo fatto la guardia sin dall’infanzia.
Non prenderò commiato
né salirò su alcun treno fin quando il mio paese
non me le avrà restituite, parola per parola, verso per verso.
Se non vuole più vedermi,
se si rifiuta di litigare davanti ai passanti
fate che mi parli da dietro un muro
o che mi lasci le canzoni in un fagotto annodato sulla soglia.
Anche se me le lascia dietro a un albero,
mi affretterò ad agguantarle come un cane
fin tanto che la parola “libertà” nella mia lingua
prende la forma di una sedia elettrica.

Dite a questa bara che si allunga fino all’Oceano Atlantico
che non possiedo nemmeno il prezzo di un fazzoletto
per piangerla.
Dalle piazze di pietra della Mecca
alle sale da ballo di Granada
ci sono ferite con impigliati dentro peli del petto
e medaglie sulle quali rimane solo la spilla
Ora i deserti sono privi di corvi
e i giardini spogli di fiori.
Le prigioni sono vuote di sospiri di sollievo
e i vicoli vuoti di persone.
Non c’è altro che polvere
che s’alza e ricade come il petto di un lottatore ansimante
Allora fuggite nuvole-
l’asfalto del mio paese
non merita neanche il fango.

Dello stesso autore: Quel che inquieta il postino

Quel che inquieta il postino

Quel che inquieta il postino
(Muhammad al-Maghut Salamiyya, Siria nel 1934 – Damasco, Siria 3/4/2006)

Prigionieri di ogni luogo
inviate tutto
il vostro terrore, le urla e la noia

Pescatori di ogni costa
inviate tutte
le vostre reti vuote, i vostri mal di mare

Contadini di ogni terra
inviate tutti i vostri
fiori e i brandelli consunti
di seni lacerati
e ventri aperti
e unghie strappate
al mio indirizzo, in qualsiasi bar
in qualsiasi strada del mondo
perché sto preparando un “dossier corposo”
sulle sofferenze umane
da recapitare a Dio
appena sarà sottoscritto
dalle labbra di chi ha fame
dalle ciglia di chi è in attesa
ma sventurati di ogni luogo sappiate
quel che più mi inquieta
è che Dio sia analfabeta.