Boto – Delfino rosa

Boto – Delfino rosa
(Márcia Theóphilo n. a Fortaleza, Brasile il 19/3/1941)

Nei lunghi mesi di pioggia quelle voci
sibilanti tra spume: i delfini
nascono dalle acque profonde.
Corpo vermiglio-rosato corre, vola
la pelle, frutto tenero e liscio,
porta memorie, si culla nelle onde
dei tropici, vicino all’equatore
scherza nella laguna, nel fiume denso di suoni
all’improvviso appare in mezzo alla foresta.
Corpo-sapore dolciastro porta a riva
un delfino, parto al chiaro di luna
affronta dolore alla nascita
penetra l’astro doloroso del tempo,
materia, sangue, nelle acque, geme
un parto un solo figlio, lo allatta
uno scambio di sguardi, il latte scaturisce
tra i sussurri nasce un dio: il Boto.

(Da: Amazzonia respiro del mondo)

Della stessa autrice: Le ninfeeMadre d’acqua

Madre d’acqua

  Giornata mondiale dell’acqua

Madre d’acqua
(Márcia Theóphilo n. a Fortaleza, Brasile il 19/3/1941)

Acqua, pensavi di dormire
nel nido della terra
ma così non fu
torrida estate
sei spessa, solida, liquida
sei viva, ma non lasciarmi
non so vivere senza di te.
I sogni vanno alla deriva
su un’isola di colori
scavando l’anima e guardando la luna
amore che fruga nel fondo della valle
inondata dall’acqua
La pioggia ha sapore amaro
sassi, foglie e nuvole
nuvole carnose
pioggia, perché non sei più dolce come prima?
E l’anima dell’acqua diviene vento
ondeggia il vento tra le foglie
erano sparsi per il bosco
suo era il corpo di muschio
quando acqua e vento s’incontrano
nasce un fiore nel ventre della terra
mormora il vento fra le foglie
voci lontane evocando
assumono i colori della notte.
Foglie che si moltiplicano a altre foglie
io voglio il verde che generoso si rinnova
tutto ritorna all’essenza primordiale
le foglie crescono e cadono dagli alberi
triangoli e quadrati sparsi al suolo
acque fresche che offrono ristoro
avvolte dal profumo dei fiori
e delle siepi selvatiche
ecco, fiume sconfitto,
io voglio cantare il tuo dolore.
Qualcosa di vago
fumo e sapori somiglianti
Sei ancora vivo, utero pulsante
non dimenticare il tuo passato di fiume
pieno di pesci, nella tua voce forte
di quell’azzurro, racconta:
ci sono nuvole nel mondo
che si sciolgono in veleni
nuvole nere sul mondo
come braci d’incendio
e nuvole di polvere.

Della stessa autrice:
Le ninfee

Le ninfee

Le ninfee
(Márcia Theóphilo n. a Fortaleza, Brasile il 19/3/1941)

Erano stelle che cadevano nel fiume, erano stelle:
le vitórias régias. Io so – Yanoá pensa –
non solo gli animali ma tutto in natura ha un’anima,
un’anima alata che lascia il mondo quando sogna. E
sogna sempre luoghi ignoti. “Yanoá, Yanoá sveglia!
che gli uccelli possono portarti via sulle loro ali,
i sogni possono distruggerti”.
Si svegliava spaventata dalle sue stesse grida.
Gli uccelli vogliono strapparmi l’anima,
io non voglio restare sola con i pensieri.
Il suo volto s’illumina e i capelli spessi le scendono
lisci sul viso rugoso, antico, scolpito dai sogni e dal sole.
Un giorno Yanoá andrà con i suoi sogni, andrà con Yara
sul fondo delle acque. «Yanoá vieni a giocare con me, proteggimi
dai pesci che governano le acque e le piante,
cresciute in fondo al mare.
Tutto il giorno i pesci vanno e vengono
fra i tuoi lunghi capelli».