Leda

Leda
(Mona Van Duyn Waterloo, Iowa, USA 9/5/1921 – University City, Missouri, USA 2/12/2004 – Premio Pulitzer per la poesia 1991)

      «Assunse ella il sapere di lui con il potere suo

      prima che il becco indifferente la lasciasse cadere?»

Nemmeno per un momento. Tra l’altro, lui sapeva chi era.
Quando vide il cigno nei suoi occhi poté lasciarla cadere.
Nel primo sguardo d’amore gli uomini trovano il loro grande teatro.
Collezionare queste rare immagini di se stesso era la sua vita.

Il corpo di lei divenne la conseguenza del suo succo,

mentre la mente di lei si chiuse su un uccello e si addormentò.
Più tardi, i bambini andavano a scuola, lei aprì gli occhi

e si vide aperta, e ne provò sollievo.

Nei racconti degli uomini la vita di lei finiva con la perdita di lui.
Lei diventava duro cristallo sotto la tempesta delle sue ali,
sagoma sgomenta, misteriosa, immortale. Ma il fatto sta

che lei non era abbastanza astratta per un finale così.

Lei cercò per un po’ di capire cos’era

che era successo, e poi decise di lasciar andare.
Sposò un uomo più piccolo con il naso a becco,
e svanì nella tempesta della vita quotidiana.

(1964)

(Da: La poesia femminista – antologia di testi poetici del MOVEMENT, a cura di Nadia Fusini e Mariella Gramaglia, Savelli, 1977)