Perché ho aspettato anni per denunciare la violenza?

 Le poesie delle donne

Perché ho aspettato anni per denunciare la violenza?
(Marilù Oliva n. a Bologna)

Perché ho aspettato anni per denunciare la violenza?
Le risposte sono così semplici, che strano dovervele dire.
Perché non me la sentivo.
Perché non avevo voglia di rivivere il dramma.
parlandone o anche solo ricordandolo,
l’imperativo era dimenticare.
Ma non solo.
Avevo paura di non essere creduta (e infatti così è stato).
Avevo paura di non essere perdonata (per molti la colpa è anche mia).
Avevo paura di essere offesa (perché tanta ferocia?).
Quando è successo non avevo gli strumenti.
Per metabolizzare. Per indignarmi anziché vergognarmi.
Il mondo mi si sarebbe ritorto contro,
la mia parola contro la sua.
E gli uomini, si sa: sono ritenuti sempre un po’ più affidabili.
Perché ho aspettato che si alzassero altre accuse per gridare?
Forse perché non credo nelle mie forze,
parlo soltanto sottovoce, cammino a testa bassa.
La giustizia come miraggio non basta delle volte,
e chissà perché i paladini del coraggio a tutti i costi
sono quelli che lo sfoggiano sempre in situazioni comode.
Perché ho aspettato anni per denunciare?
Questi sono i motivi e poi c’è dell’altro che non so spiegare.
Ma che ha a che fare con l’abisso e la solitudine.
Perché ho aspettato anni?
Non è tanto difficile da capire.
Eppure bisogna spiegarlo, perfino alle donne.