Quanto basta

Quanto basta
(Marianne Moore Kirkwood, Missouri, USA 15/11/1887 – New York City, USA 5/2/1972 – Premio Pulitzer per la poesia 1952)

Se sono una fanatica? Al contrario.
E dove mai mi piacerebbe stare?
Sotto l’olivo di Platone, a terra
o appoggiata al suo vecchio, sodo tronco,

lontana da polemiche
o persone colleriche,

Se vuoi le pietre al posto giusto, indenni
da calce (il muratore dice «malta»).
squadrate e lisce, devi rispettarle,
come disse Ben Jonson, o intendeva.

In Discoveries egli disse ancora:
«Sii per la verità. È quanto basta».

Della stessa autrice:
A una lumaca
Che cosa sono gli anni?
In questa età di aspra ambizione giova la noncuranza e
La mente è una cosa che incanta
Una medusa

Che cosa sono gli anni?

Che cosa sono gli anni?
(Marianne Moore Kirkwood, Missouri, USA 15/11/1887 – New York City, USA 5/2/1972 – Premio Pulitzer per la poesia 1952)

Che cos’è la nostra innocenza,
che cos’è la nostra colpa? Tutti sono
nudi, nessuno è al sicuro. Da dove viene
il coraggio: la domanda senza risposta,
il dubbio fermo che —
chiamando muto, ascoltando sordo —
nella sventura, anche nella morte,
incoraggia gli altri
e nella sua sconfitta esorta

l’anima ad essere forte? In profondità
vede ed è felice colui che
sa arrivare alla mortalità
e nella sua prigione si leva
al di sopra di sé come
il mare nell’abisso, lottando
per essere libero e incapace d’esserlo,
nella sua resa trova
la ragione di continuare.

Chi ha un forte sentire
agisce così. Anche l’uccello,
più alto mentre canta, rafforza
la sua forma in verticale. Benché prigioniero,
con il suo potente canto
dice: che bassa cosa
la soddisfazione, che pura la gioia.
È questa la mortalità,
è questa l’eternità.

Della stessa autrice: A una lumacaIn questa età di aspra ambizione giova la noncuranza eLa mente è una cosa che incantaUna medusa

In questa età di aspra ambizione giova la noncuranza e

In questa età di aspra ambizione giova la noncuranza e
(Marianne Moore Kirkwood, Missouri, USA 15/11/1887 – New York City, USA 5/2/1972 – Premio Pulitzer per la poesia 1952)

“in verità, non è
affare degli dèi cuocere vasi d’argilla”. Non lo fecero
in questa circostanza. Alcuni
rotarono sull’asse del proprio valore,
come se l’eccessiva popolarità potesse essere un vaso;

non si avventurarono
in una professione di umiltà. Il cuneo levigato
che poteva spaccare il firmamento
era ammutolito. Infine si buttò via da se stesso
e ricadendo conferì ad un povero sciocco un privilegio.

“Superiore in altezza a tutti gli altri
di quanto può esser lunga una conversazione
di cinquecento anni”, ci fu uno che raccontava cose
che non avrebbero potuto mai essere vere –
ed erano migliori le sue storie di tutta l’insocievole, senile

filastrocca che parla di certezza;
il suo recitare in sordina era più tremendo, nella sua
efficacia,

del più feroce assalto a viso aperto.
Il bastone, la sacca, la finta incoerenza
dei modi sono i segni che rivelano quell’arma, la
salvaguardia di se stessi.

Della stessa autrice: A una lumacaLa mente è una cosa che incantaUna medusa

A una lumaca

A una lumaca
(Marianne Moore Kirkwood, Missouri, USA 15/11/1887 – New York City, USA 5/2/1972 – Premio Pulitzer per la poesia 1952)

Se "la concentrazione è il primo dono dello stile",
tu la possiedi. La contrattilità è una virtù,
così come modestia è una virtù.
Non già l’acquisizione di una cosa qualsiasi
capace di adornare,
o la qualità incidentale che per avventura
si accompagni a qualcosa di ben detto,
non questo apprezziamo nello stile,
ma il principio nascosto:
nell’assenza di piedi, "un metodo di conclusioni";
"una conoscenza di princìpi", nel curioso fenomeno della tua antenna occipitale.

Della stessa autrice: La mente è una cosa che incanta

La mente è una cosa che incanta

La mente è una cosa che incanta
(Marianne Moore Kirkwood, Missouri, USA 15/11/1887 – New York City, USA 5/2/1972 – Premio Pulitzer per la poesia 1952)

è una cosa incantata,
come lo smalto sopra
un’ala di locusta,
suddiviso dal sole
finché le trame sono una legione.
Come Gieseking che suona Scarlatti;

come il punteruolo che l’apteryx
ha per becco, oppure come
lo scialle da pioggia del kivi,
fatto di piume filiformi, la mente
tenta la strada come fosse cieca
e cammina tenendo gli occhi a terra.

Ha l’orecchio della memoria,
che sa udire senza
dover udire.
Come l’inclinazione del giroscopio,
che è davvero univoca perché
imperante certezza la governa,

è un potere
di forte incantamento.
E’ come il collo della
colomba, animato
dal sole; è l’occhio della memoria;
è incoerenza coscienziosa.

E strappa il velo, squarcia
la tentazione,
la nebbia che il cuore porta addosso,
gliela strappa dagli occhi – se pure
il cuore ha un volto; dissipa
lo scoramento. E’ fuoco dell’iridescenza

del collo della colomba; nelle
incoerenze
di Scarlatti.
Ordine sottopone
a prova il suo disordine; non è
un giuramento di Erode, che non può mutare