L’indifferenza

L’indifferenza
(Maria Luisa Spaziani Torino il 7/12/1922 – Roma 30/6/2014)

L’indifferenza è inferno senza fiamme,
ricordalo scegliendo fra mille tinte
il tuo fatale grigio.

Se il mondo è senza senso
tua solo è la colpa:
aspetta la tua impronta
questa palla di cera.

(Da: La stella del libero arbitrio)

Della stessa autrice:
E lui mi aspetterà nell’ipertempo
Forse di questo amore ancor non detto
La giovinezza
L’antica pazienza
Non chiedermi parole oggi non bastano
Quelle sue labbra ch’era peccato mordere
Rovesciamento dei ruoli
Se l’afferri con forza
Sono venuta a Parigi

L’’antica pazienza

L’’antica pazienza
(Maria Luisa Spaziani Torino il 7/12/1924 – Roma 30/6/2014)

Tu che conosci l’antica pazienza
di sciogliere ogni nodo della corda
e allevi un pioppo zingaro venuto
a crescere nel coccio dei garofani,
lascia ch’io senta in te, come la sorda
nenia del mare dentro la conchiglia,
la voce della casa che il perduto
tempo ha ridotto in cenere.
Ma è cenere di pane scuro, sacro,
– quello che alimentavi col tuo soffio
nel forno buio della guerra – e reca
imperitura in sé la filigrana
dei tuoi ciliegi dilaniati.
L’allegria rialza la sua cresta
di galletto sui borghi desolati,
come il lillà che ti cresce alle spalle
passo a passo, baluardo sul massacro.
Raccogli ancora e sempre il pigolante
nido abbattuto dal vento di marzo
e ripara le falle della chiglia.
Nessuno è senza casa se l’attende
a sera la tua voce di conchiglia.

(Da: Utilità della memoria)

Della stessa autrice: E lui mi aspetterà nell’ipertempoForse di questo amore ancor non dettoLa giovinezzaNon chiedermi parole oggi non bastanoQuelle sue labbra ch’era peccato mordereRovesciamento dei ruoliSe l’afferri con forzaSono venuta a Parigi

La giovinezza

La giovinezza
(Maria Luisa Spaziani Torino il 7/12/1922 – Roma 30/6/2014)

Nei miei vent’anni non ero felice
e non vorrei che il tempo s’invertisse.
Un salice d’argento mi consolava a volte,
a volte ci riusciva con presagi e promesse.

Nessuno dice mai quant’è difficile
la giovinezza. Giunti in cima al cammino
teneramente la guardiamo. In due,
forse la prima volta.

Della stessa autrice: Forse di questo amore ancor non dettoE lui mi aspetterà nell’ipertempoNon chiedermi parole oggi non bastanoQuelle sue labbra ch’era peccato mordereRovesciamento dei ruoliSe l’afferri con forzaSono venuta a Parigi

Se l’afferri con forza

Se l’afferri con forza
(Maria Luisa Spaziani Torino il 7/12/1922 – Roma 30/6/2014)

L’onda tua alta annienta ogni nemica
se l’afferri con forza non ti punge
né il mondo intorno né malvagia ortica.

Della stessa autrice: Forse di questo amore ancor non dettoE lui mi aspetterà nell’ipertempoNon chiedermi parole oggi non bastanoQuelle sue labbra ch’era peccato mordereRovesciamento dei ruoliSono venuta a Parigi

Quelle sue labbra ch’era peccato mordere

Quelle sue labbra ch’era peccato mordere
(Maria Luisa Spaziani Torino il 7/12/1922 – Roma 30/6/2014)

Quelle sue labbra ch’era peccato mordere
tanto infantili e tenere s’aprivano
(neve di sogno non può il tempo sciogliere)

chiude un sigillo di divina cera.
Ma avete flauti eterni come il mare,
o labbra più profonde della sera.

Della stessa autrice: Forse di questo amore ancor non dettoE lui mi aspetterà nell’ipertempoNon chiedermi parole oggi non bastanoRovesciamento dei ruoliSono venuta a Parigi

E lui mi aspetterà nell’ipertempo

  Addio a Maria Luisa Spaziani

E lui mi aspetterà nell’ipertempo
(Maria Luisa Spaziani Torino il 7/12/1922 – Roma 30/6/2014)

E lui mi aspetterà nell’ipertempo,
sorridente e puntuale, con saluti
e storie che alle poverette orecchie
dell’arrivata parranno incredibili.
Ma riconoscerà, lui, ciò che gli dico?
In poche note o versi qui raccolgo
i messaggi essenziali. Un alto raggio,
aria diversa glieli tradurrà.

Della stessa autrice: Forse di questo amore ancor non dettoNon chiedermi parole oggi non bastanoRovesciamento dei ruoliSono venuta a Parigi

Sono venuta a Parigi

Sono venuta a Parigi
(Maria Luisa Spaziani n. a Torino il 7/12/1922)

Sono venuta a Parigi per dimenticarti
ma tu ostinato me ne intridi ogni spazio.
Sei la chimera orrida delle gronde di Notre-Dame,
sei l’angelo che invincibile sorride.
Veniamo a patti (il contadino e il diavolo):
lasciami il giorno per guardare, leggere,
sprecare il tempo, divertirmi, escluderti.
Notti e sogni, d’accordo, sono tuoi.

Della stessa autrice: Forse di questo amore ancor non dettoNon chiedermi parole oggi non bastanoRovesciamento dei ruoli

Rovesciamento dei ruoli

 Le poesie delle donne

 

Rovesciamento dei ruoli
(Maria Luisa Spaziani n. a Torino, 7/12/1922)

La chiave è sempre nomade
La serratura è ferma

Io chiave, sì, furiosamente chiave,
farfalla in mille giri
intorno al tuo portale.

Viaggio per non vederti, per pensarti,
e forse amarti meglio.

La chiave è sempre zingara
Ferma la serratura.

Non chiedermi parole oggi non bastano

Non chiedermi parole oggi non bastano
(
Maria Luisa Spaziani n. a Torino il 7/12/1922)

Non chiedermi parole oggi non bastano.
Stanno nei dizionari: sia pure imprevedibili
nei loro incastri, sono consunte voci.
È sempre un prevedibile dejà vu.

Vorrei parlare con te – è lo stesso con Dio –
tramite segni umbratili di nervi,
elettrici messaggi che la psiche
trae dal cuore dell’universo.

Un fremere d’antenne, un disegno di danza,
un infinitesimo battere di ciglia,
la musica-ultrasuono che nemmeno
immaginava Bach.

(Da: La traversata dell’oasi)


 

L’11 dicembre a Roma in Piazza del Popolo ore 14 con Emma, Erica Mou, Paola Turci, Marina Rei, l’Orchestra Europa Musica e tutte noi

se non le donne chi?

Cosa succede l’11 dicembre? Le donne di SNOQ tornano in piazza. A Roma in piazza del Popolo e in tante altre città italiane. Perché? Perché vogliamo segnare questa stagione politica con la nostra forza, contare sulla scena pubblica, far capire che senza le donne non c’è crescita, che l’uscita dalla crisi passa attraverso il lavoro e il […]

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Forse di questo amore ancor non detto

Forse di questo amore ancor non detto
(
Maria Luisa Spaziani n. a Torino il 7/12/1922)

Forse di questo amore ancor non detto
il meglio passò qui, dove rombando
come un treno nel tunnel dell’estate
un rauco vento transitava a notte
sulla cima dei pini. Ed era l’ora
del mio saluto, chè ci avvviene a volte
d’inchinarci alle cose ancor non nate
con la sete indicibile che ispirano
le passioni defunte. Ardentemente
ho ritagliato in cielo, negli azzurri
turbinosi del sud la zona sacra
che l’occhio degli aruspici sceglieva
a limite d’un tempio. E sia che duri
tra noi questo silenzio immacolato,
o rapinosi dialoghi ci avvolgano
e liane c’imprigionino, votati
ad ogni ambiguo trionfo, quest’immensa
invisibile cupola di sogni
sarà scolpita in questo cielo, vetro
di silice divina che attraversa
il falco inconsapevole e non piega
la bianca fronte per variar di destini.

(Da: L’occhio del ciclone)