Poesia sullo stupro a Missoula


Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Poesia sullo stupro a Missoula
(Marge Piercy n. a Detroit, Michigan, USA 31/3/1936)

Non c’è differenza tra l’essere stuprata
e scaraventata giù da una rampa di scale
tranne che le ferite sanguinano anche dentro.

Non c’è differenza tra l’essere stuprata
ed essere investita da un camion
tranne che dopo gli uomini ti chiedono se ti è piaciuto.

Non c’è differenza tra l’essere stuprata
e perdere una mano in una falciatrice
se non che i dottori non vogliono essere coinvolti,
la polizia sfoggia un ghigno d’intesa
e nei piccoli centri diventi una puttana patentata.

Non c’è differenza tra l’essere stuprata
ed essere morsa da un serpente a sonagli
se non che la gente domanda se la tua gonna era corta
e perché tu comunque eri fuori.

Non c’è differenza tra l’essere stuprata
e andare a sbattere dritta contro il parabrezza
tranne il fatto che dopo tu non hai paura delle auto
ma di metà del genere umano.

La paura dello stupro è un vento freddo che soffia ininterrotto
sulla schiena incurvata di una donna.
Mai girare da sola in una strada sabbiosa
In mezzo a una pineta;
mai salire su un sentiero che attraversa una montagna brulla
senza quell’alluminio nella bocca
vedendo un uomo arrampicarmisi vicino.

Mai aprire la porta a chi bussa
senza un rasoio che escoria appena la gola.
La paura del lato in ombra delle siepi,
del sedile posteriore dell’auto,
della casa vuota che fa tintinnare le chiavi
come un avvertimento di serpente.
La paura dell’uomo che sorride
con un coltello nella tasca.
La paura dell’uomo contegnoso
nel cui pugno c’è astio sottochiave.

Della stessa autrice:
I gatti come gli angeli
Per donne forti
Poesia sconcia


I gatti come gli angeli

I gatti come gli angeli
(Marge Piercy n. a Detroit, Michigan, USA 31/3/1936)

I gatti come gli angeli dovrebbero essere magri;
i maiali e i cherubini dovrebbero essere grassi.
La gente sta di solito nel mezzo, un nodo
d’osso che spunta dal ginocchio che vorresti
imbottire, un rotolo di ciccia che penzola
dalla cintura. Ti autopunisci,
una di quelle palle di gomma che hanno i bambini
che rimbalzano sempre sulla
paletta, ripicchiando sulla stessa superficie.
Vorresti essere snella e liscia
come una saetta.
Quando ero giovane
amavo uomini spinosi con ghigni ascetici
tutti gomiti e parole e cartilagini
costoluti come chiglie grigio-nebbia sulla riva,
facce taglienti che accecano
come lame lucenti, il mento
rivolto al saccheggio come una prora egea.

Ora cerco uomini le cui pance serene
mostrano piacere per la carne e per la tavola,
uomini che vengono in cucina
e si siedono, che non pensano che a pelare patate
gli diventi piccolo; uomini con dita
larghe e testicoli violetti come fichi,
uomini con rughe gualcite e l’aspetto
stropicciato adatto ai letti recentemente
usati bene.
Non ci è richiesto
di sembrare quattordicenni malnutriti
malgrado quello che impone
la moda. Tu sei fatto per tirare un carro,
per sollevare un carico pesante e reggerlo,
e trascinarlo su per la salita, e sono così
anch’io, corpi contadini, rustici, solidi
belle pentole d’argilla scura che sanno
stare al fuoco. Quando mettiamo le pance
insieme non facciamo rumori metallici
rimbalziamo sulla buona imbottitura.

Della stessa autrice: Per donne fortiPoesia sconcia

Poesia sconcia

 Le poesie delle donne

Poesia sconcia
(Marge Piercy n. a Detroit, Michigan, USA 31/3/1936)

C’è neve sui miei campi
anche se l’aria è calda voglio
rotolare sulla schiena e dimenarmi.
Proprio così, l’oscuro pianto in pendio mostra
il vincitore, e il tetto d’erba alta
sporge dalle rive,
ma io voglio cominciare ad arare e seminare.
Le mie gonfie colline, il mio fertile suolo
argilloso trapunto di lombrichi rossi come bocche,
il mio giardino,
perché non ti affretti
a toglierti i vestiti?

Della stessa autrice: Per donne forti