Ditemi com’è un albero

Ditemi com’è un albero
(Marcos Ana Alconada, Spagna 20/1/1920 – Madrid, Spagna 24/11/2016)

Ditemi com’è un albero.
Ditemi il canto del fiume
quando si copre di uccelli.

Parlatemi del mare. Parlatemi
del vasto odore della campagna.
Delle stelle. Dell’aria.

Recitatemi un orizzonte
senza serratura né chiavi
come la capanna di un povero.

Ditemi com’è il bacio
di una donna. Datemi il nome
dell’amore: non lo ricordo.

Le notti si profumano ancora
di innamorati con fremiti
di passione sotto la luna?

O resta solo questa fossa,
la luce di una serratura
e la canzone delle mie lapidi?

Ventidue anni… Già dimentico
la dimensione delle cose,
il loro colore, il loro profumo… Scrivo

a tentoni: “il mare”, “la campagna”…
Dico “bosco” e ho perduto
la geometria dell’albero.

Parlo, per parlare, di argomenti
che gli anni mi hanno cancellato.

(non posso continuare, sento
i passi della guardia)

(Da: Ditemi com’è un albero, 2009)

Dello stesso autore: La mia casa e il mio cuoreSarà che i miei sogni spaventano il tiranno

La mia casa e il mio cuore

La mia casa e il mio cuore
(Marcos Ana Alconada, Spagna 20/1/1920 – Madrid, Spagna 24/11/2016)

(sogno di libertà)

Se un giorno tornerò alla vita
la mia casa non avrà chiavi:
sempre aperta, come il mare,
il sole e l’aria.

Che entrino la notte e il giorno,
la pioggia azzurra, la sera,
il pane rosso dell’aurora;
la luna, mia dolce amante.

Che l’amicizia non trattenga
il passo sulla soglia,
né la rondine il volo,
né l’amore le labbra. Nessuno.

La mia casa e il mio cuore
mai chiusi: che passino
gli uccelli, gli amici,
e il sole e l’aria.

(Da: Ditemi com’è un albero, 2009)

Dello stesso autore:
Sarà che i miei sogni spaventano il tiranno

Sarà che i miei sogni spaventano il tiranno

Sarà che i miei sogni spaventano il tiranno
(Marcos Ana Alconada, Spagna 20/1/1920 – Madrid, Spagna 24/11/2016)
Pensando a Federico
 

Sarà che i miei sogni spaventano il tiranno
come un lontano canto,
come sepolte campane,
come tutte le voci che non capisce.
Sarà che i miei sogni,
di uomo e di poeta,
sono coperti dal ferro
che mi rinchiude la vita
e ora sogno spade allegre.
Sarà, mi domando,
che ancora non capiscono
che incarcerarono l’uomo
perché non furono capaci,
dell’assalto vincente
al forte dei suoi sogni
che con più forza lo fa sognare.

(Da: “Crediamo ancora nei sogni” di Luis Sepúlveda, 2007)