Monotonia

Monotonia
(Konstantinos Kavafis Alessandria d’Egitto 29/4/1863 – Alessandria d’Egitto 29/4/1933)

Segue a un giorno monotono un nuovo
giorno, monotono, immutabile.
Accadranno le stesse cose, accadranno di nuovo
tutti i momenti uguali vengono, se ne vanno.

Un mese passa e un altro mese accompagna.
Ciò che viene s’immagina senza calcoli strani:
è l’ieri, con la nota noia stagna.
E il domani non sembra più domani.

Dello stesso autore: Aspettando i barbariBrameIl dicembre del 1903IonicaItacaLontanoPer quanto puoiS’è avvolto nelle tenebre il mondo…S’informava della qualitàTornaUna notte

Torna

 

Torna

Torna, prendimi spesso, amato spasimo,
torna quando del corpo la memoria
si ralluma, in quegli istanti prendimi:
quando riagita il sangue le remote
sue voglie e a labbra e carne si agglutìnano
i ricordi, e sulle mani ancora
la sensazione del toccare infuria.
Torna più volte, prendimi di notte,
tutta la carne nel ricordo tendimi.

KONSTANTINOS KAVAFIS

immagine dal web

Aspettando i barbari

Aspettando i barbari
(Konstantinos Kavafis Alessandria d’Egitto 29/4/1863 – Alessandria d’Egitto 29/4/1933)

Che aspettiamo, raccolti nella piazza?
Oggi arrivano i barbari.
Perché mai tanta inerzia nel Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?
Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.
Perché l’imperatore s’è levato
così per tempo e sta, solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?
Oggi arrivano i barbari
L’imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l’offerta d’una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.
Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei caselli tutti d’oro e argento?
Oggi arrivano i barbari,
e questa roba fa impressione ai barbari.
Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?
Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.
Perché d’un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti serii)
Perché rapidamente le strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?
S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.
E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.

Dello stesso autore: BrameIl dicembre del 1903IonicaItacaLontanoPer quanto puoiS’è avvolto nelle tenebre il mondo…S’informava della qualitàTornaUna notte

Lontano

Lontano
(Konstantinos Kavafis Alessandria d’Egitto 29/4/1863 – Alessandria d’Egitto 29/4/1933)

Dire vorrei questo ricordo… Ma
s’è così spento… quasi nulla resta:
lontano, ai primi anni d’adolescenza, posa.

Pelle di gelsomino…
E la sera d’agosto (agosto fu?)…
Ormai ricordo appena gli occhi: azzurri, forse…
Oh, azzurri, sì! come zaffiro azzurri.

S’è avvolto nelle tenebre il mondo…

S’è avvolto nelle tenebre il mondo…
(Konstantinos Kavafis Alessandria d’Egitto 29/4/1863 – Alessandria d’Egitto 29/4/1933)

S’è avvolto nelle tenebre il mondo, non temere.
Non credere durevole tutto ciò ch’è oscuro.
Sei vicino ai piaceri, amico, alle valli, ai fiori:
osa, non ti fermare. Ecco, già sorge l’alba!

Solo una nebbia lieve il tuo sguardo intimorisce.
La natura benevola prepara sotto il velo
ghirlande di rose e di viole, di nobili narcisi
per te, profumate ricompense ai tuoi canti.

Brame

Brame
(Konstantinos Kavafis Alessandria d'Egitto 29/4/1863 – Alessandria d'Egitto 29/4/1933)

Corpi belli di morti, che vecchiezza non colse:
li chiusero, con lacrime, in mausolei preziosi,
con gelsomini ai piedi e al capo rose.
Tali sono le brame che trascorsero
inadempiute, senza voluttuose
notti, senza mattini luminosi.

Per quanto puoi

Per quanto puoi
(Konstantinos Kavafis Alessandria d’Egitto 29/4/1863 – Alessandria d’Egitto 29/4/1933)

E se non puoi la vita che vorresti,
almeno questo tenta
per quanto puoi: non la umiliare
con i troppi contatti con la gente,
con i troppi gesti e discorsi.

Non la umiliare portandola
troppo in giro, esponendola
alla stupidità quotidiana
dei rapporti e degli incontri,
finché divenga come un’estranea, fastidiosa.

Itaca

Itaca
(Konstantinos Kavafis Alessandria d’Egitto 29/4/1863 – Alessandria d’Egitto 29/4/1933)

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne’ nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.