Incantesimo

Incantesimo
(Kate Clanchy n. a Glasgow, Regno Unito il 6/11/1965)

Se, al tuo scrittoio, metti da parte il lavoro,
prendi giù un libro, cerchi questi versi
e leggi che io sto lì in ginocchio, l’orecchio
contro il tuo petto dove i muscoli
si inarcano come grossi tomi che si aprono, in curve
di gabbiani, attraverso le onde sonore del tuo cuore,
e che mi passi le dita fra i capelli,
sfilando dalla massa ribelle ciocche
sottili come segnalibri di seta scarlatta,
e mi accarezzi le guance come se lisciassi
veline tra rigide illustrazioni,
e mi tiri verso di te
per leggermi solo negli occhi, vedrai,
in monocromo argento, te stesso,
seduto al tuo scrittoio, prendere giù un libro,
cercare questi versi, e allora, amore,
non saprai chi di noi due legge
ora, chi scrive, e chi è scritto.

Della stessa autrice:
A un uomo senza senso dell’olfattoUn uomo sposato

Un uomo sposato

Un uomo sposato
(Kate Clanchy n. a Glasgow, Regno Unito il 6/11/1965)

L’uomo sposato la notte scorsa sognava
di una casa che gli era stata lasciata:
una casa come quelle che hai nei sogni,

mille stanze, un corridoio. Vagava
in giro da solo, mi disse, sorrideva
con suo sorriso quieto e interiore. Trovavo

un giardino segreto, mura alte, chiuso, uno strano
verde vellutato. Lì, una finestra guardava
verso l’oceano. Piegava le mani pallide,

avevo, diceva, la chiave. Sua moglie toccava
la figlia addormentata, pesante lussuoso animale,
e lo guardava, d’intesa, soddisfatta.

(Trad. di Sergio Pasquandrea)

Della stessa autrice:
A un uomo senza senso dell’olfatto

A un uomo senza senso dell’olfatto

 Le poesie delle donne

A un uomo senza senso dell’olfatto
(Kate Clanchy n. a Glasgow, Regno Unito il 6/11/1965)

La presente è solo per farti sapere:

che il solco più profondo all’angolo della mia mano
ha l’odore di un vecchio banco di scuola,
i nomi incisi a fondo lisciati dal sudore;

che sotto lo spruzzo del mio costoso profumo
le mie ascelle suonano un tono di basso forte
quanto il rimbombo di un palmo sul timpano;

che l’umida vampata della mia paura è intensa
quanto il sapore di un tubo di ferro, in pieno inverno,
sulla lingua rovente di una bambina; e che qualche volta,

nella brezza, la chioma delicata che ho
sulla nuca, proprio dove appoggeresti
il capo, potrebbe tentennare e sfiorarti le labbra,

rivelare la scia fragile e precisa
di piccole barchette d’origami, a salpare verso il mare.