Sento i tuoi passi nella sala

Sento i tuoi passi nella sala
(Karin Boye Göteborg, Svezia 26/10/1900 – Alingsås, Svezia 24/4/1941)

Sento i tuoi passi nella sala,
sento in ogni nervo i tuoi rapidi passi
che nessuno nota altrimenti.
Intorno a me soffia un vento di fuoco.
Sento i tuoi passi, i tuoi amati passi,
e l’anima fa male.

Cammini lontano nella sala,
ma l’aria ondeggia dei tuoi passi
e canta come canta il mare.
Ascolto, prigioniera dell’oppressione che consuma.
Nel ritmo del tuo ritmo, nel tempo del tuo
batte il mio polso nella fame.

Della stessa autrice: Certo che fa maleCome posso dire…ConfessioneL’amazzoneL’attimoRicordoSei la mia consolazione più puraSpiegazione

Certo che fa male

Certo che fa male
(Karin Boye Göteborg, Svezia 26/10/1900 – Alingsås, Svezia 24/4/1941)

Certo che fa male quando i boccioli si schiudono.
Perché dovrebbe altrimenti esitare la primavera?
Perché dovrebbe tutta la nostra bruciante nostalgia
restare legata al pallido e amaro gelo?
Eppure il bocciolo fu involucro per tutto l’inverno.
Che cosa c’è di nuovo ora che intacca e preme?
Certo che fa male quando i boccioli si schiudono,
male a ciò che cresce
e a ciò che racchiude.

Certo che è difficile quando le gocce cadono.
Tremanti d’inquietudine stanno sospese, pesanti
si aggrappano al ramoscello, si gonfiano, scivolano
– il peso le trascina giù, per quanto cerchino di aggrapparsi.
Difficile essere incerti, timorosi e divisi,
difficile sentire il baratro che attira e richiama
e tuttavia restare lì e solamente tremolare
– difficile voler restare e volere cadere.

Allora, quando il peggio è arrivato e più niente aiuta,
si schiudono esultando i boccioli dell’albero.
Allora, quando non c’è più il timore che trattiene,
le gocce sul ramoscello cadono scintillando,
dimenticano la vecchia paura del nuovo
dimenticano l’apprensione passata per il viaggio
sentono per un attimo la loro più grande sicurezza,
riposano in quella fiducia
che crea il mondo.

Della stessa autrice:
Come posso dire…
Confessione
L’amazzone
L’attimo
Ricordo
Sei la mia consolazione più pura
Spiegazione

Ricordo

Ricordo
(Karin Boye Göteborg, Svezia 26/10/1900 – Alingsås, Svezia 24/4/1941)

Quieta voglio ringraziare il mio destino:
mai ti perdo del tutto.
Come una perla cresce nella conchiglia,
così dentro di me
germoglia dolcemente il tuo essere bagnato di rugiada.
Se infine un giorno ti dimenticassi –
allora sarai tu sangue del mio sangue
allora sarai tu una cosa sola con me –
lo vogliano gli dei.

(1922)

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Spiegazione

Spiegazione
(Karin Boye Göteborg, Svezia 26/10/1900 – Alingsås, Svezia 24/4/1941)

Immersa nella tua bellezza
vedo spiegata la vita
e la soluzione dell’enigma oscuro
svelata.

Immersa nella tua bellezza
voglio pregare.
Il mondo è santo
perché tu esisti.

Senza respiro per chiarezza
annegata nella luce,
volevo morire vicina a te,
immersa nella tua bellezza.

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L’attimo

L’attimo
(Karin Boye Göteborg, Svezia 26/10/1900 – Alingsås, Svezia 24/4/1941)

Nessun cielo di una notte d’estate senza respiro
giunge così profondo nell’eternità,
nessun lago, quando le nebbie si diradano,
riflette una calma simile
come l’attimo –

quando i confini della solitudine si cancellano
e gli occhi diventano trasparenti
e le voci diventano semplici come venti
e niente c’è più da nascondere.
Come posso ora aver paura?
Io non ti perderò mai.

(1935)

Della stessa autrice: Come posso dire…ConfessioneL’amazzoneSei la mia consolazione più pura

Sei la mia consolazione più pura

5º Anniversario del blog
"La poesia non è di chi la scrive, la poesia è di chi gli serve!"

Sei la mia consolazione più pura
(Karin Boye Göteborg, Svezia 26/10/1900 – Alingsås, Svezia 24/4/1941)

Sei la mia consolazione più pura,
sei il mio più fermo rifugio,
tu sei il meglio che ho
perché niente fa male come te.

No, niente fa male come te.
Bruci come ghiaccio e fuoco,
tagli come acciaio la mia anima –
tu sei il meglio che ho.

(1922)

Della stessa autrice: Come posso dire…ConfessioneL’amazzone

Come posso dire…

Come posso dire…
(Karin Boye Göteborg, Svezia 26/10/1900 – Alingsås, Svezia 24/4/1941)

Come posso dire se la tua voce è bella.
So soltanto che mi penetra
e mi fa tremare come una foglia
e mi lacera e mi dirompe.

Cosa so della tua pelle e delle tue membra.
Mi scuote soltanto che sono tue,
così che per me non c’è sonno né riposo,
finché non saranno mie.

(1941)

Della stessa autrice: ConfessioneL’amazzone

L’amazzone

L’amazzone
(Karin Boye Göteborg, Svezia 26/10/1900 – Alingsås, Svezia 24/4/1941)

Ho sognato spade stanotte.
Ho sognato battaglia stanotte.
Ho sognato che lottavo al tuo fianco
armata e forte, stanotte.

Lampeggiava forte dalla tua mano,
e i Troll cadevano ai tuoi piedi.
La nostra schiera serrava le fila e cantava
nella minaccia di tenebre silenziose.

Ho sognato sangue stanotte.
Ho sognato morte stanotte.
Ho sognato che cadevo al tuo fianco
con ferite mortali, stanotte.

Tu non notavi affatto che io cadevo.
La tua bocca era seria.
Con la mano ferma tenevi lo scudo
e andavi dritta per la tua strada.

Ho sognato fuoco stanotte.
Ho sognato rose stanotte.
Ho sognato che la mia morte era bella, e buona.
Così ho sognato stanotte.

Della stessa autrice: Confessione

Confessione

Confessione
(Karin Boye Göteborg, Svezia 26/10/1900 – Alingsås, Svezia 24/4/1941)

Non sono nata per fare la ribelle
Eppure sono costretta ad esserlo.
Perché il mio destino non è mio soltanto?
Perché mi abbarbico in esso?
Oppure, se ora devo battermi,
perché accade con dolore?
Perché non a suon di musica,
quando infine sono costretta ad osare?

Sangue del mio sangue, voi che mi avete giudicato duramente
E mi avete ripudiato nella vergogna,
sapevo bene, quando sono stata respinta,
che avevo violato un tutto,
sentivo una comunione santa
dietro le parole di condanna,
sapevo con angoscia: voi siete io –
e m’inchinavo.

Ma dov’ero e mi credevo muta,
udivo gemere la tenebra.
Anime dal luogo delle stesse sofferenze
Respiravano al mio fianco.
Udivo il mio stesso grido d’aiuto
Alzarsi dai deserti più assoluti,
sapevo con angoscia: io sono voi –
e non potevo tacere.

Vile, vile, tre volte vile
Devo però combattere,
cadere a terra e rialzarmi
con tutti i miei nervi in pezzi,
devo sentire come ferro rovente
i giudizi di chi è inesorabile –
e seguire e seguire un fuoco bruciante,
che fiorisce nella tenebra.