Quel che succede

Quel che succede
(Juan Gelman Buenos Aires, Argentina il 3/5/1930 – Città del Messico 14/1/2014)

Ti diedi il mio sangue, i miei suoni,
le mie mani, la testa
ti diedi qualcos’altro, la mia solitudine, quella grande signora,
come un giorno di maggio dolcissimo d’autunno,
e ancor di più, tutto il mio oblio,
affinché tu lo smantelli e resti nella notte,
nella tempesta, nella sventura,
e qualcos’altro ancora, ti diedi la mia morte,
vedrò risalire il tuo viso tra il flusso delle ombre,
e non riesco tuttora a circondarti, continui ad accrescerti
come un fuoco,
e mi distruggi, mi costruisci, sei oscura come la luce.

Dello stesso autore: GiornalismoMaria la servaPoesie col figlio

Giornalismo

Giornalismo
(Juan Gelman Buenos Aires, Argentina il 3/5/1930 – Città del Messico 14/1/2014)

Alla mattina alle dieci gli impiegati della giustizia
si misero a urlare contro l’ingiustizia del loro magro salario
alle undici si scoprirono certe manovre delittuose
alle dodici il partito democratico borghese confermò di essere democratico e borghese
ci fu un concorso in municipio
crebbe la carestia di vita
si pranzò in generale in maniche di camicia di fronte a un buon vino
la legge organica della polizia non soffrì di grandi varianti
all’una alle due del pomeriggio sotto la gloria del gran giorno
altre città del paese ricordarono i loro fondatori i loro banditi
gli enti locali promossero decisioni contrarie
il sud continuò al sud
il presidente alle quattro ricevette il suo decimo magnate del petrolio
alle cinque mi scocciai
però alle sei ti vidi
dopo tanti anni ti vidi alle sei e mi turbai come un bimbo
il passato saliva come i tuoi dolci seni
ed erano le sei di una dolcezza come un violento oblio
ora ci sono delle lentiggini sul tuo collo e la tua voce era attuale
di modo che alle sette non facevi più notizia
cominciava il crepuscolo
usciva la gente dal lavoro
cresceva la carestia di vita
si scoprivano nuove manovre delittuose
in lungo e in largo nel paese.

Dello stesso autore: Maria la servaPoesie col figlio

Poesie col figlio

POESIE COL FIGLIO
(Juan Gelman n. a Buenos Aires, Argentina il 3/5/1930)

DICE LA PAROLA POESIA PER LA PRIMA VOLTA

Sai il tempo, tutto il tempo,
tra questa parola e il tuo tempo?

Sai l’aria, tutta l’aria
tra questa parola e la tua aria?

Il mare, forse, sai, il dolore,
l’amore, la terra, la morte,
sai,
tra questa parola e i tuoi finissimi fili?

É arrivata fino a te come una magia,
magari come una vecchiezza?

Ha bagnato con acqua delicata
la tua acqua, la purissima, la quieta?

T’ha incoronato di splendente luce?
Ti ha messo sulla bocca farine dolci?

Chi potrà dire mai ciò che succede
quando due bambini di baciano.

DOMANDA CHE COS’É L’ACQUA

Oblio, oblio.

Un lungo cammino puro verso l’oblio.

Una fresca memoria dell’oblio

Una lacrima sola
guardando e scordando ciò che siamo.

Ciò che scordò, ciò che scordò la morte.

Fino a che la dicesti.

Che potrà essere ora che ha di dentro la tua trepidazione.

SORRIDE

E qualche volta ho sorriso così?
Sono stato come te di luce, candore trepidante?
Ho saputo far nascere il mattino, confonderlo,
trarre in inganno il mondo?
Ho come te destato
la quieta tenerezza? Acqua capace?
Ho trattenuto l’aria, la gran maestra?
La più spoglia purezza sta sulla tua bocca
e dà vergogna.

Angeli, angeli.
Chi dice che li ha visti, non li ha visti mai.

E chi li vede, ha dentro un canto.

DICO COME GLI VOGLIO BENE

Camminerai, camminerai.

Cielo, aria con nome
figlio cui dico figlio senza sapere,
senza capire, e no,
come ha potuto capitarci la purezza.

Che acqua segreta abbiamo dato da bere all’amore?
Quale sostanza intatta
avevamo ancora, che cosa, che cosa
abbiamo potuto forse dare? L’amore?
O la trepidazione della gioia che sognammo?
O aprile che donava il suo mistero?

Camminerai, in cambio.

Ti metterai cogli occhi ad osservare il mondo
impuro, impuro ancora.

Molto più che volerti bene:
ti amo con dolore.