Tu

Tu
(Jorge Luis Borges Buenos Aires, Argentina 24/8/1899 – Ginevra, Svizzera 14/6/1986)

Un solo uomo è nato, un solo uomo è morto sulla terra.
Affermare il contrario è pura statistica, è un’addizione impossibile.
Non meno impossibile che sommare l’odore della pioggia e il sogno che hai sognato ieri notte.
Quell’uomo è Ulisse, Abele, Caino, il primo uomo che ordinò le costellazioni, l’uomo che innalzò la prima piramide, l’uomo che scrisse gli esagrammi del Libro dei Mutamenti, il forgiatore che incise rune sulla spada di Hengist, l’arciere Einar Tamberskelver, Luis de León, il libraio che generò Samuel Johnson, il giardiniere di Voltaire, Darwin sulla prua del Beagle, un ebreo nella camera letale, un giorno tu e io.
Un solo uomo è morto a Ilio, nel Metauro, a Hastings, ad Austerlitz, a Trafalgar, a Gettysburg.
Un solo uomo è morto negli ospedali, sulle navi, nell’ardua solitudine, nella camera dell’abitudine e dell’amore.
Un solo uomo ha guardato la vasta aurora.
Un solo uomo ha sentito sul palato la freschezza dell’acqua, il sapore della frutta e della carne.
Parlo dell’unico, dell’uno, di colui che sempre è solo.

Dello stesso autore: Amoroso auspicioI giustiLa lunaLa rosaSe potessi vivere di nuovo

Amoroso auspicio

Amoroso auspicio
(Jorge Luis Borges Buenos Aires, Argentina 24/8/1899 – Ginevra, Svizzera 14/6/1986)

Né l’intima grazia della tua fronte luminosa come una festa
né il favore del tuo corpo, tuttora arcano e tacito e fanciullesco,
né l’alternarsi delle tue vicende in parole o in silenzi
saranno offerta così misteriosa
come rimirare il tuo sonno coinvolto
nella veglia delle mie braccia.
Di nuovo miracolosamente vergine per la virtù assolutoria del sonno,
serena e splendente come fausto ricordo trascelto,
mi offrirai quella sponda della tua vita che tu stessa non possiedi.
Proiettato nella quiete,
scorgerò quella riva estrema del tuo essere
e ti vedrò forse per la prima volta
quale Iddio deve ravvisarti,
annullata la finzione del Tempo,
senza l’amore, senza di me.

Dello stesso autore: I giustiLa lunaLa rosaSe potessi vivere di nuovo

La rosa

La rosa
(Jorge Luis Borges Buenos Aires, Argentina 24/8/1899 – Ginevra, Svizzera 14/6/1986)

La rosa,
l’immarcescibile rosa che non canto,
quella che è peso e fragranza,
quella del nero giardino nell’alta notte,
quella di qualsiasi giardino e qualsiasi sera,
la rosa che risorge dalla tenue
cenere per l’arte dell’alchimia,
la rosa dei persiani e di Ariosto,
quella che sempre sta sola,
quella che sempre è la rosa delle rose,
il giovane fiore platonico,
l’ardente e cieca rosa che non canto,
la rosa irraggiungibile.

Se potessi vivere di nuovo

Se potessi vivere di nuovo
(Jorge Luis Borges Buenos Aires, Argentina 24/8/1899 – Ginevra, Svizzera 14/6/1986)

Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.

Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l’adesso.

Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell’acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all’inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell’autunno.

Farei più giri in calesse,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.

Ma vedete, ho 85 anni
e so che sto morendo.

I giusti


I giusti
(Jorge Luis Borges Buenos Aires, Argentina 24/8/1899 – Ginevra, Svizzera 14/6/1986)

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo