La luce mi guarda: esisto

La luce mi guarda: esisto
(Jorge Carrera Andrade Quito, Ecuador 18/9/1902 – Quito, Ecuador 9/11/1978)

…La luce mi guarda: esisto. La luce guarda
tutto attorno a me, perfino la pietra,
ed ogni albero afferma la propria esistenza
attraverso le sue foglie sottomesse, che si bagnano
nello sguardo totale dell’altezza.
Un fiume possiede nella sua anima quello sguardo,
che cercano invano di cancellare con il blu
piccole pietre o rami che affondano
e solamente fanno sorgere tra le acque
la forma del grande occhio che si apre
nel turbare la trasparenza addormentata.

Dello stesso autore: Il gabbiano e la solitudineLo stranieroSono l’uomo universoVerrà un giorno

Lo straniero

Lo straniero
(Jorge Carrera Andrade Quito, Ecuador 18/9/1902 – Quito, Ecuador 9/11/1978)

Un gelido territorio mi circonda
una zona impermeabile e silenziosa
dove gli ardenti segni si spengono
e perdono il loro senso gl’idiomi terrestri.

Distese di piante e di città
che solo anima l’ubicuità del vento,
latitudine ridotta dalla notte,
meridiani sperduti nella mappa del sonno.

Non un gesto d’amicizia dell’uccello o della nube
o del gregario tetto accigliato.
Un muto monaco verde abita in ogni albero
e un cielo senza pupille guarda il mondo.

Tra volti cangianti ed edifici che crescono
cerco la compagnia salvatrice,
ma il suo frutto nasconde un nocciolo amaro
e mi resta tra le mani la loro forma di cenere.

Tu, solitudine perduta e recuperata,
affidi agli uccelli il tuo dominio senza limiti
e m’addentro nelle tue intime provincie
custodito da forze invisibili.

Senza memoria di bussola né di idiomi terrestri,
spronato di cielo,
guadando solitudini senza fiumi,
attraverso la muta geografia del pianeta.

Dello stesso autore: Il gabbiano e la solitudineSono l’uomo universoVerrà un giorno

Il gabbiano e la solitudine

Il gabbiano e la solitudine
(Jorge Carrera Andrade Quito, Ecuador 18/9/1902 – Quito, Ecuador 9/11/1978)

Quaderno bianco del mare,
il gabbiano o un messaggio
si spiega nel volo
in due fogli di viaggio.

La sua sorella marittima,
la solitudine, lo guarda
e, in una speranza vana,
sulla costa sospira.

Insetti e piante
si impigliano al suolo:
iniziali ritorte
di una nostalgia sotterranea.

Qui, nel mezzo, vivo
con gli uccelli marini,
prigioniero di me stesso,
compagno delle rovine,

e guardando e sentendo
solo la pioggia armata
batto la solitudine
con la sua spada liquida.

(Da: “Obra poetica completa”, 1972)

Dello stesso autore: Sono l’uomo universoVerrà un giorno

Verrà un giorno

Verrà un giorno
(Jorge Carrera Andrade Quito, Ecuador 18/9/1902 – Quito, Ecuador 9/11/1978)

Verrà un giorno più puro degli altri:
scoppierà la pace sulla terra
come un sole di cristallo.
Una luce nuova
avvolgerà le cose.
Gli uomini canteranno per le strade
ormai liberi dalla morte menzognera.
Il frumento crescerà sui resti
delle armi distrutte
e nessuno verserà
il sangue del fratello.
Il mondo allora apparterrà alle fonti
e alle spighe che imporranno il loro impero
di abbondanza e freschezza senza frontiere.