Essere poeta

Essere poeta
(
Jaroslav Seifert Praga, Cechia 23/9/1901 – Praga, Cechia 10/1/1986 – Premio Nobel per la letteratura 1984)

Da tempo la vita mi ha insegnato
che musica e poesia
sono al mondo le cose più belle
che la vita può darci.
Oltre all’amore, ovviamente.

In una vecchia crestomazia
stampata all’epoca dell’Imperialregia Libreria,
nell’epoca in cui moriva Vrchlický,
cercai una trattazione di poetica
e stili di poesia.

Poi misi una rosellina in un bicchiere,
accesi una candela
e cominciai a scrivere i primi versi miei.

Divampi pure la fiamma di parole
e arda,
magari mi bruci le dita!

Una sorprendente metafora val più
che anello d’oro al dito.
Ma nemmeno il Rimario di Puchmajer
a niente mi servì.

Invano raccolsi i pensieri
e spasmodicamente chiusi gli occhi
per udire il primo meraviglioso verso.
Nell’oscurità invece di parole
scorsi un sorriso di donna e una chioma
svolazzante nel vento.

Fu il mio destino.
Dietro di lui ho arrancato
senza respiro per tutta la vita.

Dello stesso autore:
Cos’è rimasto?
Domandate che sanno fare ancora le donne?
Ho veduto solo una volta
La tua pelle ha il candore dei bucaneve

Domandate che sanno fare ancora le donne?

Domandate che sanno fare ancora le donne?
(
Jaroslav Seifert Praga, Cechia 23/9/1901 – Praga, Cechia 10/1/1986 – Premio Nobel per la letteratura 1984)

Domandate che sanno fare ancora le donne?
Ma tutto!

Se qualcuno distende sopra un abisso
tre fili di paglia,
vi passano sopra con piede leggero.
Come, non so spiegare,
ma ricordate
che i loro piedi hanno inventato la danza.

Nei momenti liberi
lavorano a croce per il bosco nero
le foglie di felce.
Se però càpitano nel bosco di notte,
spengono con coraggio le fiammelle fatue,
affinché neppure negli acquitrini il viandante
abbia timore.
Hanno anche consigliato ai timidi fiori
di riempirsi i calici
del familiare profumo.
Loro stesse sanno però come di spada
far uso di profumi
pericolosi ancor più
che gli scorpioni velenosi dei tropici.

Quel che è davvero straordinario:
hanno inventato i seni,
ed essi sono belli
come i castelli sulla Loira.
Forse più belli ancora.

E che sanno fare gli uomini?
Non è molto.
Si sono inventati la guerra,
la miseria, la disperazione e il gèmito dei feriti.
Sanno forgiare folli cannoni,
ridurre città in macerie,
e intanto mettono bene in mostra
il povero coraggio virile.

Hanno inventato le pompe di benzina
e l’emancipazione delle donne.

E in cambio di baci fra le loro braccia
hanno progettato per loro sedili speciali
perché possano stare ancora
alle macchine
nell’ultimo mese di gestazione.

Così è.
Ed è tutto, arrivederci, adieu.
Volevate una cantilena da me
e ora c’è!

(Da: La colata delle campane, 1967)

Dello stesso autore:
Cos’è rimasto?
Ho veduto solo una volta
La tua pelle ha il candore dei bucaneve

Ho veduto solo una volta

Ho veduto solo una volta
(
Jaroslav Seifert Praga, Cechia 23/9/1901 – Praga, Cechia 10/1/1986 – Premio Nobel per la letteratura 1984)

Ho veduto solo una volta
un sole così insanguinato.
E poi mai più.
Scendeva funesto sull’orizzonte
e sembrava
che qualcuno avesse sfondato la porta dell’inferno.
Ho domandato alla specola
e ora so il perché.

L’inferno lo conosciamo, è dappertutto
e cammina su due gambe.
Ma il paradiso?
Può darsi che il paradiso non sia null’altro
che un sorriso
atteso per lungo tempo,
e labbra
che bisbigliano il nostro nome.
E poi quel breve vertiginoso momento
quando ci è concesso di dimenticare velocemente
quell’inferno.

(Da: Vestita di luce)

Dello stesso autore: Cos’è rimasto?La tua pelle ha il candore dei bucaneve

Cos’è rimasto?

Cos’è rimasto?
(
Jaroslav Seifert Praga, Cechia 23/9/1901 – Praga, Cechia 10/1/1986 – Premio Nobel per la letteratura 1984)

Cos’è rimasto dei momenti belli?
Il brillare degli occhi,
una goccia d’essenza,
un sospiro sul bavero,
il respiro sul vetro,
di lacrime una briciola
e un’unghia di tristezza.

E poi, credetemi, quasi più nulla.
Fumo di sigarette
e sorrisi fuggevoli,
e un pugno di parole
che volano in un angolo
come rifiuti lievi
che il vento porta via.

E ancora non vorrei dimenticare
quei tre fiocchi di neve.

Solo questo, ed è tutto.