Jan Palach

Io oso
(Jan Palach Praga, Repubblica Ceca 11/8/1948 – Praga, Repubblica Ceca 19/1/1969)

Io oso perché
tu osi perché
lui osa perché
noi osiamo perché
voi osate perché
loro non osano.

Nel tardo pomeriggio del 16 gennaio 1969 Jan Palach si recò in piazza San Venceslao, al centro di Praga, e si fermò ai piedi della scalinata del Museo Nazionale. Si cosparse il corpo di benzina e si appiccò il fuoco con un accendino. Rimase lucido durante i tre giorni di agonia. Ai medici disse d’aver preso a modello i monaci buddhisti del Vietnam tra i quali il caso di Thích Quảng Đức fu quello che attirò l’attenzione mondiale. Al suo funerale, il 25 gennaio, parteciparono 600 000 persone, provenienti da tutto il Paese.

La lettera di Jan Palach

«In relazione al fatto che i nostri popoli si sono venuti a trovare sull’orlo della disperazione abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di risvegliare il popolo di questo paese nel seguente modo.
Il nostro gruppo è formato di volontari pronti a bruciarsi per la cosa che ci sta a cuore.
Ho avuto l’onore di essere stato scelto a sorte per primo e così ho acquistato il diritto di scrivere le prime lettere e di agire come prima torcia.
Le nostre richieste sono:
1)Immediata abolizione della censura.
2)Divieto di pubblicazione di Zpravy. ("Zpravy" vuol dire "Notiziario". Il riferimento è al giornale delle forze d’occupazione sovietiche.)
Se le nostre richieste non saranno accolte entro cinque giorni, cioè entro il 21/1/1969 e se il popolo non ci esprimerà un appoggio sufficiente (cioè non entrerà in sciopero illimitato), divamperanno altre torce.
Torcia n. 1

P.S. Ricordatevi dell’agosto.
Nella politica internazionale si è aperto uno spazio per la Repubblica Socialista Cecoslovacca, sfruttiamolo.»

Preghiera in gennaio
(
Fabrizio De André Genova 18/2/1940 – Milano 11/1/1999)

Lascia che sia fiorito
Signore, il suo sentiero
quando a te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al tuo cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle.

Quando attraverserà
l’ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà
baciandoli alla fronte
venite in Paradiso
là dove vado anch’io
perché non c’è l’inferno
nel mondo del buon Dio.

Fate che giunga a Voi
con le sue ossa stanche
seguito da migliaia
di quelle facce bianche
fate che a voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio.

Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all’odio e all’ignoranza
preferirono la morte.

Dio di misericordia
il tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto
con la coscienza pura
l’inferno esiste solo
per chi ne ha paura.

Meglio di lui nessuno
mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti
che puoi e vuoi salvare.
Ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.