I vagabondi, al risveglio

I vagabondi, al risveglio
(James Dickey Atlanta, Georgia, USA 2/2/1923 – Columbia, Carolina del Sud, USA 19/1/1997)

I vagabondi, al risveglio,
Non sempre si ritrovano
Con l’acqua degli scoli che gli scorre sulle gambe
E il guanciale-marciapiede
Che s’indurisce quando il sonno da questo si svapora.
Di solito, lo ignorano

Ma nutrono speranze su dove stanno andando.
Prezioso è l’aprirsi degli occhi,

Come la forma che il corpo assume
Disteso nel modo in cui è caduto,
Incurante nell’afflosciarsi a terra
In preda all’alcool.
Con l’ubriachezza a fior di palpebra
Come bimbi nel sonno d’attesa del Natale,

Aspettano che la luce splenda
Ovunque essa lo decida.

Spesso li porta a osservare
Dai vetri dei quartieri ricchi,
Dove sagome di cera umanizzata
Sembrano bloccate a metà del movimento
La testa girata, e come impedite
Dai vestiti. Niente di speciale, genera

Quasi disappunto.
Sperano aspettando

Ben altro:
Nel barcollare per ore
L’altra notte, avessero potuto liberarsi
Della città, in qualsiasi modo; e
Potessero giacere, sbucati da una siepe,
In un giardino di rose, pesticciato,

Con la testa sul fianco di un bulldog,
O di un mastino, il cui respiro

Fosse come quello della terra, naturale
O di riuscire, una volta all’anno
(Una qualsiasi alba), a risvegliarsi
In una chiesa, non sull’asse-bara
Di un banco d’ultima fila, o tra stracci di caldaia,
Ma sui gradini dell’altare

Dove le candele spalancavano gli occhi
Con la loro luce onni-vedente

Mentre i vetri verdi delle invetriate
Scendono su loro come foglie sacre.
Chi altro ha per Missione l’incertezza,
Di quello che vedrà uscendo dal suo sonno
Un bimbo, un poliziotto, un’effigie?

Chi altro è morto e poi risorto?
Senza sapere mai come vi sono giunti,

Potrebbero avere camminato
Sopra l’acqua, attraverso i muri, fuori dalle tombe,
Attraverso il ‘campo del vasaio’, i fienili
I bassifondi dove i loro cuscini-pietra
Rifiutavano d’indurirsi, grazie
Alla speranza di una luce mattutina,

Con l’acqua che scorre sulle loro gambe
Più simile, di quanto non lo sia, a una coperta viva.

(Da Elmetti, Passigli, Firenze 1992)