Canzone delle lumache che vanno al funerale

Canzone delle lumache che vanno al funerale
(
Jacques Prévert Neuilly-sur-Seine, Francia 4/2/1900 – Omonville-la-Petite, Francia 11/4/1977)

Al funerale d’una foglia morta
vanno due lumachine
han la conchiglia nera
e il lutto sulle corna
se ne vanno nel buio
d’una sera d’autunno
ma ahimè quando son giunte
è di già primavera
le foglie che eran morte
sono tutte risorte
e le due lumachine
sono proprio deluse
ma ecco viene il sole
e il sole dice loro
suvvia prendete il tempo
il tempo di sedere
di bere un buon bicchiere
di birra se vi va
e se vi fa piacere
prendete l’autobus
l’autobus per Parigi
partirà questa sera
vedrete molte cose
ma non prendete il lutto
che v’incupisce gli occhi
e inoltre v’imbruttisce
le faccende di morti
non son mica belle
riprendete le tinte
le tinte della vita
allora gli animali
e gli alberi e le piante
si mettono a cantare
cantano a squarciagola
il vero canto vivo
il canto dell’estate
e tutti giù a bere
e tutti giù a trincare
è una gran bella sera
una sera d’estate
e le due lumachine
fanno ritorno a casa
se ne vanno commosse
e tutte rallegrate
hanno bevuto molto
barcollano un tantino
ma la luna nel cielo
le sorveglia in cammino.

(Da: Poesie d’amore e libertà)

Dello stesso autore: AlicanteBarbaraDiritto di sguardoI ragazzi che si amanoIl tempo persoLo sforzo umanoParis at nightPater nosterPer te amore mioQuesto amoreSabbie mobiliSono quella che sono

Sono quella che sono

Sono quella che sono
(
Jacques Prévert Neuilly-sur-Seine, Francia 4/2/1900 – Omonville-la-Petite, Francia 11/4/1977)

Sono quella che sono
Sono fatta così
Se ho voglia di ridere
Rido come una matta
Amo colui che m’ama
Non è colpa mia
Se non e sempre quello
Per cui faccio follie
Sono quella che sono
Sono fatta così
Che volete ancora
Che volete da me
Son fatta per piacere
Non c’e niente da fare
Troppo alti i miei tacchi
Troppo arcuate le reni
Troppo sodi i miei seni
Troppo truccati gli occhi
E poi
Che ve ne importa a voi
Sono fatta così
Chi mi vuole son qui
Che cosa ve ne importa
Del mio proprio passato
Certo qualcuno ho amato
E qualcuno ha amato me
Come i giovani che s’amano
Sanno semplicemente amare
Amare amare…
Che vale interrogarmi
Sono qui per piacervi
E niente può cambiarmi

Dello stesso autore: AlicanteBarbaraDiritto di sguardoI ragazzi che si amanoIl tempo persoLo sforzo umanoParis at nightPater nosterPer te amore mioQuesto amoreSabbie mobili

Alicante

Alicante
(
Jacques Prévert Neuilly-sur-Seine, Francia 4/2/1900 – Omonville-la-Petite, Francia 11/4/1977)

Un’arancia sul tavolo
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto, tu
Dolce dono del presente
Frescura della notte
Calore della mia vita.

Dello stesso autore: BarbaraDiritto di sguardoI ragazzi che si amanoIl tempo persoLo sforzo umanoParis at nightPater nosterPer te amore mioQuesto amoreSabbie mobili

Questo amore

Questo amore
(
Jacques Prévert Neuilly-sur-Seine, Francia 4/2/1900 – Omonville-la-Petite, Francia 11/4/1977)

Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
Cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gioioso
Così irrisorio
Tremante di paura come un bambino quando è buio
Così sicuro dì sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che faceva paura
Agli altri
E li faceva parlare e impallidire
Questo amore tenuto d’occhio
Perché noi lo tenevamo d’occhio
Braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Perché noi l’abbiamo braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Questo amore tutt’intero
Così vivo ancora
E baciato dal sole
E’ il tuo amore
E’ il mio amore
E’ quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
Che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda viva come l’estate
Sia tu che io possiamo
Andare e tornare possiamo
Dimenticare
E poi riaddormentarci
Svegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognarci della morte
Ringiovanire
E svegli sorridere ridere
Il nostro amore non si muove
Testardo come un mulo
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Stupido come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
Ci parla senza dire
E io l’ascolto tremando
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti quelli che si amano
E che si sono amati
Oh sì gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conosco
Resta dove sei
Non andartene via
Resta dov’eri un tempo
Resta dove sei
Non muoverti
Non te ne andare
Noi che siamo amati noi t’abbiamo
Dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci morire assiderati
Lontano sempre più lontano
Dove tu vuoi
Dacci un segno di vita
Più tardi, più tardi, di notte
Nella foresta del ricordo
Sorgi improvviso
Tendici la mano
Portaci in salvo

Sabbie mobili

Sabbie mobili
(
Jacques Prévert Neuilly-sur-Seine, Francia 4/2/1900 – Omonville-la-Petite, Francia 11/4/1977)

Demoni e meraviglie 
Venti e maree 
Lontano di già si è ritirato il mare 
E tu 
Come alga dolcemente accarezzata dal vento 
Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
Demoni e meraviglie 
Venti e maree 
Lontano di già si è ritirato il mare 
Ma nei tuoi occhi socchiusi 
Due piccole onde son rimaste
Demoni e meraviglie 
Venti e maree 
Due piccole onde per annegarmi.

Il tempo perso

Il tempo perso
(
Jacques Prévert Neuilly-sur-Seine, Francia 4/2/1900 – Omonville-la-Petite, Francia 11/4/1977)

Sulla porta dell’officina
d’improvviso si ferma l’operaio
la bella giornata l’ha tirato per la giacca
e non appena volta lo sguardo
per osservare il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo
fa l’occhiolino
familiarmente
Dimmi dunque compagno Sole
davvero non ti sembra
che sia un po’ da coglione
regalare una giornata come questa
ad un padrone?

Diritto di sguardo

Diritto di sguardo
(
Jacques Prévert Neuilly-sur-Seine, Francia 4/2/1900 – Omonville-la-Petite, Francia 11/4/1977)

Voi
Io non vi guardo
La mia vita non vi riguarda più
Io amo ciò che amo
e questo solo mi riguarda
e mi concerne
Io amo coloro che amo
e io li guardo
essi me ne danno il diritto.

 

 

Vous
Je ne vous regarde pas
Ma vie non plus ne vous regarde pas
J’aime ce que j’aime
et cela soul me regarde
et me voit
J’aime ceux que j’aime
je les regarde
ils m’en donnent droit.

 

(da: La pluie et le beau temps, 1951 trad. it. in Il Prévert di Prévert, 1967)

Paris at night

Paris at night
(
Jacques Prévert Neuilly-sur-Seine, Francia 4/2/1900 – Omonville-la-Petite, Francia 11/4/1977)

Tre fiammiferi un dopo l’altro accesi nella notte.
Il primo per vedere intero il volto tuo.
Il secondo per vedere gli occhi tuoi.
L’ultimo per vedere la tua bocca.
E l’oscurità completa per ricordarmi queste immagini,
mentre ti stringo a me, tra le mie braccia.

I ragazzi che si amano

I ragazzi che si amano
(
Jacques Prévert Neuilly-sur-Seine, Francia 4/2/1900 – Omonville-la-Petite, Francia 11/4/1977)

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

 

Buon San Valentino

 

A San Valentino, innamorati dell’arte
Il 13 e 14 febbraio nei musei statali si entra in due (valido per qualsiasi tipo di coppia: genitore e figlio, amici, fratelli..) con un solo biglietto.

Per informazioni: www.beniculturali.it

 

Lo sforzo umano

Lo sforzo umano
(
Jacques Prévert Neuilly-sur-Seine, Francia 4/2/1900 – Omonville-la-Petite, Francia 11/4/1977)

Lo sforzo umano
non è quel bel giovane sorridente
ritto sulla sua gamba di gesso
o di pietra
e che mostra grazie ai puerili artifici dello scultore
la stupida illusione
della gioia della danza e del giubilo
evocante con l’altra gamba in aria
la dolcezza del ritorno a casa
No
Lo sforzo umano non porta un fanciullo sulla spalla destra
un altro sulla testa
e un terzo sulla spalla sinistra
con gli attrezzi a tracolla
e la giovane moglie felice aggrappata al suo braccio
Lo sforzo umano porta un cinto erniario
e le cicatrici delle lotte
intraprese dalla classe operaia
contro un mondo assurdo e senza leggi
Lo sforzo umano non possiede una vera casa
esso ha l’odore del proprio lavoro
ed è intaccato ai polmoni
il suo salario è magro
e così i suoi figli
lavora come un negro
e il negro lavora come lui
Lo sforzo umano no ha il savoir-vivre
Lo sforzo umano non ha l’età della ragione
lo sforzo umano ha l’età delle caserme
l’età dei bagni penali e delle prigioni
l’età delle chiese e delle officine
l’età dei cannoni
e lui che ha piantato dappertutto i vigneti
e accordato tutti i violini
si nutre di cattivi sogni
si ubriaca con il cattivo vino della rassegnazione
e come un grande scoiattolo ebbro
vorticosamente gira senza posa
in un universo ostile
polveroso e dal soffitto basso
e forgia senza fermarsi la catena
la terrificante catena in cui tutto s’incatena
la miseria il profitto il lavoro la carneficina
la tristezza la sventura l’insonnia la noia
la terrificante catena d’oro
di carbone di ferro e d’acciaio
di scoria e polvere di ferro
passata intorno al collo
di un mondo abbandonato
la miserabile catena
sulla quale vengono ad aggrapparsi
i ciondoli divini
le reliquie sacre
le croci al merito le croci uncinate
le scimmiette portafortuna
le medaglie dei vecchi servitori
i ninnoli della sfortuna
e il gran pezzo da museo
il gran ritratto equestre
il gran ritratto in piedi
il gran ritratto di faccia di profilo su un sol piede
il gran ritratto dorato
il gran ritratto del grande indovino
il gran ritratto del grande imperatore
il gran ritratto del grande pensatore
del gran camaleonte
del grande moralizzatore
del dignitoso e triste buffone
la testa del grande scocciatore
la testa dell’aggressivo pacificatore
la testa da sbirro del grande liberatore
la testa di Adolf Hitler
la testa del signor Thiers
la testa del dittatore
la testa del fucilatore
di non importa qual paese
di non importa qual colore
la testa odiosa
la testa disgraziata
la faccia da schiaffi
la faccia da massacrare
la faccia della paura.