Madre

Madre
(Jack Hirschman n. a New York, USA il 13/12/1933)

Non siamo in questo mondo
tanto tempo fa
ebbe fine:
il mondo la guerra la guerra mondiale.
Ti tenni per mano
per attraversarlo
la più piccola mano, la più piccola stella.
Non ti muovesti, poi
io ero morta, poi eri morto tu.
Nella bocca aperta del dolore
c’è una candela.

Non sono col mio respiro,
sono il lento squamarsi
della pelle
e tutto quello che tutte le morti
che ho visto è registrato
nei miei occhi.
Sono stata un albero che ride
accanto a una stufa
di banane mielate,
sono stata una volpe argentata
e l’eleganza dei tacchi a spillo,
sono stata quello
che ti ha buttato giù
e le parole che cerchi,
sono stata vittima di sputi
e di stupri,
il caduto e l’invincibile,
la cagna delle lune,
la frustata della compassione
dietro la droga delle puttane,
il filo rosso
che libera tutti i prigionieri,
il ditale che bilancia
i tuoi bicchierini,
la kalimba che avvolge
i tuoi incubi in ninnananne,
il potere della nascita
quando un bambino muore.

Non siamo in questo mondo
tanto tempo fa
ebbe fine:
il mondo la guerra la guerra mondiale.
Ti tenni per mano
per attraversarlo
la più piccola mano, la più piccola stella.
Perché dovrei piangere ora, ora
che sei entrato nelle tenebre?
Molti come me sono intorno a te.
Il nostro etere è infinito.
Non dovessimo parlare di nuovo
tu scriverai la nostra conversazione.
Dovesse la mia voce non bastare al tuo cuore
(ma questo è impossibile,
sei ancora così piccolo,
sto piangendo alla finestra),
altre voci la solleveranno
e la porteranno al centro
del tuo respiro.

O mio caro, quando scoppiasti in fiamme,
quando le tue ossa si riempirono di bolle,
in quel preciso istante,
chi guidò i semi in un rapido
torrente di cosce e gravò
di gloria le uova bramose?
Quando crescesti da sillabario
a testo di rabbia
per tutta l’ingiustizia di questo
inferno dei grandi profitti,
quando la tua mente fu spezzata,
quando il tuo sesso fu diviso
come la Corea, il Vietnam,
come il Nord e il Sud,
quando i veleni vennero con piacere
e l’antidoto era morto,
chi sferzò l’aria
come se torcesse il collo a una gallina?
chi strappò le penne e le lanciò
per attutire la tua caduta?

Io sono la creatura che corre lungo le strade
gridando il tuo nome contro lo scherno,
sono il sonno del suicida
e la cataratta di capelli immemorabili,
sono l’attacco di libertà ai duri di cuore
e di poesia ai duri di orecchio.
La solitudine, la grazia, il sorriso
che risponde al tuo sorriso
dalle profondità della biologia
di un travaglio e gioia
a cui solo i battiti del cuore del ditirambo si avvicinano,
solo lo strimpellio dell’anima del cosmo definiscono.

Non siamo in questo mondo
tanto tempo fa
ebbe fine:
il mondo la guerra la guerra mondiale.
Ti tenni per mano
per attraversarlo
la più piccola mano, la più piccola stella.

(1984)

(Traduzione: Raffaella Marzano)

L’arcano delle torri gemelle

  11/9/2001 – 13º Anniversario degli Attentati terroristici negli USA

L’arcano delle torri gemelle
(Jack Hirschman n. a New York, USA il 13/12/1933)

1.

Un lutto tale dal quale
potremmo svegliarci
(essendo stati risvegliati da una tale luce)
per vedere la luce
alla fine:

che noi siamo ora
non più
né meno
ma siamo stati più di altri

una terra violenta

nei nostri mercati monetari
nella nostra “legge ed ordine”
nei nostri “Quotidiani” quotidiani
nei nostri letti

una vita violenta

fingendo un’innocenza impenetrabile
e il potere simbolizzato
da quelle gigantesche
Twins.

La loro distruzione:
sogno di Hitler, sognato persino
prima che fossero costruite,
prima che il suo suicidio
cominciasse a combattere al fianco
del fanatismo religioso.

E noi
che avevamo ereditato tanto
della sua violenza ed anti-comunismo,
noi, che infine abbiamo persino
finanziato l’attacco
alla nostra pretesa innocenza
– noi così a nostro agio
con il fascismo (negato, naturalmente)
con la brutalità (rinnegata naturalmente)
con la libertà sentimentalizzata
da un nucleo di vuoto distruttivo,
disperazione,
cinismo in fondo,

figli di un nichilismo
a stelle e strisce (naturalmente negato e rinnegato)

“dalla California
all’isola di New York”

fratelli e sorelle,
i miei
così tristemente colpiti,
così profondamente colpiti.

2.

L’Israeliano dice: “Ora lo sanno”
lui che è stato infestato
dai geni
di una siringa di male indimenticabile
lunga dodici anni.

Probabilmente siamo noi ora a sapere
che cosa significhi essere totalmente detestati
fino all’apocalisse.

Ed è una difesa fascista contro
un attacco fascista che il mondo
sta preparando, perché non c’è altro
che quel nulla
di un pianeta scorpione che si mangia
la coda;

ed è la consapevolezza di questa verità
che raddoppia il lutto
e rende più profonda la paura
della perdita dell’innocenza
che già prima era una bugia.

Questa volta siamo davvero intrappolati
dalla verità e ci addolora
noi che siamo stati così a nostro agio
nella libertà della menzogna.

Questa volta la mobilitazione totale
della consapevolezza della guerra dice:
anche se il pacifismo cresce,
anche se esso impedirà attacchi in risposta,
anche se la non violenza trionfa,
il futuro sarà
come un uomo di colore,
o come l’erotismo,
che pur non più linciato o censurato,
comunque non si sentirà
mai completamente a proprio agio
in questa vita terrena.

Il dominio del nulla
è completo ora.
Dio assassinato da un lato.
Dio suicidato dall’altro.

Il trionfo del fascismo.

Siamo condannati a vivere
le nostre vite non-violente
comprando e vendendo
e pregando la violenza
nostro malgrado

perché non c’è nient’altro,
nulla è cambiato,
è solo più chiaramente rivelato.

3.

Celia, so che sei corsa verso
non via da,
per aiutare, salvare.

E che hai visto il
secondo aereo svanire
nel muro mentre correvi
in quella direzione.

E che hai visto, per
la prima volta nella tua vita,
esseri umani saltare giù
da finestre altissime.

E le Twins collassare
in un’unica montagna ripiegata
di una morte moltiplicata per mille
e macerie e polvere.

Nulla di ciò che ho visto
su uno schermo televisivo
migliaia di miglia lontano
in un altro continente

può avvicinarsi all’orrore
di ciò che tu hai visto mentre
correvi verso la scena
fin quando non hai più potuto,

nuvole di polvere si espandevano
nelle strade e
quelli che correvano
via dal nucleo per salvarsi

ti dicevano che non potevi
andare oltre, non potevi aiutare,
non potevi salvare, o mia
coraggiosa, coraggiosa figlia.

So che il tuo dolore non viene
da lontano. In vano, in vano
sono morti! gridi e
e la tua disperazione allora forse

ci risparmia, forse addirittura ci salva
dallo shock che
ha trasformato il futuro in un
arcaico scavo archeologico.

4.

La notte che è arrivata, la notte tecnologica, lunga tutto il giorno,
e con essa il lutto,
il digiuno dei veloci,
il gusto amaro
del proprio deserto.

E che non è solo nostro
perché tutti parliamo con bocche di sabbia,
e le dune crescono, a onde con le parole
di un’oscurità abbagliante nel sole
che è infranto in ciascuno di noi.

Per tutta la notte, aeroplani ed elicotteri hanno volato
sui portici terra bruciata di Bologna,
dove mi ritrovo
in lutto.
È diventato lo Stato
dell’Essere.

Una bandiera nera
a mezz’asta.

Sospesa a mezz’aria.

(Traduzione: Raffaella Marzano)