Assenza

  Solidarietà con il Popolo Palestinese

Assenza
(Ibrahim Nasrallah n. ad Amman, Giordania il 2/12/1954)

Non trovò la porta della casa, la donna
Non trovò la finestra
Né la terrazza
Né la corda del bucato.
Con mani sanguinanti scavava.
O Dio,
La soglia,
Almeno la soglia!
Per sedermi e raccontare alla notte
La storia della casa.

Dello stesso autore: Hanno ucciso tutti

Ritorno a Maggio 1937

Ritorno a Maggio 1937
(Sharon Olds n. a San Francisco, California, USA il 19/11/1942 – Premio Pulitzer per la poesia 2013)

Li vedo in piedi davanti alle architetture formali dei loro college
vedo mio padre sotto l’arco di arenaria ocra,
le piastrelle rosse che brillano
come scaglie di sangue dietro la sua testa,
vedo mia madre con dei libri insignificanti al fianco
in piedi davanti al pilastro di mattoni
col cancello in ferro battuto ancora aperto dietro di lei
le punte di lancia nere nell’aria di Maggio,
stanno per laurearsi, stanno per sposarsi,
sono ragazzi, sono stupidi,
tutto ciò che sanno è che sono innocenti
non farebbero mai del male a nessuno.
Voglio andare da loro e dire Fermi non fatelo,
lei è la donna sbagliata, lui è l’uomo sbagliato
farete cose che mai pensereste di poter fare
farete del male ai figli
soffrirete in modo inimmaginabile
vi augurerete di morire,
voglio andare da loro in quella luce di fine Maggio
e dirglielo ma non lo faccio.
Voglio vivere.
Li tiro su come bambole di cartapesta
maschio e femmina e sbatto insieme i loro bacini
come schegge di selce come per far scaturire scintille,
dico fate quello che dovete fare
e io poi giudicherò.

Hanno ucciso tutti – A Vittorio Arrigoni

Hanno ucciso tutti
A Vittorio Arrigoni

(Ibrahim Nasrallah n. ad Amman, Giordania il 2/12/1954)

Hanno ucciso tutti
hanno ucciso tutti i minareti
e le dolci campane
uccise le pianure e la spiaggia snella
ucciso l’amore e i destrieri tutti, hanno ucciso il nitrito.
Per te sia buono il mattino.
Non ti hanno conosciuto
non ti hanno conosciuto fiume straripante di gigli
e bellezza di un tralcio sulla porta del giorno
e delicato stillare di corda
e canto di fiumi, di fiori e di amore bello.
Per te sia buono il mattino.
Non hanno conosciuto un paese che vola su ala di farfalla
e il richiamo di una coppia di uccelli all’alba lontana
e una bambina triste
per un sogno semplice e buono
che un caccia ha scaraventato nella terra dell’impossibile.
Per te sia buono il mattino.
No, loro non hanno amato la terra che tu hai amato
intontiti da alberi e ruscelli sopra gli alberi
non hanno visto i fiori sopravvissuti al bombardamento
che gioiosi traboccano e svettano come palme.
Non hanno conosciuto Gerusalemme… la Galilea
nei loro cuori non c’è appuntamento con un’onda e una poesia
con i soli di dio nell’uva di Hebron,
non sono innamorati degli alberi con cui tu hai parlato
non hanno conosciuto la luna che tu hai abbracciato
non hanno custodito la speranza che tu hai accarezzato
la loro notte non si espone al sole
alla nobile gioia.
Che cosa diremo a questo sole che attraversa i nostri nomi?
Che cosa diremo al nostro mare?
Che cosa diremo a noi stessi? Ai nostri piccoli?
Alla nostra lunga dura notte?
Dormi! Tutta questa morte basta
a farli morire tutti di vergogna e di sconcezza.
Dormi bel bambino.

(trad. Wasim Dahmash)