Quando ci abbracciavamo

Quando ci abbracciavamo
(Hermann Broch Vienna, Austria 1/11/1886 – New Haven, Connecticut, USA 30/5/1951)

Quando ci abbracciavamo,
trottavano, fuori, i cavalli dell’Apocalisse.
Non li abbiamo sentiti? Oh, sì,
li sentimmo, ma lo strepito era tanto lontano
che a noi parve solo un disagio,
un grosso titolo di giornale, una voce alla radio.

Alle calcagna li avevo già avuti una volta,
per miracolo gli ero sfuggito incolume,
incolume, sì,
e perciò non conta nulla la morte
che allora avevo ormai alla gola.
Io sono uno fra tanti.

Grossi titoli di giornali e notizie radio
formavano le pareti della caverna dove stavamo,
e il soffitto era rosso per le fiammate
delle città che bruciavano intorno.
Non ci piaceva vederle, ma quando alzavamo lo sguardo
le vedevamo per forza.

Non per viltà chiudevamo gli occhi
e non per indifferenza del dolore altrui
non volevamo ascoltare;
non per poter fuggire volevamo star soli,
ma forse perché ognuno deve cercare colui
cui vada un estremo pensiero
quando importa che la morte
non sia del tutto insensata.

Oh, non devo morir di morte assurda!
Molti son già guariti da grave malore
o sfuggiti altrimenti alla morte, ma soltanto
chi è stato davanti alla porta,
dietro alla quale uomini vengono bestialmente torturati,
sicché senza io debbano andar a morire,
solo costui sa che cosa sia l’assurdità.

Così tocco a me, e forse tu lo hai sospettato
quando mi stavi cercando.

Altrimenti non sarebbe stato possibile
che ci abbracciassimo, benché di fuori
trottassero i cavalli dell’Apocalisse,
e sapessimo che i loro zoccoli
spaccano crani come fossero noci.