Il discorso pre-tecnologico e totemico della poesia

Il discorso pre-tecnologico e totemico della poesia
(Helle Busacca San Piero Patti, ME 21/12/1915 – Firenze 15/1/1996)

Vedo i torturatori
i cunei le bragi le catene
ma vedo anche la morte.

Vedo gli assassini con la faccia
d’uom giusto che ti pugnalano nella schiena
in un angolo della stessa casa dove nascesti

le orrende matrigne che non sono
ahimè, soltanto nei versi
antichi di virgilio e nella leggenda
di helle e di suo fratello
vedo i fastigi delle loro case
al mare alzate sullo sfacelo
delle tue ossa e dei tuoi nervi
e cementate pietra su pietra
col sangue dei tuoi poveri reni
trafitti da aghi roventi
la febbre l’esilio il digiuno
che ti fa verde come quando
ti hanno trovato con la canna
del gas serrata fra i denti

ma vedo anche la morte.

Vedo la vampa degli alti forni
ultima a essiccare quel poco sangue
che ti rimane quando già
dice silvio eri pallido come un morto
e dice rossana che si leggeva
nei tuoi occhi che avevi tanto sofferto
e che eri già lontana e senza ritorno
anche mentre le offrivi le ciliegie

vedo la danza ubriaca
delle serpi che s’intorcigliano sopra il tuo petto
d’uomo, sui tuoi occhi che giovanna
dice meravigliosi, sul tuo sorriso
che alfredo dice magico, sulla tua fronte
splendida di tutti i numeri dell’universo

Dicevi, tu, mi ricordo,
«quando ho veduto le piramidi
in egitto e i templi
di atene, mi sono chiesto:
ma dove sono coloro
che pure eressero tutto questo…
Ed è che li hanno assassinati
erano troppo grandi per la canea
erano un troppo colossale scorno
per ciò che grufola e vermina…»

Vedo i briganti del commercio
avvezzi a scorticare un pidocchio
per farne una pelle, che ti licenziano
in tronco e contro la legge
quando domandi un congedo
di due mesi per curarti in clinica la tua nevrosi
le femmine racimolate dalle stamberghe
in cui vendevano, di giorno,
maglieria al minuto, recando in dote
niente vestaglie e due sottovesti,
paludate in pelliccia di diamant-visone
e lontra persiano-perla, che con un gesto
spagnolo alla figlia di primo letto
regalano un soprabito di castoro,
dono al padre di quel «furfante» di mio fratello,
«e per quando vai al mercato a fare la spesa»

e che a piene mani profondano
biglietti da diecimila per il caro gatto
siamese che sta crepando, «affettuosa e inerme
creatura che non sa parlare né può difendersi
dottore, non può far altro?»
le lacrime

orride sul ghigno orrido della bestia

ma vedo anche la morte.

Vedo anche la morte. E se uno
le va incontro come tu hai fatto,
come era ed è diverso,
o tu che ho nel cuore bambino,
fratello, quando giocavi
col cerchio, nel giardino, sotto gli alti pioppi,
i riccioli d’oro e gli occhi
già troppo interroganti e fiduciosi
mentre io già cercavo sulle ardue pagine
quello che ora mi segni a dito,
fatto tanto più grande,
tu, che eri dei nostri, di noi.

Noi, gli esseri umani.
C’è anche
la morte.
Non la feroce
che ci strappa quelli che amiamo
ci nega questo inutile sole
ma quella che offre un asilo
dagli assassini, dai mostri
lei sola come era nostra madre
di cui mi dicesti fra i singhiozzi
in uno dei tuoi ultimi giorni:
«CREDI CHE SE CI FOSSE
NOSTRA MADRE, SAREI
RIDOTTO COSI’?»
ed ha sentito,
la madre, la morte, ed è accorsa.

Vieni, aldo, vieni, aldo. E che le carogne
imputridiscano con le carogne,
che hai a fare con esse?
E alla voce
tu hai aperto le braccia, in un volo.

Della stessa autrice: C’è chi nasce un mattinoQuesta manoUna poesia (CXV)

C’è chi nasce un mattino

C’è chi nasce un mattino
(Helle Busacca San Piero Patti, ME 21/12/1915 – Firenze 15/1/1996)

C’è chi nasce un mattino
tirato a lucido, un banco
di nubi che indietreggia di là dal limite
dell’orizzonte a incurvare
i grattacieli e i campanili
di milano in una bolla di quarzo
il viale sotto casa con le foglie rosse
e d’oro a felpargli il passo in un sontuoso
tappeto indiano,
                                 mattini
tersi di novembre che pare
aprile e la rosa sul terrazzo
illusa mette le foglioline
nuove,
             “crede che sia
primavera”, ti dicevo.
                                    E c’è
come te e me, chi è nato
con la nebbia che nessun sole potrà forare
cupa da cataclisma
giornata conchiusa in un giro
inesorabile di ventiquattro
ore, la nebbia precipita
in pioggia melma le strade
le gore che straripano la tramontana
che rapprende al tuo brancolare
un lastrico di ghiaccio su cui stramazzi,

e quando è l’ora ventiquattresima
non ti riguarda più se entro un attimo
il cosmo scatterà in una nuova alba.

Della stessa autrice: Questa manoUna poesia (CXV)

Una poesia (CXV)

Una poesia (CXV)
(Helle Busacca San Piero Patti, ME 21/12/1915 – Firenze 15/1/1996)

theory of probability
filosofia della matematica
ipotesi problemi nessi funzioni
l’atomo di elio di idrogeno
i quanta plasma phisics
nucleon photon neutron x
rays spectra hig energy accelerators
l’atomo nella chimica nella fisica
nella biochimica
è
troppo tardi per imparare,
e intendere le frasi sottolineate
nei tuoi libri meravigliosi;
ma i vocaboli, certi vocaboli,
ed ecco, tu cercavi ciò che io ho cercato.
Meccanica ottica acustica
cibernetica interazioni,
e poi?
Quello che acceca
dalle pagine fulgide di equazioni,
è la figura che scandisce
il limite: sequenze sequenze
di simboli, e, =
a zero, = a
infinito;
e non è facile,
non è davvero facile, nelle pause
sempre più dense sulle tue carte,
spartiti di musiche arcane
crescendi sinfonici, astrali
pianissimi, allegretti, maestosi
andanti, fughe sempre più alte,
rinvenire, – oltre le sudice e grame storie
di maschere su porcini grugni, e l’abbacinato
folgorio di un cuore sulle arse foglie
di centomila stagioni, –
centrare l’autentica e sola ragione
di quel tuo deciso netto mortale,
– e the tao science, e zen buddism
e buddha, sayngs, e the tibetan
book of dead, e aristotele:
“dell’anima” e i “dialoghi dell’amore”,
platone, euripide: “chi è il colpevole,
chi è la vittima?” pindaro, le odi,
erasmo, “la moria”, spinoza,
“etica”. –
di quel tuo affrontarti
“sono ingegnere e devo saper fare
calcoli e previsioni”,
con quel finale
simbolo: zero, o infinito?
Dalle tue carte
risponde, lettere a penna, non più stampate,
una parola:
CATARSI.

Della stessa autrice: Questa mano

Questa mano

Questa mano
(Helle Busacca San Piero Patti, ME 21/12/1915 – Firenze 15/1/1996)

Questa mano che regge
il bicchiere di cristallo con l’orlo d’oro
in questo momento, ghiaccioli
e ambrato succo di ananas, questa
mano che ha fatto infinite cose
e inutili e inutilmente,
questa mano che era così flessibile
a tessere versi e colori
e che si è frantumato il polso
tanto esile un tempo, un nodoso groppo
ora, e lei tutta ombre e rugginose
macchie di vecchiezza, che sta scrivendo
ora, e fra poco sarà un granello
di cenere, e io che la guardo, dove sarò?