La calma dei fatti

La calma dei fatti
(Giovanni Giudici Le Grazie (Porto Venere), SP 26/6/1924 – La Spezia 24/5/2011)

Tutto è un enigma, tentiamo di indovinarlo
Non con la mente, ma con movimenti del corpo:
Contiamo uno due passi, ma è il terzo che ci dirà
Se il sentiero imboccato è morto.

O se è il buco di una trappola – così che ritiriamo
Subito il piedi, spaventati animali,
E con la mano esploriamo un punto fermo
Con disperazione supponendolo esistente.

Nel buio dove parliamo con gli occhi
E ascoltiamo con le rughe la pelle.
Nel vuoto dove usiamo i ginocchi come ali
E chiudiamo il nostro morso sulla scommessa di un frutto.

Ma la certezza non è il nostro brancolare.
È movimento di altro che con noi non coincide.
O anche il non plausibile scivolare di un’ombra
Tutt’al di qua del sole che ci attraversa.

O è la gabbia di tutte le ipotesi degli altri
Che ci portano dentro la loro armatura
E che soltanto se le scontriamo
Ci gridano sordamente: noi siamo.

Possiamo fare congetture e immaginarle
Nel loro crescersi, metallica ragnatela.
Possiamo evocarle come spiriti e chiedere per pietà
Che ci promettano di non farci nessun male.

Ma tacciono i tuoi pensieri benché presumo di toccarli.
Tacciono i miei per te che a essi ti aggrappi.
Tace e nemmeno ci guarda l’avversario del poker.
E niente ci parla, tranne la calma dei fatti.

Dello stesso autore:
Ai pompieri di New York
Aspettavamo
Come non mai
Dal cuore del miracolo
La ragazzetta che voleva mostrarmi una cosa
La storia
La vita in versi
Tanto giovane

La ragazzetta che voleva mostrarmi una cosa

La ragazzetta che voleva mostrarmi una cosa
(Giovanni Giudici Le Grazie (Porto Venere), SP 26/6/1924 – La Spezia 24/5/2011)

La ragazzetta che voleva mostrarmi una cosa
innocente benchè misteriosa – noi due
sotto il letto accucciati sul freddo pavimento
– mi sussurrava «aspetta» – era soltanto un gioco

diverso un poco dagli altri – ma lì entrando
la sua sorella più grande alzò la coperta ci vide
gridò corse a chiamare venne gente
– mai più giocammo insieme noi che semplicemente…

(Da: L’educazione cattolica)

Dello stesso autore: Ai pompieri di New YorkAspettavamoCome non maiDal cuore del miracoloLa storiaLa vita in versiTanto giovane

Tanto giovane

Tanto giovane
(Giovanni Giudici Le Grazie (Porto Venere), SP 26/6/1924 – La Spezia 24/5/2011)

"Tanto giovane e tanto puttana":
ci hai la nomina e forse non è
colpa tua – è la maglia di lana
nera e stretta che sparla di te.

E la bocca ride agra:
ma come ti morde il cuore
sa chi t’ha vista magra
farti le trecce per fare l’amore.

Dello stesso autore: Ai pompieri di New YorkAspettavamoCome non maiDal cuore del miracoloLa storiaLa vita in versi

Aspettavamo

Aspettavamo
(Giovanni Giudici Le Grazie (Porto Venere), SP 26/6/1924 – La Spezia 24/5/2011)

Aspettavamo il sol dell’avvenire
Tuttavia gonfio il cuore di passato
Increduli che al mondo altro sentire
Potesse darsi vero o immaginato
Accesa tonda mela all’orizzonte
Avanti e indré ballavi malandrina
Fosti la vita che ci bacia in fronte
Subito tentatrice e poi assassina

Ai pompieri di New York

Ai pompieri di New York
(Giovanni Giudici Le Grazie (Porto Venere), SP 26/6/1924 – La Spezia 24/5/2011)

Bambini in trecento son morti
Bambini che prima di ieri
Erano giovani e forti

A loro nei vostri pensieri
Tenetevi stretti un minuto
Quando giocate ai pompieri

Il vostro gentile saluto

(Pubblicata sul «Corriere della Sera» il 16/9/2001)

La vita in versi

La vita in versi
(Giovanni Giudici Le Grazie (Porto Venere), SP 26/6/1924 – La Spezia 24/5/2011)

Metti in versi la vita, trascrivi
fedelmente, senza tacere
particolare alcuno, l'evidenza dei vivi.

Ma non dimenticare che vedere non è
sapere, né potere, bensì ridicolo
un altro voler essere che te.

Nel sotto e nel soprammondo s'allacciano
complicità di visceri, saettando occhiate
d'accordi. E gli astanti s'affacciano

al limbo delle intermedie balaustre:
applaudono, compiangono entrambi i sensi
del sublime – l'infame, l'illustre.

Inoltre metti in versi che morire
è possibile più che nascere
e in ogni caso l'essere è più del dire.

Come non mai

Come non mai
(Giovanni Giudici n. a Le Grazie (Porto Venere), SP 26/6/1924)

Come non mai da che son nato ho pianto
Rotto in singhiozzi a una tua parola:
Sei un bambino che sempre sta cercando
La mamma con i tondi occhi di allora
È sempre maggio e si distende in festa
All’ottavo chilometro il bel prato
E tu mi guardi e mi rimbomba in testa
Quel non-dirlo-mai-più che ti ho gridato.

Dal cuore del miracolo

Dal cuore del miracolo

(Giovanni Giudici n. a Le Grazie (Porto Venere), SP 26/6/1924)

Parlo di me, dal cuore del miracolo:
la mia colpa sociale è di non ridere,
di non commuovermi al momento giusto.
E intanto muoio, per aspettare a vivere.
Il rancore è di chi non ha speranza:
dunque è pietà di me che mi fa credere
essere altrove una vita più vera?

Già piegato, presumo di non credere.