San Giovambattista

San Giovambattista
(
Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

Tersa per chiari fuochi
festosi, la notte odora
acre, di sugheri arsi
e di fumo.

Intorno a un falò d’estate
imita selvagge grida
uno stuolo di bimbi.

S’illuminano come esclamate,
ad ogni scoppio di razzo,
le chiare donne sbracciate
ai balconi.

(Voci e canzoni cancella
la brezza: fra poco il fuoco
si spenge. Ma io sento ancora
fresco sulla mia pelle il vento
d’una fanciulla passatami a fianco
di corsa).

(Da: Come un’allegoria, 1936)

Dello stesso autore: AlbaCongedo del viaggiatore cerimoniosoDietro i vetriFurtoIl mare brucia le maschere…IncontroLitanìaLo stravoltoMaggioMarzoMio nome avvicinatiPensiero pioPer leiPerchè restarePreghieraPreghiera d’esortazione o di incoraggiamentoSei ricordo d’estateSotto le stelleVersicoli quasi ecologici

Maggio

Maggio
(
Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

Al bel tempo di maggio le serate
si fanno lunghe; e all’odore del fieno
che la strada, dal fondo, scalda in pieno
lume di luna, le allegre cantate
dall’osterie lontane, e le risate
dei giovani in amore, ad un sereno
spazio aprono porte e petto. Ameno
mese di maggio! E come alle folate
calde dall’erba risollevi i prati
ilari di chiarore, alle briose
tue arie, sopra i volti illuminati
a nuovo, una speranza di grandiose
notti più umane scalda i delicati
occhi, ed il sangue, alle giovani spose.

(Da: Finzioni, 1939)

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Versicoli quasi ecologici

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Versicoli quasi ecologici
(
Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

(Da: Res amissa)

Dello stesso autore:
Alba
Congedo del viaggiatore cerimonioso
Dietro i vetri
Furto
Il mare brucia le maschere…
Incontro
Litanìa
Lo stravolto
Marzo
Mio nome avvicinati
Pensiero pio
Per lei
Perchè restare
Preghiera
Preghiera d’esortazione o di incoraggiamento
Sei ricordo d’estate
Sotto le stelle

Dietro i vetri

Dietro i vetri
(
Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

A riva del tuo balcone
arioso, dai grezzi colori
degli orti già in fioritura
di menta, estate ansiosa
come una febbre sale
al tuo viso, e lo brucia
col fuoco dei suoi gerani.

Col gesto delle tue mani
solito, tu chiudi. Dietro
i vetri, nello specchiato
cielo coi suoi rondoni
più fioco,
da me segreta ormai
silenziosa t’appanni
come nella memoria.

(Da: Come un’allegoria, 1936)

Dello stesso autore:
Alba
Congedo del viaggiatore cerimonioso
Furto
Il mare brucia le maschere…
Incontro
Litanìa
Lo stravolto
Marzo
Mio nome avvicinati
Pensiero pio
Per lei
Perchè restare
Preghiera
Preghiera d’esortazione o di incoraggiamento
Sei ricordo d’estate
Sotto le stelle

Perchè restare

Perchè restare
(
Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

Chi sia stato il primo, non
è certo. Lo seguì un secondo. Un terzo.
Poi, uno dopo l’altro, tutti han preso la stessa via.
Ora non c’è più nessuno.
La mia
casa è la sola
abitata.
Son vecchio
Che cosa mi trattengo a fare,
quassù, dove tra breve forse
nemmeno ci sarò più io
a farmi compagnia?
Meglio – lo so – è ch’io bada
prima che me ne vada anch’io.
Eppure, non mi risolvo. Resto.
Mi lega l’erba. Il bosco.
Il fiume. Anche se il fiume è appena
un rumore ed un fresco
dietro le foglie.
La sera
siedo su questo sasso, e aspetto.
Aspetto non so che cosa, ma aspetto.
Il sonno. La morte direi, se anch’essa
da un pezzo – già non se ne fosse andata
da questi luoghi.
Aspetto
e ascolto.
(L’acqua,
da quanti milioni d’anni, l’acqua,
ha questo suo stesso suono
sulle sue pietre?)
Mi sento
perso nel tempo.
Fuori
del tempo, forse.
Ma sono
con me stesso. Non voglio
lasciare me stesso uscire
da me stesso come,
dal sotterraneo
il grillotalpa in cerca
d’altro buio.
Il trifoglio
della città è troppo
fitto. Io son già cieco.
Ma qui vedo. Parlo.
Qui dialogo. Io
qui mi rispondo e ho il mio
interlocutore. Non voglio
murarlo nel silenzio sordo
d’un frastuono senz’ombra
d’anima. Di parole
senza più anima.

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Marzo

Marzo
(
Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

Dopo la pioggia la terra
è un frutto appena sbucciato.

Il fiato del fieno bagnato
è più acre – ma ride il sole
bianco sui prati di marzo
a una fanciulla che apre la finestra.

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Per lei

Per lei
(
Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

Per lei voglio rime chiare,
usuali: in -are.
Rime magari vietate,
ma aperte, ventilate.
Rime coi suoni fini
(di mare) dei suoi orecchini.
O che abbiano, coralline,

le tinte delle sue collanine.
Rime che a distanza
(Annina era così schietta)
conservino l’eleganza
povera, ma altrettanto netta.
Rime che non siano labili
Anche se orecchiabili.
Rime non crepuscolari,
ma verdi, elementari.

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Mio nome avvicinati

Mio nome avvicinati
(
Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

Mio nome avvicinati.
Stringiti al mio corpo.
Fa’ che nome e corpo non siano,

per me, più due distinti.

Moriamo insieme.

Avvinti.

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Alba

Alba
(
Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

Amore mio, nei vapori di un bar
all’alba, amore mio che inverno
lungo e che brivido attenderti! Qua
dove il marmo nel sangue è gelo, e sa
di rifresco anche l’occhio, ora nell’ermo
rumore oltre la brina io quale tram
odo, che apre e richiude in eterno
le deserte sue porte?… Amore, io ho fermo
il polso: e se il bicchiere entro il fragore
sottile ha un tremitìo tra i denti, è forse
di tali ruote un’eco. Ma tu, amore,
non dirmi, ora che in vece tua già il sole
sgorga, non dirmi che da quelle porte,
qui, col tuo passo, già attendo la morte.

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Preghiera

Preghiera
(
Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

Anima mia, leggera
va’ a Livorno, ti prego.
E con la tua candela
timida, di nottetempo
fa’ un giro; e, se n’hai il tempo,
perlustra e scruta, e scrivi
se per caso Anna Picchi
è ancora viva tra i vivi.

Proprio quest’oggi torno,
deluso, da Livorno.
Ma tu, tanto più netta
di me, la camicetta
ricorderai, e il rubino
di sangue, sul serpentino
d’oro che lei portava
sul petto, dove s’appannava.

Anima mia, sii brava
e va’ in cerca di lei.
Tu sai cosa darei
se la incontrassi per strada.

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