Una volta per errore

Una volta per errore
(Gianni Rodari Omegna, VB 23/10/1920 – Roma 14/4/1980)

Una volta per errore
un corridore ciclista
vinse una toppa
invece di una tappa:
Bel premio per un vincitore.
Alla vista di quello straccio
lui corre alla giuria:
Che cosa me ne faccio?
Una toppa è utilissima
gli fanno osservare,
puoi metterla sui gomiti,
sui ginocchi, dove ti pare.
Se poi vinci altre toppe
e le cuci per benino
avrai per Carnevale
un costume da Arlecchino.

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Filastrocca dell’amicizia

Filastrocca dell’amicizia
(Gianni Rodari Omegna, VB 23/10/1920 – Roma 14/4/1980)

Dice un proverbio dei tempi andati:
“Meglio soli che male accompagnati”.
Io ne so uno più bello assai:
“In compagnia lontano vai”.
Dice un proverbio, chissà perché,
“Chi fa da sé, fa per tre”.
Da questo orecchio io non ci sento:
“Chi ha cento amici, fa per cento”.
Dice un proverbio con la muffa:
“Chi sta da solo non fa baruffa”.
Questa io dico, è una bugia:
“Se siamo in tanti, si fa allegria”.

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La luna di Kiev

La luna di Kiev
(Gianni Rodari Omegna, VB 23/10/1920 – Roma 14/4/1980)

Chissà se la luna
di Kiev
è bella
come la luna di Roma,
chissà se è la stessa
o soltanto sua sorella…
"Ma son sempre quella!
– la luna protesta –
non sono mica
un berretto da notte
sulla tua testa!
Viaggiando quassù
faccio lume a tutti quanti,
dall’India al Perù,
dal Tevere al Mar Morto,
e i miei raggi viaggiano
senza passaporto".

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Filastrocca di ferragosto

Filastrocca di ferragosto
(Gianni Rodari Omegna, VB 23/10/1920 – Roma 14/4/1980)

Filastrocca vola e va
dal bambino rimasto in città.
Chi va al mare ha vita serena
e fa i castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia alle cascate…
E chi quattrini non ne ha?
Solo solo resta in città:

si sdraia al sole sul marciapiede,
se non c’è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.
Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente;
«Ordinanza numero uno:

in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi,
inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.
Chi non rispetta il decretato
va in prigione difilato».

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Il mago di Natale

Il mago di Natale
(Gianni Rodari Omegna, VB 23/10/1920 – Roma 14/4/1980)

S’io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all’Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.

Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d’ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an’roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s’intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l’albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l’albero del panettone
in viale Buozzi
l’albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all’albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?

Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.

Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.

Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.

Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l’albero delle scarpe e dei cappotti.

Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?

Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.

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L’anno nuovo

L’anno nuovo
(Gianni Rodari Omegna, VB 23/10/1920 – Roma 14/4/1980)

Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

Il giornalista

Giornata Mondiale della libertà di stampa

Il giornalista
(Gianni Rodari Omegna, VB 23/10/1920 – Roma 14/4/1980)

O giornalista inviato speciale
quali notizie porti al giornale?
Sono: stato in America, in Cina,
in Scozia, Svezia ed Argentina,
tra i Sovietici e tra i Polacchi,
Francesi, Tedeschi, Sloveni, Polacchi,
ho parlato con gli Eschimesi,
con gli Ottentotti, coi Siamesi,
vengo dal Cile, dall’India e dal Congo,
dalla tribù dei Bongo-Bongo…
e sai che porto? Una sola notizia!
Sarò licenziato per pigrizia.
Però il fatto è sensazionale,
merita un titolo cubitale:
tutti i popoli della terra
han dichiarato guerra alla guerra.

(da "Filastrocche in cielo e in terra")

Filastrocca di Capodanno

Filastrocca di Capodanno
(Gianni Rodari Omegna, VB 23/10/1920 – Roma 14/4/1980)

Filastrocca di Capodanno
fammi gli auguri per tutto l’anno:

Voglio un gennaio col sole d’aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile,

Voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera,

voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco,

che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.

Se voglio troppo, non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente.


AUGURI

Promemoria

Promemoria
(Gianni Rodari Omegna, VB 23/10/1920 – Roma 14/4/1980)

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio la guerra.